Il respiro internazionale di Rimini nasce con il suo porto e grazie a questo, nei secoli, le influenze artistiche del mondo sono approdate in Romagna.
Nel trecento i rapporti di Rimini con la chiesa d'Oriente hanno arricchito lo stile artistico della città permeandolo di caratteri poetici e spirituali che nessuna altra scuola italiana contemporanea possedeva.
Fu poi il passaggio in città di Giotto, intorno al 1300, ad aiutare la fioritura di una vasta schiera di artisti, miniatori, pittori e frescanti che diedero vita alla scuola riminese, le cui opere si distinguevano per un racconto pieno di contrasti, ieratico, ma carico di intensità sentimentali.
Per scoprire e ammirare questa eccellenza artistica del territorio è sufficiente incamminarsi in un percorso a tappe fra i luoghi che ne conservano la memoria: la chiesa di Sant’Agostino, il Tempio Malatestiano, il Museo della Città.
Il percorso comincia dal Tempio Malatestiano, la cattedrale di Rimini, che si trova a pochi passi dall'antico accesso alla città, l'arco di Augusto, e dalla stazione ferroviaria.
Prima che Sigismondo Pandolfo Malatesta lo trasformasse in uno dei più importanti monumenti dell’Umanesimo italiano, il Tempio Malatestiano era una chiesa francescana conventuale.
Fu per l'ordine conventuale che, fra il 1299 ed il 1300, Giotto realizzò il mirabile crocefisso che tutt'oggi è posto al centro del catino dell’abside del Tempio.
Il Crocifisso su tavola, prima croce davvero moderna del pittore fiorentino, riesce ad esprimere, tramite un sottile chiaroscuro nel corpo di Cristo, una fisicità nuova che segnerà l'opera del pittore e dell'arte.
Attraversando quello che un tempo era il foro romano dell'antica Ariminum ed oggi luogo di ritrovo popolato di caffè all'aperto, piazza Tre Martiri, si giunge a Sant’Agostino.
Fra le chiese più imponenti di Rimini, con il suo campanile che svetta nel centro storico, Sant'Agostino è lo scrigno del più importante ciclo trecentesco della scuola Riminese, un poema raccontato sulle pareti, dove si fondono bellezza e mistero, la mistica del racconto evangelico e la profondità della devozione.
Tra le testimonianze della scuola riminese, il ciclo pittorico Sant'Agostino è il più completo e meglio conservato nella città, e permette di ammirare l'impresa collettiva dei fratelli Giovanni, Giuliano, Zangolo.
Rigettandosi nel dedalo di stradine che formano il centro storico, approfittando magari dei locali tipici presenti per provare la famosa piadina romagnola, bisogna spostarsi in piazza Ferrari per continuare il percorso alla scoperta del trecento riminese.
Nella piazza, protetta da una copertura in vetro che permette di ammirarla, sorge la "Domus del chirugo", uno dei più importanti ritrovamenti archeologici di epoca romana, ma questa è un'altra storia...
Oltre la piazza sorge il Museo della Città, dove sono conservate le memorie di Rimini, fra cui una parte consistente del patrimonio pittorico della scuola Riminese del trecento.
Nelle sale del museo si può osservare il “Crocifisso Diotallevi”, opera di Giovanni da Rimini, il più alto poeta della scuola, il “Polittico della Crocifissione” dal fondo oro finemente punzonato, le “Storie della passione di Cristo” di Giovanni Baronzio, e ancora il “Crocifisso Spina”, dal nome dell’originario proprietario, le due tavolette con la “Resurrezione” e “Noli me tangere” attribuiti a Pietro da Rimini. Non ultimo, tra le altre opere, il "Polittico dell’Incoronazione della Vergine" di Giuliano da Rimini proveniente dalla raccolta Audiface Diotallevi. Di questa collezione faceva parte anche la "Madonna Diotallevi di Raffaello, che è stata eccezionalmente in esposizione a Rimini nel gennaio 2021, in prestito dai Musei Statali di Berlino.
Dall'aprile 2024 è tornato al Museo anche il Giudizio Universale di Giovanni da Rimini. L’affresco, originariamente situato nella Chiesa di Sant’Agostino poi strappato e montato su tela a fini conservativi a inizio del Novecento, ritorna ad essere il fulcro dei nuovi percorsi espositivi dedicati al periodo che va dall’Alto Medioevo e al Quattrocento del complesso di via Tonini. Qui è possibile ammirare da vicino, come mai accaduto sinora, il capolavoro iconico della storia dell’arte riminese. Il Giudizio Universale raffigura il consesso degli apostoli al cospetto del Cristo Giudice, affiancato dalla Vergine e San Giovanni Battista, mentre gli angeli premiano gli eletti o cacciano all’inferno i reietti. L’opera, di proprietà della Diocesi di Rimini, sarà al centro di un importante intervento di restauro volto, oltre che ad assicurare la conservazione a lungo termine del timpano, anche a valorizzare questa straordinaria testimonianza della civiltà figurativa riminese del Trecento dal punto di vista storico, artistico e religioso, coinvolgendo nel restauro anche la città in un processo formativo e partecipativo.