I dintorni di Ravenna: il Parco Archeologico di Classe

In collaborazione con Touring Club

Itinerario lineare, in ambito del Parco regionale del Delta del Po, incentrato sulla visita all’area archeologica di Classe e ai due complessi abbaziali di S. Apollinare in Classe e di S. Maria in Porto Fuori.

Il primo, di 14.5 km, utilizza due brevi tratti delle statali 71 Umbro Casentinese Romagnola (via Romea Sud), e 67 Tosco Romagnola.


  • Lunghezza
    9,7 km
  • Porta Nuova Ravenna (RA)

    All’estremità meridionale della via di Roma si trova Porta Nuova (o Pamphilia), ricostruita nel 1580 sul sito di porte più antiche, fra le quali la bizantina Cesarea posta in direzione dell’omonimo sobborgo.

  • Parco archeologico di Classe Ravenna (RA)

    Nell’area in cui sorgeva il sobborgo portuale di Ravenna romana, scomparso all’inizio del Medioevo e oggetto dagli anni ’60 del Novecento di scavi e sondaggi, si trova il Parco Archeologico, che si compone dell’Antico Porto di Classe, della basilica di S. Apollinare in Classe, ai quali si è aggiunto dal 2018 Classis Ravenna - Museo della città e del territorio.

    L’Antico Porto di Classe costituisce la prima stazione del Parco Archeologico di Classe, sviluppato intorno alla grande basilica di S. Apollinare in Classe.

    Il sito archeologico, aperto al pubblico nel 2015, è la testimonianza di notevole interesse di uno degli scali portuali più importanti del mondo romano. Qui Ottaviano Augusto, verso la fine del I secolo a.C., fece costruire gli imponenti moli foranei che consentivano alle navi l’accesso dal mare e fece insediare la flotta imperiale a controllo dell’intero Mediterraneo orientale.

    Nel corso del V secolo d.C., con Ravenna capitale (dal 402), Classe divenne un’importante civitas e non più solo un porto, assumendo una funzione fondamentale come sbocco commerciale oltre che come baluardo militare. Proprio al V secolo risale l’impianto generale delle strade e degli edifici di quello che all’epoca era un grande scalo, al centro di intensi traffici con l’Africa e con l’Oriente.

    Il percorso inizia dal Centro visite, un edificio che ospita al suo interno un’arena multimediale dove ai visitatori viene proposta una introduzione alla visita attraverso un sistema di multiproiezioni a parete e pavimento, coinvolgenti e suggestive.

    La visita prosegue nel sito archeologico lungo l’itinerario, sviluppato in due percorsi pedonali, uno interno all’area dello scavo e uno esterno, disegnati in modo da garantire la più ampia visuale sulle strutture archeologiche attraverso camminamenti che si affiancano direttamente agli impianti dei magazzini portuali e, in alcuni tratti, ai percorsi stradali antichi.

    I visitatori possono quindi ammirare le vestigia del grande complesso portuale, degli approdi e degli edifici, e i collegamenti stradali che attraverso strade basolate consentivano il trasferimento delle merci verso la città di Ravenna.

    Lungo il percorso sono installati 10 pannelli illustrativi con approfondimenti tematici e alcune lastre prospettiche in vetro che mostrano elementi architettonici dell’epoca non più esistenti ma ricostruiti graficamente, che si sovrappongono al panorama esistente, restituendo uno spaccato di vita e di attività portuale.

    Un ponte, realizzato in corrispondenza dell’antico attraversamento del canale portuale, consente di vedere il paesaggio dell’area archeologica dall’alto. Lungo il percorso di visita ci sono altri punti panoramici e affacci belvedere dai quali è possibile osservare l’intera area da posizione sopraelevata.

  • Basilica di S. Severo Ravenna (RA)

    Lungo la via Romea Sud si individua una tettoia che copre i resti della basilica di S. Severo (non visitabile), costruita alla fine del VI secolo per ospitare il corpo del santo, distrutta nel 1820 e oggetto di scavi dal 1964.

    Si componeva di tre navate con nartece e abside poligonale esternamente e semicircolare internamente; gran parte della pavimentazione musiva policroma (figure di animali circondate da motivi geometrici) è conservata nel Museo Nazionale di Ravenna, e parte è stata ricollocata nella cripta Rasponi.

    Sul fianco del nartece si univano due sacelli, pure con mosaici pavimentali; sulla base dell’iscrizione musiva, in uno si riconosce il luogo originario della sepoltura del santo.

    La chiesa posa sui resti di un grande edificio di epoca imperiale romana, con pavimenti in mosaico a motivi geometrici in bianco e nero, munito di vasche, fognature e impianto di riscaldamento.

    Le mura di Classe passavano immediatamente a sud di S. Severo; la zona era percorsa da una strada romana che fiancheggiava la spiaggia, ai lati della quale si disponevano le necropoli, di età romana e successive.

    In quest’area sono state individuate alcune chiese con funzione cimiteriale: la Basilica Petriana, eretta nella prima metà del V secolo da Pier Crisologo, una forse dedicata a S. Demetrio e una consacrata a S. Probo. Infine, quella di S. Eleucadio posta nella zona della stazione ferroviaria di Classe.

  • Basilica di S. Apollinare in Classe Ravenna (RA)

    Dichiarata dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità, col suo stupendo campanile è, con la basilica di S. Vitale, la massima espressione della civiltà artistica bizantina a Ravenna.

    La basilica cimiteriale fu commissionata per volontà del vescovo Ursicino tra 533 e 536 d.C., grazie ai finanziamenti di Giuliano l’Argentario: anche qui si trovano i caratteristici mattoni lunghi e sottili che contraddistinguono le fabbriche ravennati da lui promosse. Fu consacrata nel 549 dal vescovo Massimiano. Divenne ben presto il principale centro di irradiazione del cristianesimo, grazie all’ambiente cosmopolita di Classe.
    Alla chiesa fu affiancato nel secolo VIII un monastero di Benedettini, passato nel XII ai Camaldolesi che, dopo il saccheggio del 1512, si trasferirono in città nell’edificio oggi sede della Biblioteca Classense.

    In origine la basilica era preceduta da un quadriportico (individuato da scavi) e da un atrio con due torri laterali, parzialmente ripristinato dal restauro del 1909. La facciata è aperta in alto da una trifora; sotto l’atrio (piccola raccolta lapidaria) sono tre portali, di cui il mediano rialzato.
    Sulla sinistra si innalza, isolato e possente, il campanile (la vista migliore è da via Classense, lungo il fianco sinistro della basilica), la più bella fra le torri cilindriche ravennati. Databile dopo il IX secolo, è traforato da monofore, bifore e trifore, spartite da colonnine il cui marmo spicca sul rosso del cotto.

    Interno solenne e grandiosamente suggestivo, a tre navate spartite da due file di 12 magnifiche colonne in marmo greco venate trasversalmente, con i tipici capitelli bizantini a foglie d’acanto mosse dal vento. Del primitivo pavimento a mosaico, sopraelevato in epoca molto antica, rimangono tracce all’inizio della navata destra e in fondo a quella sinistra.

    Il rivestimento marmoreo della basilica fu in buona parte asportato nel 1449 da Sigismondo Malatesta per ornare il suo Tempio di Rimini. Nel mezzo della navata mediana sorge l’antico altare, eretto nel IX secolo all’epoca dell’abate Orso (il cippo centrale è del VI secolo) e rimaneggiato nel Settecento.

    Nelle navate laterali, all’inizio sono otto colonne isolate (quattro piccole di Ravenna, porfido e quattro grandi di marmo bianco e nero orientale), provenienti dai due cibori altomedievali.

    Lungo le pareti, numerose epigrafi di varia epoca e dieci sarcofagi marmorei antichi reimpiegati per gli arcivescovi di Ravenna. Quelli più interessanti sono nella navata destra: l’ultimo, del V secolo, con pavoni, colombe e tralci di vite, che accolse nel 693 le spoglie dell’arcivescovo Teodoro; il penultimo, con pavoni, tralci di vite, Gesù e gli Apostoli; quello a sinistra dell’ingresso, con croce, agnelli e palme sul lato anteriore, croce inghirlandata fra due pavoni sul coperchio, motivi analoghi sui fianchi. Gli altri sette sono quasi tutti di epoca posteriore: vi si leggono i nomi degli arcivescovi Felice, Grazioso e Giovanni.
    In fondo alla navata sinistra, altare di S. Felicola, con ciborio di S. Eleucadio riccamente ornato (principio del secolo IX), resti di un altare del VII secolo e due sculture con l’Annunciazione.

    Il presbiterio, sopraelevato sulla cripta, è rivestito di splendidi mosaici eseguiti principalmente nel VI secolo, che concludono il ciclo musivo conservato a Ravenna. In essi il naturalismo classico cede all’astratto simbolismo bizantino che si esprime attraverso ardite sintesi iconografiche.
    Sulla fronte dell’arco trionfale (il cui impianto risale al VI secolo con restauri successivi), medaglione con il busto di Cristo benedicente fra i simboli degli evangelisti e le città mistiche di Gerusalemme e di Betlemme, dalle quali escono i 12 apostoli in figura di agnelli (VII secolo); in basso, lateralmente, due palme cariche di datteri, simbolo del Paradiso; più sotto, gli arcangeli Michele e Gabriele in vesti militari (VI secolo) e, ancora in basso, S. Marco e S. Luca (XII secolo).

    Nel catino dell’abside, figurazione allegorica (VI secolo ) della Trasfigurazione: il Cristo è rappresentato da una grande croce latina entro un cerchio azzurro stellato; in alto, sullo sfondo di un cielo d’oro, la mano del Padre Eterno, sporgendo da nubi sottili, indica Gesù; ai suoi lati, a mezzo busto, Mosè ed Elia; sotto, i tre apostoli che presenziarono all’avvenimento (Pietro, Giacomo e Giovanni), personificati da tre agnelli.

    Al centro di un prato con piccole rocce alternate a fiori, erbe, piante e alberi (riferimento al salmo del Buon Pastore) è S. Apollinare in abiti vescovili, orante tra 12 agnelli che rappresentano i fedeli. Nella zona inferiore, dei due riquadri laterali (seconda metà del VII secolo) quello di destra raffigura i Sacrifici di Abele, Melchisedec e Abramo; quello a sinistra, l’Imperatore Costantino IV che, insieme ai fratelli Eraclio e Tiberio, consegna a Reparato, protetto dall’arcivescovo Mauro, i privilegi per la chiesa di Ravenna (le teste delle figure vennero alterate in epoca posteriore e il mosaico è in parte integrato a tempera).

    Nei vani tra le finestre, i ritratti di Ursicino, Orso, Severo ed Ecclesio (metà del secolo VI), i quattro vescovi ravennati la cui presenza è connessa all’esaltazione di S. Apollinare. Le due cappelle ai lati dell’abside sono tipiche dell’architettura bizantina.

    La cripta si richiama al modello gregoriano ad ambulacro semicircolare con corridoio. Fu costruita nel IX secolo per dare idonea collocazione alle spoglie del martire Apollinare. L’epigrafe del 1173 riporta le vicende del ritrovamento delle ossa del patrono, ora entro l’altare maggiore.

    Nello spazio verde antistante alla basilica, nel 2012 sono state collocate 5 statue in bronzo dello scultore Davide Rivalta, raffiguranti bufale al pascolo. L’effetto che provocano oggetti così inaspettati è straniante.

  • Classis Ravenna - Museo della Città e del territorio Ravenna (RA)

    A pochi passi dalla basilica di S. Apollinare in Classe, si trova Classis Ravenna - Museo della città e del territorio.
    Classe è all’origine dell’importanza storica di Ravenna e il museo intende raccontare attraverso alcuni snodi storici particolarmente significativi le vicende fondative di Ravenna.

    Al museo si accede attraverso una rampa decorata dal grande Mosaico dell’Onda, un suggestivo mosaico di 33 metri ideato dall’architetto Andrea Mandara, curatore del progetto di allestimento del museo, e dal mosaicista Paolo Racagni; l’opera sottolinea lo stretto legame da sempre esistente tra Ravenna e il mare.

    Inaugurato nel 2018, il museo rappresenta, a livello nazionale, uno dei più importanti interventi di recupero di archeologia industriale – l’ex Zuccherificio – volto alla realizzazione di un contenitore culturale. Una sezione dell’esposizione è dedicata a questo intervento.

    All’interno la Linea del Tempo caratterizza tutto l’allestimento, scandendo le diverse epoche che interessarono la città e il suo territorio: le origini etrusco-umbre, l’antichità romana, la fase gota, l’età bizantina, l’alto Medioevo.

    Accanto si svolgono alcuni approfondimenti che riguardano la crescita e lo sviluppo della città, la sua stratificazione, l’attività navale e la flotta, la sua variegata etnicità, la produzione artistica, le consuetudini funerarie e le modalità della preghiera. Crocevia di commerci fin dalle sue origini, Ravenna è un importante snodo di traffici e di relazioni che si consolidano in epoca antica con tutta l’area del Mediterraneo.

    Il racconto storico si basa sulla documentazione archeologica, con un uso mirato dei reperti, perno della narrazione. Gli oggetti della vita quotidiana (anfore, ceramiche, monete) trovano spazio accanto ai materiali più significativi dal punto di vista artistico: statue e rilievi.

    Di notevole interesse sono i mosaici provenienti da ritrovamenti archeologici avvenuti nel territorio di Ravenna, che testimoniano la ricchezza delle residenze pubbliche e private a Ravenna in epoca antica e tardo-antica. Una particolare attenzione è dedicata anche agli apparati didattici e illustrativi, attraverso l’ausilio delle tecnologie più innovative, con ricostruzioni grafiche, filmati e plastici.

  • Pineta di Classe Ravenna (RA)

    Si stende a sud-est di S. Apollinare in Classe (magnifica la vista della basilica dal Fosso Ghiaia) ed è parte di un bosco che in origine copriva tutto il litorale e che oggi è compreso, come stazione pineta di Classe e salina di Cervia, nel Parco regionale del Delta del Po.

    L’area verde (900 ettari) è attraversata da sentieri percorribili liberamente. Dal Centro visite Cubo Magico Bevanella partono numerose escursioni guidate (a piedi, in bicicletta, in barca e in canoa) all’interno della pineta e alla scoperta della foce del Bevano e delle oasi dell’Ortazzo e Ortazzino, significativo ambiente che mostra ancora un libero divagare di dune e meandri fluviali.

    La pineta annovera il pino domestico, originario delle coste del Mediterraneo occidentale, che fu qui introdotto dagli Etruschi e sviluppato dai Romani per far fronte alla richiesta di legname dei cantieri navali del porto di Classe; sfruttata anche dalla flotta veneziana, la pineta di Classe è, dei boschi ravennati, la più celebrata (tra gli altri da Dante, Boccaccio e Byron) e ancor oggi pittoresca, nonostante le alterazioni dovute alla subsidenza e all’inquinamento atmosferico e idrico.

  • S. Maria in Porto Fuori Ravenna (RA)

    La chiesa fu eretta intorno al 1100 da Pietro degli Onesti, detto il Peccatore, su un'altra preesistente. Unico nuovo insediamento extramurale in una fase di contrazione urbanistica di Ravenna, venne ampliata due secoli dopo e fu importante abbazia fino al 1503, quando i Canonici Lateranensi furono costretti dai Veneziani a trasferirsi in città, dove edificarono la nuova sede di S. Maria in Porto.

    Ricordata da Dante come la «casa di Nostra Dama in sul lito Adriano» (Paradiso, XXI, 123), fu rasa al suolo da un bombardamento aereo nel 1944 e interamente ricostruita nel dopoguerra unitamente al campanile, che risaliva agli inizi del secolo XII (ne rimane il basamento antico); alla destra della chiesa, resti del chiostro del convento.

    L’interno conservava lungo i muri perimetrali frammenti degli affreschi trecenteschi (Pietro da Rimini e altri), distrutti nel 1944, riportati su tela e trafugati negli anni ’90.

    Nella cappella in fondo alla navata sinistra, sarcofago del V secolo, con Gesù e gli apostoli, usato nel 1119 come sepolcro di Pietro il Peccatore.

    Nel presbiterio, elegante baldacchino cinquecentesco in pietra d’Istria, retto da due colonne in marmo greco, che incornicia una pala (Assunzione) di Gaspare Sacchi, dalla chiesa di S. Maria delle Croci.

Ultimo aggiornamento 11/11/2022
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