L'alta pianura modenese orientale

In collaborazione con Touring Club

L'Itinerario circolare, con capolinea Modena, si svolge in parte su tratti delle statali 255, di San Matteo Decima, e 9, Via Emilia, e in parte su tratti di provinciali, tutti di buona percorribilità. Alle attrattive paesistiche non molto marcate fa riscontro un certo interesse storico e artistico, specialmente per la visita all’abbazia di Nonàntola. Il paesaggio agrario intorno a questa località conserva i tracciati della centuriazione romana; caratteristiche culturali bolognesi mantiene invece la zona di Castelfranco Emilia. Come nel resto della pianura modenese orientale, gran parte del paesaggio è segnato dalla presenza del fiume Panaro, una presenza percepibile in parte solo attraverso i segni che le alluvioni hanno lasciato nei suoli, in parte in modo più manifesto, come elemento visibile e in taluni punti accessibile.
  • Lunghezza
    36 Km
  • S. Michele Arcangelo Nonantola (MO)

    Costruita alla metà del IX secolo, rifatta nell’XI e poi del tutto trasformata nel Settecento, epoca cui appartengono la facciata, il campanile e l’interno; parziali restauri hanno restituito all’esterno della zona absidale il carattere romanico, con l’abside maggiore conclusa da una loggetta cieca.

  • Abbazia di S. Silvestro Nonantola (MO)

    L'abbazia di Nonantola fu fondata alla metà dell’VIII secolo da Anselmo, duca del Friuli e cognato di re Astolfo, e tenuta dai Benedettini che provvidero alla bonifica delle campagne e vi costituirono una salda e vasta unità amministrativa, diventata nel tempo tanto potente da competere, tra l’XI e il XII secolo con il Comune di Modena. L’abbazia venne distrutta dagli Ungari nell’889, poi, ricostruita, acquisì floridezza grazie all’influenza dei Canossa e divenne un centro di cultura monastica di primaria importanza con scriptorium e più avanti tipografia (nel 1480 vi si stampò il Breviarium Romanum adorno di xilografie). Nel XV secolo fu trasformata in commenda, ormai soggetta all’influenza di Modena e nel 1514 ai Benedettini si sostituirono i Cistercensi che vi rimasero fino alla soppressione (1769). Fin dall’XI secolo la giurisdizione dell’abbazia sul borgo e sul territorio fu regolata da un particolare accordo con gli abitanti denominato «partecipanza agraria», forma di concessione in uso delle terre che permane ancora oggi. Nell'antico complesso abbaziale spicca la basilica di S. Silvestro, originaria del XII secolo (il 1117, anno in cui un terremoto rovinò l’abitato, è considerato termine post quem), del tutto trasformata nel Settecento e oggetto tra il 1913 e il 1921 di restauri e di rifacimenti. Nella facciata, interamente di ripristino, risalta l’inserto originario del portale preceduto da pronao su colonnine marmoree rette da leoni accosciati, con stipiti scolpiti a riquadri, raffiguranti, a destra, fatti della vita di Maria e di Cristo e, a sinistra, storie dell’abbazia, eseguiti da un collaboratore di Wiligelmo con influssi borgognoni. Nella lunetta, rilievi di riporto ritenuti di Wiligelmo con Cristo in trono tra angeli e simboli degli Evangelisti. L’interno, arbitrariamente ripristinato in forme romaniche, è a pianta basilicale a tre navate, divise da possenti pilastri a fascio in cotto, prive di cappelle e concluse da presbiterio sopraelevato; la copertura a capriate scoperte reca nella navata centrale tracce dell’impianto a volte a crociera costruito nel XV secolo. Si percorre la navata destra (verso il fondo, entro arcata gotica, affresco quattrocentesco con Crocifissione, Annunciazione e figure di santi, assegnabile agli Erri), e si sale la scalea che porta al presbiterio: all’altare maggiore, arca di S. Silvestro con rilievi marmorei di Silla Longhi (1568-72). La vasta cripta è sostenuta da 86 colonnine, in gran parte di restauro, che reggono volte a crociera; le 18 antiche hanno capitelli dell’VIII e del XII secolo; notevole un grande affresco su tre registri attribuito agli Erri. Risaliti nella navata sinistra, si osservano una tavola frammentaria con l’Ascensione di scuola ferrarese del XV secolo, il monumento a monsignor Natale Bruni, fautore dei restauri della chiesa, di Giuseppe Graziosi (1917), e un fonte battesimale ottagonale, composto con elementi antichi (la vasca è di epoca romana).

  • Monastero benedettino Nonantola (MO)

    Sulla destra della chiesa di S. Silvestro si allunga l’edificio dell’antico monastero benedettino, in gran parte trasformato nei secoli XVII e XVIII, che, dopo essere stato adibito a seminario, è oggi di pertinenza della parrocchia. Dal portale gotico al N. 1 si accede al cortile che attornia il fianco destro e la zona absidale della chiesa. Il fianco è percorso da un doppio loggiato quattrocentesco, restaurato, mentre la parte absidale ha conservato l’originario carattere romanico, con partizioni ad arcature cieche a loro volta suddivise in archetti su peducci; nelle absidiole compare il motivo dei fornici simili a caditoie; in alto, alcuni bacili ceramici, forse duecenteschi.

  • Museo benedettino e diocesano d'Arte sacra Nonantola (MO)

    Negli ambienti dell’antico monastero è allestito questo museo che si apre con una sala che raccoglie diverse testimonianze storico-artistiche delle chiese dell’Arcidiocesi di Modena-Nonantola; Simone Cantarini, Madonna di Monserrato e Santi, 1637; Giuseppe Maria Crespi, Transito di S. Giuseppe e Adorazione dei Magi, 1730; Guercino, La Madonna con Gesù Bambino appare a S. Lorenzo, 1624; scultore emiliano, busto di Cristo morto in terracotta, metà del XV secolo. Nella seconda sala sono esposte alcune tra le più importanti pergamene dell’Archivio abbaziale, scelte tra le oltre 4.500 che lo compongono. Segue la sala in cui sono esposti due sciamiti, rarissimi tessuti rinvenuti fortuitamente in abbazia nel 2002, ascrivibili al periodo immediatamente successivo alla fondazione del monastero. Nelle sale successive sono esposti gli oggetti più preziosi del Tesoro dell’abbazia, tra i quali stauroteca della croce doppia, in argento, opera bizantina dell’XI secolo; reliquiario a cassetta dei Ss. Senesio e Teopompo, in argento, del XII; cassettina-reliquiario in avorio, di arte orientale o siciliana dell’XI-XII secolo; reliquiario gotico del braccio di S. Silvestro, d’argento, di Giuliano da Bologna (1372); Evangeliario detto di Matilde, del XIII secolo, ricchissimo di miniature e coperto in argento sbalzato; inoltre, arredi sacri, argenterie, paramenti liturgici del XVII e XVIII secolo.

  • Villa Emma Nonantola (MO)

    Costruzione neorinascimentale di Vincenzo Maestri (1890), che durante l’ultimo conflitto fu nascondiglio e ricovero di famiglie ebraiche provenienti dall’Europa centrale.

  • Castello di Panzano Castelfranco Emilia (MO)

    Nella frazione rurale di Panzano spicca l’ampio e articolato complesso del castello, nucleo fortificato con accesso da due porte quattrocentesche (notevole quella verso la campagna, con barbacani e merlature); nominato dal secolo XII come possesso dell’abbazia di Nonàntola, fu nei secoli XVII e XVIII feudo della famiglia bolognese dei Malvasia.

  • Villa Sorra Castelfranco Emilia (MO)

    Edificio settecentesco di Giuseppe Toschi, con ampio parco di gusto romantico e begli interni affrescati; da alcuni anni di proprietà di un consorzio di comuni del comprensorio modenese, è visitabile.

  • S. Maria Assunta Castelfranco Emilia (MO)

    Settecentesca parrocchiale al cui interno, lungo la navata destra, sono visibili un Angelo custode di Francesco Gessi e una Madonna col Bambino, S. Elena, S. Donnino e altri santi di Prospero Fontana; nell’abside, entro ricco baldacchino in stucco dorato di Angelo Piò, *Assunta, capolavoro di Guido Reni (1627); ai lati, Abramo e Davide, statue in stucco dovute a Filippo Scandellari; sopra la porta in fondo alla navata sinistra, S. Barbara di Giuseppe Varotti (XVIII secolo); nella 3a cappella sinistra, gruppo di S. Anna con la Madonna del bolognese Clemente Molli.

  • Museo civico archeologico «A.C. Simonini» Castelfranco Emilia (MO)

    Ha sede in palazzo Piella e comprende reperti archeologici dell’età del Bronzo, del Ferro e soprattutto di epoca romana (iscrizioni funerarie, un miliario della Via Emilia, figurette fittili di devoti); beni storici dalla nascita di Borgo Franco (XIII secolo) fino ai nostri giorni.

  • S. Giacomo Maggiore Castelfranco Emilia (MO)

    L’epigrafe in facciata ne rammenta le fasi storiche: originaria della metà del secolo XVI, fu rifatta nel 1728 e ampliata nel 1910; restaurata e riaperta al culto nel 1970, custodisce dipinti e statue seicenteschi e settecenteschi.

  • S. Cesario San Cesario sul Panaro (MO)

    Bella chiesa romanica che testimonia del trascorso ruolo di centro benedettino. È un’importante costruzione del secolo XII (secondo alcuni, iniziata nel 1112, a seguito di una donazione di Matilde di Canossa), con resti della precedente del X-XI e campanile del 1544; i fianchi sono corsi da una bella fascia di mattoni intrecciati. L’interno a tre navate, che mantiene le proporzioni della costruzione altomedievale, è suddiviso da grosse colonne con bei capitelli. Sotto il pavimento sono stati ritrovati avanzi di tombe paleocristiane; alle pareti, reperti romani di scavo locale. All’inizio della navata destra, monumento del conte Gian Galeazzo Boschetti di Antonio Begarelli (1525); presso il portale destro, frammento di fregio del secolo XII e altro di un cippo funerario romano. Nel tesoro: calice e croce astile in argento del secolo XV; oreficerie settecentesche e pregevoli paramenti dei secoli XVI-XVIII. Alla sinistra della basilica, la facciata della canonica conserva parti murarie appartenenti all’antichissimo monastero.

  • Pagani Automobili San Cesario sul Panaro (MO)

    A San Cesario sul Panaro ha sede lo stabilimento automobilistico Pagani, specializzato nella produzione e commercializzazione di vetture Gran Turismo. Collegato allo stabilimento sorge il museo aziendale che racconta, attraverso l’esposizione di modelli esclusivi, la storia del fondatore italo-argentino Horacio Pagani.

  • Ponte di S. Ambrogio Modena (MO)

    Ponte sul Panaro, eretto nel XVIII secolo su disegno di Giuseppe Maria Soli, e originariamente protetto da quattro torri distrutte durante l’ultimo conflitto.

  • Fossalta Modena (MO)

    A m 35, località che diede il nome alla battaglia del 26 maggio 1249 tra i Bolognesi confederati alle città romagnole e gli imperiali, nel corso della quale venne fatto prigioniero Enzo, figlio di Federico II.

Ultimo aggiornamento 11/11/2022
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