L'Appennino bolognese. Bazzano e la valle del Samoggia

In collaborazione con Touring Club

Itinerario lineare, con capolinea a Vergato, che utilizza un tratto della statale 569, di Vignola, e strade provinciali di ottima percorribilità. Il tragitto da Bologna a Bazzano insiste sulla via pedecollinare di origine preistorica, che in età medievale e moderna veniva utilizzata talora come alternativa alla Via Emilia, dissestata dalle alluvioni; è ricordata anche come «via dei castelli», per la continuità di insediamento in villaggi, documentata dall’epoca preistorica, e per la persistenza di alcune rocche medievali e rinascimentali. L’area a ridosso della pianura, dal dolce paesaggio collinare punteggiato di ville suburbane, è caratterizzata dall’alternanza di prati, che rientrano nel comprensorio lattiero-caseario del Parmigiano-Reggiano, e terreni asciutti, idonei alla cerealicoltura ma soprattutto alla frutticoltura e alla coltivazione della vite, in passato affiancata a quella dell’olivo. Oltre Monteveglio, la fascia montuosa si caratterizza per la presenza di architetture rurali sparse, di medio interesse, e di alcuni centri tradizionali di mercato, come Savigno e Tolè, che ebbero un certo rilievo nei rapporti con i Comuni della confinante montagna modenese. Del resto, prima di essere definitivamente inserita nel sistema politico bolognese, quest’area ebbe notevole rilievo nel sistema dei possessi matildici e nonantolani, e fu poi lungamente contesa tra Bologna e Modena.
  • Lunghezza
    67,2 km
  • Chiesa dei Ss. Antonio e Andrea Casalecchio di Reno (BO)

    Ricordata per il trasporto della facciata effettuato nel 1764 per ingrandirla di 22 piedi, è affiancata dal campanile eretto da Angelo Venturoli nel 1795; nell’interno, sull’altare maggiore, Madonna in gloria e santi di Jacopo Alessandro Calvi.

  • Eremo di Tizzano Casalecchio di Reno (BO)

    Subito oltre Cerètolo, una salita conduce all'eremo di Tizzano, in posizione elevata, sorto per iniziativa dei Camaldolesi, ultimato nel 1741 e soppresso in età napoleonica. La chiesa dei Ss. Giovanni Battista e Benedetto, unita alle strutture di servizio del monastero (la biblioteca venne eretta nel 1752 su disegno di Alfonso Torreggiani), è un buon esempio di razionale barocco bolognese, con l’interno, a un’unica navata fiancheggiata da sei cappelle, decorato da stucchi di Giacomo Antonio Scandellari. Vi si conserva un Crocifisso cinquecentesco in legno d’olivo. Nel parco rimangono due delle originarie 17 celle monastiche.

  • Palazzo Albergati Zola Predosa (BO)

    L’imponente palazzo Albergati, fatto costruire dal marchese Giacomo Albergati, su disegno di Giovanni Giacomo Monti, tra il 1659 e il 1694, è attualmente di proprietà della società omonima che lo utilizza come location per eventi. La possente mole rettangolare dell’edificio, sormontato da una torre alta 43 m, con elementi di fortificazione agli angoli, si sviluppa intorno a un grande salone centrale, decorato da stucchi di Gian Filippo Bezzi, trasformato in teatro nel XVIII secolo da Francesco Albergati Capacelli, commediografo amico di Goldoni. Nelle sale, affreschi di soggetto mitologico di Angelo Michele Colonna (1665), Giovanni Antonio Burrini (1681-84) e Vittorio Bigari (1748). Fu frequentato dalla migliore società bolognese e ospitò il re di Sardegna Carlo Emanuele III, Federico IV di Danimarca e Giacomo III d’Inghilterra.

  • Villa Pepoli Zola Predosa (BO)

    Nota anche come Palazzo Pepoli Bentivoglio, fu eretta per volontà di Alessandro Bentivoglio nel 1504, passò ai Pepoli e subì ampie trasformazioni nel 1778- 95, per volere di Alessandro Pepoli, a opera di Angelo Venturoli, cui si deve il rifacimento della facciata in stile neoclassico. Assai danneggiata nel corso del secondo conflitto mondiale, conserva all’interno i soffitti a cassettoni e le decorazioni pittoriche cinquecentesche raffiguranti scene dell’Orlando Furioso, grottesche, e nella cappella, l’Incoronazione della Vergine e storie di Cristo e degli apostoli.

  • Villa Zanchini Zola Predosa (BO)

    Villa Zanchini (privata), risalente al 1679, ampliata dagli Zambeccari nel 1786 e restaurata nel 1881. La movimentata struttura esterna a portici, logge e terrazze è atipica per il Bolognese, mentre più usuale è l’interno, imperniato su uno scalone attribuito a Giovanni Giacomo Monti.

  • Torre del Paleotto Monte San Pietro (BO)

    Fuori dall’abitato Monte San Giovanni si incontra il Paleotto, bell’edificio con torre dei secoli XIV-XVI, appartenuto all’omonima famiglia, con annesso un oratorio dedicato a S. Anna.

  • Abbazia dei SS. Fabiano e Sebastiano Monte San Pietro (BO)

    Detta anche Badia del Lavino, l’ex abbazia dei Ss. Fabiano e Sebastiano è costituita dalla chiesa, dal monastero, da un piccolo chiostro e da una torre, con prevalente carattere quattrocentesco, ma ancora improntata alla tradizione romanica.

  • Castello di Mongiorgio Monte San Pietro (BO)

    A Mongiorgio sono i resti del Castello (mura e portale con lambello degli Angiò) che ebbe una discreta importanza tra i secoli X e XVI.

  • Area museale Ca' la Ghironda Zola Predosa (BO)

    L’area museale Ca’ la Ghironda Modern Art Museum ospita una ricca collezione di arte classica, moderna e contemporanea di pittura e scultura. Immersa in un parco botanico di 10 ettari, con oltre 15.000 piante di 150 specie locali e naturalizzate, offre un percorso espositivo di 210 sculture di artisti del XX secolo (Manzù, Zorio, Messina) e un’ampia struttura centrale al cui interno sono esposte 500 opere di artisti dal XVI secolo a oggi, tra i quali Guercino, il Francia, Luca Giordano, Picasso, Chagall, Morandi, Bacon e altri.

  • Chiesa di S. Stefano Valsamoggia (BO)

    La parrocchiale di S. Stefano, nota dal 1035, ma totalmente ristrutturata dopo i danni dell’ultima guerra, con campanile del 1721-28. Nell’interno, a tre navate, sull’altare maggiore S. Stefano di Simone Cantarini (1637) e, sul 1° altare sinistro, SS. Trinità di Gaetano Gandolfi. Nella centrale piazza Garibaldi si trova l’Oratorio, edificato nel 1673, che conserva una Madonna col Bambino e S. Antonio da Padova di Elisabetta Sirani, otto ovali di Luigi Tadolini lungo le pareti della navata e, ai lati dell’altare maggiore, una S. Maria Maddalena e un S. Girolamo di Gaetano Gandolfi.

  • Museo civico archeologico «Arsenio Crespellani» Valsamoggia (BO)

    Nella parte alta di Bazzano la Rocca, forse di impianto matildico, fu ampiamente ristrutturata intorno al 1490 dai Bentivoglio, che provvidero anche alla decorazione affrescata, tipica delle loro dimore, del loggiato e dei saloni del piano superiore. Racchiude un cortile con un lato a portico e loggia, sul quale prospetta il maschio. Nell’interno è allestito il Museo civico archeologico «Arsenio Crespellani». Oltre ai manufatti preistorici (selci neo-eneolitiche, ceramiche e corredi funerari dell’età del Bronzo e del Ferro), vi sono ordinati un settore dedicato al Medioevo e al Rinascimento – con importanti corredi domestico-rustici rinvenuti in due pozzi-deposito del VI-VI secolo e documentazione relativa alla Rocca – e una sezione dedicata alla storia risorgimentale (armi, divise e documenti dei secoli XIX e XX).

  • Abbazia di S. Maria Valsamoggia (BO)

    L'abbazia di Santa Maria Assunta o abbazia di Monteveglio, appartenuta ai Canonici Regolari di S. Frediano di Lucca, passò nel 1455 ai Canonici Lateranensi di S. Giovanni in Monte di Bologna. Vi trovò ospitalità Ugo Foscolo, sotto lo pseudonimo di Lorenzo Aldighieri, che, sospettato di essere una spia austriaca, fu imprigionato a Bazzano. La chiesa, eretta nei secoli XI e XII, ebbe rifacimenti posteriori ed è stata restaurata nel 1924-30. Ha una semplice facciata, ornata da una bifora, e sopra l’abside si leva il campanile quattrocentesco. L’interno, a tre navate divise da arcate ogivali su colonne, con presbiterio sopraelevato e tre absidi semicircolari, conserva alla parete sinistra un antico Crocifisso ligneo. Dell’arredo faceva parte un’Assunta attribuita a Lorenzo Costa, ora in deposito presso la Pinacoteca nazionale di Bologna. La cripta è suddivisa in quattro campate da pilastri e colonne; nella navatella destra, antica vasca battesimale a immersione, e, nelle absidiole, affreschi con figure di santi dei secoli XV-XVI. Sulla sinistra della chiesa è l’ingresso al monastero, che racchiude un chiostro quattrocentesco, a doppio loggiato, e conserva resti di quello più antico del XII secolo, sviluppato su due piani.

  • Parco regionale Abbazia di Monteveglio Valsamoggia (BO)

    Il Parco regionale Abbazia di Monteveglio, istituito nel 1995, si estende per una superficie di 878 ettari in un territorio collinare in cui si alternano lembi di bosco, ampie zone calanchive e aree ad attività agricola.

  • Ecomuseo della collina e del vino Valsamoggia (BO)

    Nella duecentesca casa del Capitano ha sede l’Ecomuseo della collina e del vino, che illustra il rapporto fra uomo e territorio e consiste in un itinerario di 35 km, che tocca 32 punti di interesse segnalati e illustrati da pannelli didattici. Quattro percorsi tematici raccordano i vari punti di interesse: storia e archeologia, natura e paesaggio, agricoltura, società e folclore.

  • Medelana Marzabotto (BO)

    A m 668, località di interesse turistico, si trova in un’area di attestato popolamento etrusco, testimoniata a partire dal secolo X. Il Casamento è un complesso di notevoli dimensioni (attualmente in abbandono), di origine quattrocentesca ma rimaneggiato nei secoli XVIII-XIX, accentuandone i motivi medievaleggianti.

  • Chiesa di S. Lucia Castel d'Aiano (BO)

    Il piccolo abitato di Santa Lucia, m 789, prende nome dalla chiesa, già appartenuta a un’importante abbazia benedettina, forse fondata contemporaneamente a Nonàntola, e ricordata nel 948 e nel 1112, quando risulta soggetta al monastero nonantolano; fu in gran parte ricostruita nel 1473 e gravemente danneggiata nel corso del secondo conflitto mondiale, che ha ridotto in ruderi il complesso conventuale. La chiesa, con facciata a capanna che risente di trasformazioni seicentesche, ha conservato, dell’originaria costruzione romanica, la cripta a tre navate con volte a crociera e parte dei capitelli e dei pulvini, decorati a fogliami e volute, risalenti ai secoli XI-XII; fa parte del suo patrimonio una campana del 1383.

  • Pieve di S. Pietro Vergato (BO)

    Documentata dal 1183, ebbe giurisdizione su molte chiese montane. Della struttura romanica conserva resti nell’abside, con tre monofore parzialmente ornate, e i muri perimetrali, mentre all’età barocca risalgono la facciata e le tre navate. Nell’interno, vasca battesimale per immersione, preromanica, decorata da coppie di delfini. Sul fianco destro si dispongono un grazioso cortile con balconata lignea e, unita alla canonica, una massiccia torre.

Ultimo aggiornamento 11/11/2022
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