Faenza: il centro storico

In collaborazione con Touring Club

La visita ha come punto di partenza le centrali e contigue piazze della Libertà e del Popolo, divise dalla Via Emilia che, nel tratto urbano, aveva funzione di decumanus maximus, e prende oggi il nome di corso Mazzini, in direzione di Bologna, e di corso Saffi, in direzione di Forlì. Da esse si staccano rispettivamente i corsi Garibaldi e Matteotti. Le cortine edilizie che attorniano le due piazze sono il risultato del rinnovamento iniziato in epoca manfrediana e proseguito nei secoli XVII e XVIII. Da piazza del Popolo si prosegue per Corso Mazzini, asse viario sul quale ha maggiormente operato il rinnovamento edilizio sette-ottocentesco, esplorando il centro storico, ricco di testimonianze dell’esperienza neoclassica faentina, come palazzo Milzetti, e importanti musei: in particolare il Museo delle Ceramiche, il maggior polo culturale del mondo interamente dedicato alla ceramica. L'itinerario si spinge ai confini del centro storico, nel borgo Durbecco e al cimitero dell'Osservanza, e prevede un'escursione alla Torre di Oriolo, a sud della città.
  • Lunghezza
    n.d.
  • Piazza della Libertà Faenza (RA)

    La piazza della Libertà è dominata dalla poderosa mole della Cattedrale. Fronteggia la cattedrale il portico dei Signori o degli Orefici (1604-11), parzialmente rifatto in stile liberty da Giulio Casanova (1907 circa) con interventi ceramici dei fratelli Minardi; sotto le arcate, la neoclassica farmacia del Duomo (1820 circa), realizzata, anche negli arredi, da Pasquale Saviotti. Prossima al crocevia tra i due assi stradali principali è la barocca fontana di Piazza. All’angolo tra la piazza e il corso Garibaldi si leva il palazzo Laderchi. All’imbocco di corso Saffi, sull’incrocio tra la Via Emilia e il principale tracciato viario a essa perpendicolare si erge, sul sito di un torrione di epoca manfrediana, la torre dell’Orologio.

  • Cattedrale Faenza (RA)

    Segna l’apice della penetrazione della cultura rinascimentale toscana a Faenza. Dalla poderosa mole, sorge su un’alta scalinata, corrispondente al poggio di S. Pietro dove, sul finire dell’VIII secolo, fu eretto il duomo più antico, dedicato, come l’attuale, al fondatore della Chiesa romana. La prima pietra dell’edificio odierno venne posta dal vescovo Federico Manfredi nel 1474 su progetto di Giuliano da Maiano che diresse i lavori fino al 1486, anno in cui si stavano completando le prime cinque cappelle laterali a partire dal transetto. La costruzione riprese nel 1502 e fu portata a termine nel 1511 sotto la direzione di Lapo di Pagno Portigiani; l’originaria abside rettilinea venne modificata secondo uno schema poligonale. La facciata è rimasta incompiuta, con un paramento di mattoni dentati; del previsto rivestimento marmoreo fu realizzato solo lo zoccolo basamentale. Con un’articolazione a cinque corpi, che evidenzia la struttura basilicale interna a tre navate e cappelle esterne, è spartita da lesene e vi si aprono tre portali, finestre centinate e oculi. L’interno è caratterizzato, rispetto ai modelli brunelleschiani, dall’introduzione di pilastri alternati alle colonne, e dalla sostituzione della copertura piana con volte a vela. Lungo le navate minori si aprono le cappelle, coperte da vele al centro delle quali sono grandi tondi con le imprese dei Manfredi, tre in maiolica, gli altri in pietra o dipinti; tra quelli maiolicati, eseguiti da Andrea della Robbia, il più interessante è inserito nella volta del presbiterio e raffigura l’impresa del cammello. Nella navata destra, nella 1a cappella: alla parete destra, Annunciazione, bassorilievo attribuito allo Sperandio; a quella sinistra, monumento a G.B. Bosi di Pietro Barilotti (1542). Nella 3a, bel sarcofago del vescovo Francesco Zanelli (m. 1454), probabilmente di artefice toscano. Nella 4a, sull’altare, *Madonna col Bambino e santi di Innocenzo da Imola (1526). Nella 5a: alla parete destra, monumento ad Africano Severoli del Barilotti (1530); sull’altare, *arca di S. Terenzio (1461), con bassorilievi già attribuiti ad Agostino di Duccio e a Pietro Lombardo ma di anonimo scultore di scuola toscana, inserita in una struttura neoclassica predisposta nel 1810 da Pietro Tomba; alla parete sinistra, monumento ad Andrea Severoli (1459), pure di forme rinascimentali. Nella 7a, sull’altare, Assunta di Marcantonio Franceschini (inizi secolo XVIII). Nell’8a: sull’altare, Crocifisso ligneo di maestro tedesco (1480 circa); alla parete sinistra, Madonna col Bambino, affresco della scuola di Biagio d’Antonio da Firenze. Nel transetto destro le decorazioni a fresco sono di Andrea Barbiani; sull’altare, Madonna col Bambino in gloria e santi di Giovanni Francesco Gessi. Nella cappella a d. del presbiterio, ricchi stucchi barocchi e, nella volta, dipinti di Benedetto Marini e Ferraù Fenzoni. Nel presbiterio: bel coro ligneo (1513); sulle pareti, alle estremità delle cantorie, quattro frammenti di polittico di anonimo romagnolo del XV secolo; i pannelli centrali della cantoria di destra sono di Alessandro Tiarini. A sinistra del presbiterio, nella cappella di S. Savino, stucchi barocchi e dipinti di Ferraù Fenzoni; dietro l’altare è la splendida *arca di S. Savino di Benedetto da Maiano (1474-76), con un grande basamento (sei bassorilievi con episodi della vita del santo), sormontato da un’urna inscritta in un arco ornato di festoni e affiancata dalle statue dell’arcangelo Gabriele e dell’Annunciata. Nel transetto sinistro, cappella della Vergine delle Grazie (volta dipinta da Giuseppe Milani): fastoso altare barocco ornato delle statue marmoree di S. Pietro e S. Paolo di scuola veneziana della seconda metà del XVII secolo e di due figure di angeli. Nella navata sinistra, nell’8a cappella, *arca di S. Emiliano (1468), ornata di eleganti bassorilievi stilisticamente assai prossimi a quelli dell’arca di S. Terenzio. La fascia superiore in stucco, con i miracoli del santo (1809), su disegno di Felice Giani, richiama i pannelli dell’arca conservati al Museo Jacquemart-André di Parigi. Nella 6a, dedicata a S. Pier Damiani, due miracoli del santo, affreschi di Tomaso Dal Pozzo (1896). Nella 5a, grandi ovali con i dottori della Chiesa di Filippo Comerio (1777). Nella 3a, di S. Carlo Borromeo, con stucchi barocchi, due dipinti di Ferraù Fenzoni allusivi alla peste di Milano. Nella 2a, attorno all’ancona di S. Umiltà si svolge un bel fregio in maiolica lustrata di Pietro Melandri (1949). Nella 1a, grandioso fonte battesimale con rilievi del Barilotti e di Pietro Maraffini; nella volta, affreschi attribuiti a Giulio Tonducci, restaurati nel 1933. Attraverso la sagrestia si accede alla cripta (o oratorio dei battuti bianchi), con affreschi di scuola faentina dell’ultimo decennio del secolo XV. In altri ambienti si conservano un archivio e una piccola raccolta con una Pietà su tavola di Biagio d’Antonio da Firenze, tre antifonari miniati da Neri da Rimini (1309), altri codici pergamenacei di scuola ferrarese e fiorentina della seconda metà del secolo XV, e una notevole collezione di argenti, tra cui un prezioso reliquiario di S. Savino del 1498.

  • Museo diocesano Faenza (RA)

    Ha sede nel Palazzo vescovile, che conserva scarse memorie della primitiva costruzione medievale: resti delle murature della romanica chiesa dei Ss. Giovanni e Paolo al piano terreno. Al piano nobile il Museo diocesano di Arte sacra occupa un importante settore della residenza episcopale. L’ambiente più prestigioso è la sala Superior, oggi denominata sala degli affreschi dove sono riaffiorati lacerti di una polifora duecentesca e notevoli porzioni di pitture parietali di scuola riminese: le quattro sante, il Trionfo della morte, l’Incontro dei tre vivi e dei tre morti e il Giudizio finale. La piccola pinacoteca annovera inoltre opere di G.B. Bertucci il Giovane, Biagio d’Antonio da Firenze, Benedetto Coda, Carlo Cignani e un ciborio in pietra della scuola di Desiderio da Settignano.

  • Palazzo Laderchi Faenza (RA)

    Sull’angolo tra la piazza della Libertà e il corso Garibaldi si leva il palazzo Laderchi, oggi di proprietà comunale, realizzato su progetto di Francesco Tadolini nel 1770-80. Al piano nobile di particolare interesse il salone delle feste o galleria, con storie di Amore e Psiche nella volta, dipinte da Felice Giani, e stucchi di Antonio Trentanove. Qui dal 2009 è stato allestito il Museo del Risorgimento e dell’Età contemporanea. Al secondo piano, in due sale ornate di affreschi di scuola bolognese del Settecento, ha sede la Società Torricelliana di Scienze, Lettere e Arti che, fondata nel 1947, custodisce una biblioteca di studi sul matematico e fisico di origine faentina, e una raccolta di strumenti e cimeli.

  • Museo del Risorgimento e dell’Età contemporanea Faenza (RA)

    Ha sede dal 2009 nel palazzo Laderchi e raccoglie ed espone materiale documentario del periodo con un sguardo rivolto in modo privilegiato agli avvenimenti e ai protagonisti locali.

  • Torre dell'Orologio Faenza (RA)

    Tra piazza della Libertà e piazza del Popolo, si erge, sul sito di un torrione di epoca manfrediana, la torre dell’Orologio, fedele ricostruzione di quella eretta a partire dal 1604 da Domenico Paganelli, distrutta nel 1944. In basso, entro una nicchia, statua marmorea della Madonna col Bambino di Francesco Scala (1611).

  • Fontana di Piazza Faenza (RA)

    Barocca fontana in piazza della Libertà. Ideata da Domenico Paganelli, fu realizzata da Domenico Castelli, il Fontanino, nel 1619-21, durante il pontificato di Paolo V Borghese (sue le imprese araldiche delle aquile e dei draghi, affiancate dai leoni rampanti dello stemma cittadino).

  • Teatro comunale Masini Faenza (RA)

    Risultato di modifiche tardo-ottocentesche alla facciata originaria del Pistocchi (1780-87). L’interno costituisce uno degli esiti più raffinati del neoclassicismo faentino. Presenta un ordine gigante corinzio su tozze colonne tuscaniche e, entro la fascia tra la prima e la seconda fila di palchi, pannelli in stucco dorato con storie mitiche e romane di Antonio Trentanove, cui si devono anche le statue degli dei dell’Olimpo nel coronamento.

  • Palazzo comunale Faenza (RA)

    Affianca la torre dell’Orologio il Palazzo comunale, poi del Podestà, il cui nucleo primitivo, eretto verso l’attuale corso Saffi nel 1177, fu ampliato con la costruzione, intorno al 1230, della sala dell’Arengo, e con altri lavori durati fino al 1270. Ristrutturato tra il XV e il XVI secolo, ebbe interventi di restauro nell’800 e nel ’900. Tramite l’arcone dei Beccai (all’uscita, bei capitelli figurati del XIII secolo) avveniva l’accesso alla corte interna, inglobata, dopo gli sventramenti degli anni ’30, nella piazza Martiri della Libertà; qui il retro del palazzo affaccia lo scalone di accesso alla loggetta e i merli, tutti di restauro. Al primo piano la sala dell’Arengo, con porta ogivale, è aperta da grandi pentafore, trifore e monofore, in parte ricostruite; è oggi sede di manifestazioni espositive.

  • Piazza del Popolo Faenza (RA)

    Piazza fiancheggiata da due portici a doppio ordine, che le conferiscono un carattere unitario e armonico, risultato del lungo processo di addizioni e sostituzioni edilizie avviato nel 1470 con la ricostruzione, per volontà di Carlo II Manfredi, del portico prospiciente la torre dell'Orologio, addossato all’attuale municipio, prolungato a tutto il lato ovest della piazza nel 1612 e modificato nel 1859. Al 1759 risale quello del lato opposto, progettato da G.B. Campidori e rifatto nel 1875 e nel 1931-32. Sul fondo, la loggia della Pagnocca, appartenente al palazzo Zauli Naldi. Affianca la torre dell’Orologio il Palazzo comunale, poi del Podestà. Sull’altro lato della piazza è il palazzo del Municipio.

  • Palazzo del Municipio Faenza (RA)

    Costruito verso la metà del XIII secolo per il capitano del popolo, poi residenza della Signoria e sede dei rappresentanti del governo pontificio. La facciata su corso Mazzini fu unificata in stile tardo-barocco da G.B. Boschi nel 1770-80. Entrando al N. 31, uno scalone a doppia rampa rettilinea sale al primo piano; qui, a destra è l’ampia antisala con soffitto a cassettoni policromo (le due finestre polifore, ritrovate nei restauri del palazzo del Podestà, furono arbitrariamente aggiunte nel 1872), da cui si accede all’appartamento nobile sistemato all’inizio del ’700 per ospitare i governatori pontifici, decorato di pitture e stucchi di Vittorio Maria Bigari e Stefano Orlandi (circa 1727). La sala del consiglio, o rossa, risale alla primitiva struttura duecentesca. A sinistra dello scalone il voltone della Molinella (nelle volte del primo tratto, i peducci con l’emblema manfrediano della lancetta da salasso; nell’ultima a ombrello, bella decorazione a grottesche eseguita da Marco Marchetti nel 1566) conduce nella piazzetta omonima.

  • Palazzo Conti Faenza (RA)

    Costruito da Giuseppe Pistocchi nel 1786, completato in facciata e nel cortile da Pietro Tomba (1840 circa); nell’interno, uno scalone con colonnato corinzio sale al piano nobile, dove la galleria e alcuni ambienti presentano decorazioni pittoriche di Felice Giani, in parte rovinate.

  • Palazzo Gessi Faenza (RA)

    Opera di Giuseppe Pistocchi (1786), del quale rimane solo il corpo di facciata; il fregio con stemma, putti e festoni è di Antonio Trentanove. Nell’interno, privatizzato, resti di cicli affrescati di Felice Giani; sullo scalone, grande statua di Ercole, pure del Trentanove.

  • Chiesa del Pio Suffragio Faenza (RA)

    Costruita tra il 1647 e il 1667 da Pellegrino Donato, con portale ligneo finemente intagliato. All’interno, nella 1a cappella destra, S. Antonio ed Ezzelino di Cristoforo Unterbergher (o forse dell’allievo faentino Giovanni Gottardi); sempre a destra, inserita in un’ancona neoclassica, Madonna incoronata, affresco del secolo XV; nella 2a cappella sinistra, Incredulità di S. Tommaso di Sigismondo Foschi; in sagrestia, S. Anna di Vittorio Maria Bigari.

  • Casa Morri Faenza (RA)

    Appartenuta al letterato ed erudito Antonio, significativa per nitore e semplificazione formale, attribuita a Giuseppe Pistocchi negli anni 1805-10; i raffinati stucchi a bassorilievo nei soprafinestre, nei riquadri e nel cornicione sono dei Ballanti Graziani.

  • Casa Matteucci Faenza (RA)

    Di origine trecentesca, trasformata da Francesco Manfredi in sede della Zecca (cortile porticato cinquecentesco) e rinnovata nel 1912 in stile liberty da Giulio Casanova.

  • Casa Piani Pasi Faenza (RA)

    Opera di Pietro Tomba (1807), primo esempio del purismo architettonico a Faenza, con fascia a bassorilievo dei Ballanti Graziani.

  • Palazzo Mazzolani Faenza (RA)

    Palazzo dalla severa mole in mattoni rustici; iniziato alla fine del XVII secolo, è stato ricostruito nella parte destra del fronte, demolita nel 1933-34. Nel cortile di palazzo Mazzolani sono venute in luce le eleganti colonne di un portico rinascimentale. Negli spazi vetrati che definiscono un lato della corte è visibile (ma non visitabile) una selezione dei numerosi mosaici (dal I al VI secolo) rinvenuti nell’insediamento di Faventia, portati alla luce dagli scavi della domus augustea di vicolo Pasolini e dell’edificio tardo-antico di via D’Azzo Ubaldini; di particolare interesse i *mosaici geometrici e figurati provenienti da un sontuoso edificio del V secolo d.C. ubicato in via Dogana.

  • Corso Mazzini Faenza (RA)

    Asse viario sul quale ha maggiormente operato il rinnovamento edilizio sette-ottocentesco. Al N. 21, la casa che Giuseppe Pistocchi costruì per sé nel 1787-88; l’ultimo piano è aggiunta ottocentesca. Sul lato opposto, nella sede Unicredit al N. 32, è conservato un mosaico geometrico a tessere bianche e nere (prima metà del II secolo d.C.), rinvenuto nell’area insieme ad altro materiale romano. Al N. 52, il palazzo Zanelli, edificato verso il 1750 da G.B. Campidori e G.B. Boschi secondo i modi del tardo barocco locale; alcuni ambienti del piano nobile conservano decorazioni pittoriche settecentesche. Di fronte, al N. 47, il palazzo Conti, costruito da Giuseppe Pistocchi nel 1786, completato in facciata e nel cortile da Pietro Tomba (1840 circa). Al N. 54, il palazzo Gessi, sempre del Pistocchi (1786), del quale rimane solo il corpo di facciata; il fregio con stemma, putti e festoni è di Antonio Trentanove. Il palazzo Caldesi, N. 58, venne edificato sul finire del secolo XV dalla famiglia Laderchi (stemma sugli architravi dei portali dell’atrio; nel cortile, loggiato a doppio ordine). Sul lato opposto della via, la chiesa del Pio Suffragio. Poco oltre, al N. 71, la casa Morri appartenuta al letterato ed erudito Antonio, significativa per nitore e semplificazione formale, attribuita a Giuseppe Pistocchi. Al N. 62, la casa Matteucci, di origine trecentesca, rinnovata nel 1912 in stile liberty da Giulio Casanova. Oltrepassato l’incrocio con via Cavour e corso Baccarini, si incontra la struttura porticata dell’ex Ospedale grande, detto della casa di Dio, di origine quattrocentesca e ampiamente ristrutturato nel XIX secolo da Achille Ubaldini. Al N. 89, la casa Piani Pasi, opera di Pietro Tomba (1807). Al N. 93, la severa mole in mattoni rustici del palazzo Mazzolani. Il fianco dell’edificio affaccia sulla piazza 2 Giugno, aperta dopo la distruzione bellica dei due palazzi Rossi di cui restano solo le parti retrostanti. Quello a sinistra, opera di Giuseppe Pistocchi del 1775-80, ha alto basamento in finto bugnato e loggiato trabeato con statue dei quattro elementi di Antonio Trentanove; l’altro, con basamento ad archi e loggiato a colonne binate, venne eretto nel 1840 da Pietro Tomba. Proseguendo sul corso Mazzini si incontra (N. 116) la casa Passanti di Pietro Tomba (1816); sul lato opposto, la chiesa di S. Vitale, edificata nel 1828 su progetto dello stesso, ispirato al S. Pantaleo del Valadier a Roma. Al N. 136 è il grande fabbricato dell’Ospedale civile (al cui interno si trova il Museo dell’Ospedale), con l’annessa chiesa di S. Giovanni di Dio, edificato da G.B. Campidori tra il 1753 e il 1762. All’interno della chiesa, sull’altare maggiore, tela attribuita a Giovanni Gottardi; ovali di Filippo Comerio.

  • Museo civico di Scienze naturali Faenza (RA)

    Le collezioni ornitologica ed entomologica, rispettivamente di 2.500 e di 85.000 esemplari, conservano numerose specie di provenienza romagnola. Quella paleontologica ospita, tra l’altro, un cranio di Mammuthus meridionalis, dalle colline faentine.

  • Chiesa di S. Domenico Faenza (RA)

    Il tempio primitivo del 1231 fu completamente demolito nel 1760, quando Francesco Tadolini venne incaricato del nuovo progetto, ultimato nel 1766. La facciata è spartita da lesene e da nicchie con statue di santi, eseguite, con la lunetta sopra il portale (Martirio di S. Andrea), da Petronio Tadolini. L’interno, a una navata, è ornato da quattro altari, ricchi di marmi, per lato; gli ultimi, più grandi, simulano i bracci traversi. La soluzione absidale, di derivazione palladiana, ha mantenuto la struttura preesistente. Le statue sono opera di Petronio Tadolini e aiuti (1762-66); pregevoli il pulpito e i confessionali barocchi. Al 2° altare destro, S. Tommaso d’Aquino di ignoto del XVIII secolo; al 4°, S. Domenico guidato dagli angeli di Cristoforo Unterbergher (o di Giovanni Gottardi); nel presbiterio, coro ligneo disegnato da Domenico Paganelli, sopra il quale è una grande cornice dorata con l’immagine di Pio V di Giuseppe Bartolini. Al 4° altare sinistro, Madonna e misteri del Rosario, pure del Tadolini. Al 3°, S. Vincenzo Ferreri di Felice Torelli (1740); al 2°, Visitazione dell’Unterbergher o di Giovanni Gottardi; al 1°, Crocifissione di Giacomo Zampa. Nel convento, il chiostro, ricostruito nel dopoguerra, conserva la cisterna disegnata da Domenico Paganelli (fine secolo XVI).

  • Palazzo Strozzi Faenza (RA)

    Eretto nel 1608-32, già residenza del cardinale Bernardino Spada, con facciata riedificata all’inizio del Novecento per allinearla al viale che porta alla stazione. Nell’interno, che ospita il Liceo artistico per il Design «G. Ballardini», scalone ricco di stucchi.

  • MIC-Museo internazionale delle Ceramiche Faenza (RA)

    Rappresenta il maggior polo culturale del mondo interamente dedicato alla ceramica: dalla raccolta delle opere alla loro esposizione e promozione, dalla cura dei materiali presso la sezione di Restauro e Conservazione, alla didattica del laboratorio «Giocare con la ceramica», fino alla ricerca attraverso testi e documenti consultabili nella biblioteca specializzata e nell’archivio storico. Fondato nel 1908, il MIC oggi conserva un patrimonio di oltre 50.000 ceramiche, antiche e contemporanee, esposte in ampi spazi museali che coprono un’area di circa 16.000 m2. Lungo tutto il percorso museale si possono ammirare opere d’arte moderne e contemporanee di grandi maestri, partendo dal grande portale di accesso al museo, opera di Mimmo Paladino, da lui donato nel 2011, creato su ispirazione della sua celebre porta di Europa a Lampedusa e declinato alla storia del MIC. Nell’atrio di ingresso è collocata un’installazione monumentale di Alberto Burri, realizzata in collaborazione con la bottega Gatti di Faenza, donata al MIC nel 1993, espressione dell’incessante ricerca materica dell’artista. Nelle sale sono distribuite opere di Arturo Martini, Leoncillo, Lucio Fontana, Luigi Ontani, Arman, Fausto Melotti, in un susseguirsi di capolavori che testimoniano una collezione unica al mondo. L’Unesco annovera il MIC fra i siti promotori di una cultura di pace, come «espressione dell’arte ceramica nel Mondo». Il Museo è diviso in due corpi di fabbrica che comprendono l’antico convento di S. Maglorio e una adiacente ristrutturazione di edifici moderni. Queste due unità rappresentano spazi espositivi eterogenei, caratterizzati da suggestive architetture. Negli spazi dell’antico convento, che si sviluppano attorno a un giardino centrale, è esposta al piano terra la produzione ceramica delle grandi civiltà internazionali: si parte dall’Estremo Oriente, caratterizzato dalle raffinate produzioni delle diverse dinastie cinesi, ove emergono le porcellane bianche e blu del periodo Ming, e da opere giapponesi, thailandesi e coreane. Seguono le ceramiche precolombiane, espressione delle civiltà Azteche, Maya e Inca, con creazioni dal potente valore rituale. Si procede con le ceramiche greche, della Magna Grecia e i manufatti etruschi. Nella successiva sezione dedicata al Vicino Oriente ed Egitto antichi sono esposte opere dal 4000 a.C. di Iran, Egitto, Palestina, Iraq e Anatolia. Collegata a questa sezione è la collezione di ceramiche islamiche con opere che vanno dalla Spagna al Pakistan, dall’Egitto alla Siria e dall’Afghanistan all’Iran, in un periodo compreso tra il IX e la metà del XX secolo. Salendo al primo piano si possono ammirare le ceramiche italiane, dal Medioevo all’Ottocento, con un focus importante sulla produzione faentina, dalla fase ‘arcaica’ alla produzione rinascimentale, con approfondimenti tipologici nelle celle dell’antico convento. Protagonisti dell’esposizione sono i bianchi di Faenza, maioliche elaborate in uno stile originale imitato da molti centri ceramici italiani, che stabilirono la sinonimia tra i termini maiolica e faïence. I capolavori dei centri ceramici più rinomati di Lazio, Abruzzo, Umbria, Marche, Toscana e Veneto fecero del Cinquecento il ‘secolo d’oro’ della maiolica italiana. Sono inoltre rappresentati ampi sviluppi regionali legati alle mutazioni degli stili di vita, alle innovazioni tecnologiche tipiche del Settecento europeo, con l’introduzione in campo ceramico di nuovi materiali come la porcellana e la terraglia, riccamente documentate nell’esposizione. Il nuovo edificio è dedicato alle produzioni moderne dal primo Novecento ai giorni nostri, sia in Italia che in ambito internazionale. Grande spazio hanno le ceramiche liberty, le opere di gusto Déco, le sculture simboliste e la ceramica futurista. Segue la collezione del secondo dopoguerra in Italia, un periodo ricco di fermenti creativi con un avvicendarsi di poetiche, stili e figure di artisti dalla personalità dirompente. Le ceramiche affrontano diversi linguaggi artistici, dal neocubismo alla riflessione informale (a metà degli anni ’50), dalla dimensione astratta e minimalista della scultura (da metà anni ’60) alle evoluzioni del XXI secolo, rappresentate soprattutto dai vincitori del Premio Faenza. Sempre in questa ala sono documentate le ceramiche europee, testimonianza dei principali centri produttivi europei dal XVI al XX secolo. La sala comprende le opere di grandi maestri quali Picasso, il quale donò al museo le 5 sculture in mostra, poi Chagall, Matisse, Léger, Rouault: a loro si deve la grande rivoluzione culturale, che fece del materiale ceramico un medium interessantissimo per l’arte contemporanea. Una sezione speciale è destinata alla ceramica d’uso, a partire da una riflessione tipologica sulle ceramiche popolari per arrivare al design e ai rivestimenti ceramici, dal Rinascimento al XX secolo.

  • Palazzo Ferniani Faenza (RA)

    Palazzo dalla robusta mole, parzialmente ricostruito nel 1740-50 da Alfonso Torreggiani e da G.B. Boschi; la parte di sinistra, oltre l’androne, risale al 1620 circa; nello smusso d’angolo, statua marmorea dell’Immacolata di Ottavio Toselli.

  • Via XX Settembre Faenza (RA)

    Al N. 15 è il palazzo Bertoni, edificato da Raffaele Campidori nel 1745 circa. al N. 13 è il palazzo Archi Morri di origine cinquecentesca; l’elegante scalone neoclassico (1815 circa), di Dionigi Morri, è adorno di tre statue dei Ballanti Graziani. Poco oltre, la chiesa di S. Stefano.

  • S. Stefano Faenza (RA)

    La chiesa (1677) conserva, sul 1° altare destro, Martirio di S. Sebastiano di Ferraù Fenzoni; sulla parete tra il 1° e il 2°, Incontro di Gioacchino e Anna di Marcantonio Rocchetti; sull’altare maggiore, Martirio di S. Stefano di Jacopo Bertucci.

  • S. Francesco Faenza (RA)

    Chiesa (cui è annesso il museo omonimo), del 1271 ma ricostruita (1740-57 circa) da Raffaele Campidori e G.B. Boschi, su progetto di Cosimo Mattoni. Sul fianco, i resti dell’ex oratorio della confraternita della S. Croce, quattrocentesco. All’interno, subito a destra la cappella della madonna della concezione (1714-16), attribuita a Carlo Cesare Scaletti; entro il fastoso altare, ideato da Alfonso Torreggiani è una Madonna col Bambino, tavola di scuola bizantina duecentesca (per una porticina a sinistra si esce sul fianco destro della chiesa dove è un bel portale ogivale in cotto, unico resto della costruzione primitiva). Sull’altare maggiore, Stimmate di S. Francesco di Pietro Fancelli.

  • Museo «Carlo Zauli» Faenza (RA)

    Istituito nel 2002 secondo il progetto dello stesso scultore e ceramista. L’esposizione è allestita in locali che già a metà dell’Ottocento ospitavano una manifattura ceramica. In 11 sale espositive, in una selezione antologica di opere è riassunta l’attività dello scultore faentino dai primi anni ’50 del Novecento alla fine degli anni ’80, che rivela l’attitudine alla ricerca e alla sperimentazione. Al percorso espositivo si intrecciano gli ambienti dell’atelier-laboratorio (sala dei forni, cantina delle argille, sala per la foggiatura delle opere monumentali), e le sale dedicate alla collezione di artisti contemporanei.

  • Ss. Ippolito e Lorenzo Faenza (RA)

    Chiesa, mutila del timpano, pertinente a un monastero benedettino anteriore al Mille, rifatta nel 1771-74 da Gioacchino Tomba, su progetto attribuito a Giuseppe Pistocchi. L’interno, a una navata, ha cappelle laterali rivestite da eleganti stucchi di Antonio Trentanove, cui si debbono anche i bassorilievi inseriti sopra gli altari con le raffigurazioni dell’arcangelo Michele e di santi benedettini. Al 1° altare destro, Arcangelo Michele, opera firmata da Marcantonio Rocchetti (1614); nel presbiterio, tele di Tommaso Missiroli; al 3° altare sinistro, S. Benedetto attribuito ad Alessandro Ardenti (fine secolo XVI). La cripta risale all’XI secolo e incorpora materiali di recupero altomedievali e romani.

  • Chiesa della Commenda Faenza (RA)

    Fondata nel XII secolo, fu ampliata verso la metà del XIII (abside e campanile) e nel XIV quando, dopo il crollo della volta a botte, fu eretto il portico archiacuto laterale; assunse le forme attuali nel Rinascimento, sotto la spinta dell’umanista Sabba da Castiglione, commendatore dell’ordine. Nell’interno a una navata con abside semicircolare, alle pareti destra e sinistra sono due affreschi del XIV-XV secolo. Segue il sepolcro di fra’ Sabba, morto nel 1554, con epigrafe, da lui dettata, circondata da un monocromo di Francesco Menzocchi. Nel catino dell’abside, pregevoli affreschi di Girolamo da Treviso il Giovane (1533, restaurati nel 1980), raffiguranti la Madonna in trono tra le Ss. Maria Maddalena e Caterina d’Alessandria e fra’ Sabba inginocchiato con le insegne dell’ordine; in alto, il Padre Eterno circondato dagli angeli e, a destra, lo stemma di fra’ Sabba. Sulla volta, frammenti di affreschi (santi) del tardo Trecento.

  • Borgo Durbecco Faenza (RA)

    Varcato il fiume Lamone sul ponte delle Grazie (1951) dal centro si raggiunge il borgo Durbecco, sviluppatosi in epoca medievale e cinto di mura da Astorgio II Manfredi verso il 1460, in gran parte distrutto nell’ultimo conflitto mondiale. Lungo il corso Europa si allinea l’ex chiesa della SS. Annunziata, edificata nel 1746-50 da Raffaele Campidori e Pietro Tomba il Vecchio, restaurata dopo i danni bellici, con interno decorato di eleganti stucchi. Contigua si leva la parrocchiale di S. Antonino Martire. Avanti, nella piazza Fra’ Sabba da Castiglione, sorge la chiesa della Commenda affiancata dall’antica residenza dei cavalieri dell’Ordine di Malta e di Gerusalemme. L’antico limite del borgo Durbecco è segnato dalla porta delle Chiavi, l’unica superstite fra quelle della cerchia manfrediana.

  • S. Antonino Martire Faenza (RA)

    Parrocchiale appartenuta alle suore camaldolesi della SS. Trinità che incaricarono Paolo Soratini della sua ricostruzione (1721-23). Nell’interno sono conservate, oltre all’Annunciazione di Jacopo Bertucci già nell’oratorio, tre tele tardo-settecentesche: sull’altare maggiore, SS. Trinità di Girolamo Donini (1723); nelle due cappelle a sinistra, l’Immacolata e i Ss. Giuseppe e Sebastiano di Francesco Bosi. In un altro spazio, Madonna col Bambino, frammento di affresco (secolo XIV).

  • Biblioteca comunale Manfrediana Faenza (RA)

    Ha sede nell'ex Convento dei Serviti. Fondata nel 1804, possiede più di 500.000 volumi e opuscoli, oltre 100 incunaboli, più di 4.000 cinquecentine e circa 1.000 manoscritti (tra i quali il Codice Bonadies, Regulae Cantus, del secolo XV), alcune migliaia di autografi e una notevole raccolta di opere musicali (molte inedite).

  • Convento dei Serviti Faenza (RA)

    Ex convento affiancato dall’ex chiesa dei Serviti o dei Ss. Filippo e Giacomo, ricostruita da Paolo Soratini nel 1726 su altra trecentesca. Nell'ex complesso conventuale si conservano due chiostri: dal primo, a sinistra, con colonne e capitelli lapidei e archi in cotto, si scorgono i resti di una cappella della chiesa primitiva. L’edificio è sede della Biblioteca comunale Manfrediana, dell’Archivio di Stato e del Museo del Risorgimento.

  • Case Manfredi Faenza (RA)

    Massiccio fabbricato, residenza, in epoca medievale, del ramo di Francesco Manfredi. Conserva, sulla facciata e nel doppio loggiato del cortile interno, elementi architettonici in cotto del XIV e XV secolo.

  • Case Ragnoli Faenza (RA)

    Complesso delle quattrocentesche case Ragnoli (Nicolò fu tesoriere dei Manfredi) in mattoni a vista, portale e cantonata in bugnato di pietra, e ampia finestra con elementi decorativi in cotto.

  • Palazzo Zauli Naldi Faenza (RA)

    Ristrutturato nel 1629-30, già Albergo del Leon d’Oro di proprietà dei Manfredi. Ha ospitato fino al 1981 la Galleria comunale d’Arte moderna.

  • Via Severoli Faenza (RA)

    Caratterizzata da un compatto nucleo di architetture ottocentesche. La neogotica casa Valenti (ing. Luigi Biffi, 1867), il palazzo Pasolini dall’Onda, con facciata ricostruita da Achille Ubaldini tra il 1875 e il 1880; il doppio loggiato prospiciente il cortile è opera di Giuseppe Pistocchi (circa 1787). Qui venne rinvenuta una domus romana molto estesa (I secolo a.C., distrutta da un incendio nel III d.C.) con pareti affrescate e pavimenti a mosaico, oggi esposti al museo TAMO di Ravenna. Di fronte, un’infilata di case tutte con facciate costruite dopo il 1865, anno in cui furono demoliti gli antichi portici in legno dei Severoli. Al N. 14, la casa già Severoli, con cortile cinquecentesco porticato, seguita dalla casa Liverani (circa 1867); al N. 18 la residenza maggiore e più antica dei Severoli, trasformata verso il 1765 da G.B. Campidori. Al N. 33, il palazzo Cattani, realizzato da Costantino Galli nel 1845-46 su progetto di Pietro Tomba.

  • Pinacoteca comunale Faenza (RA)

    Ha sede nell’ex palazzo dei Gesuiti, ricostruito a partire dal 1842, oggi Liceo Torricelli Ballardini. Le raccolte, iniziate nel 1805, furono qui sistemate nel 1877. La Pinacoteca è chiusa al pubblico per riordino delle sale espositive. Si conferma di seguito il percorso espositivo precedente. Uno scalone conduce al piano superiore, dove una porta, sormontata da un affresco di Niccolò Paganelli, dà accesso alla sala I. Vi sono raccolte iscrizioni, marmi, mosaici, terrecotte provenienti la maggior parte da scavi e chiese della città. A sinistra, croce marmorea di forma greca, istoriata e iscritta, del secolo XII; a destra, due parti di ambone scolpito, del secolo X, già nella chiesa di S. Maria Vecchia; Madonna, Gesù e santi, polittico di scuola romagnola del secolo XIV; tavola con Madonna e santi, attribuita a Giovanni da Rimini; tavolette con santi, di scuola romagnola del primo Quattrocento; *Madonna col Bambino e i due Ss. Giovanni, terracotta di Alfonso Lombardi; Crocifisso ligneo intagliato, secolo XV. Sala II: da destra, Madonna col Bambino, Padre Eterno e santi, trittico di G.B. Bertucci il Vecchio (1506); Madonna col Bambino e santi e Madonna e santi, tavole di Biagio d’Antonio da Firenze; Noli me tangere e Adorazione dei Magi, pure del Bertucci; Gesù sotto la croce di Marco Palmezzano; *Madonna col Bambino e i Ss. Michele e Andrea (nella lunetta il Padre Eterno), opera importante del Palmezzano; ai lati, quattro tavole dello stesso. Nel mezzo, *S. Girolamo, statua lignea di Donatello e allievi. Presso la finestra, busto virile e bassorilievo con S. Girolamo, in terracotta, di Alfonso Lombardi. Sala III: Pietà e Madonna col Bambino e santi di Biagio d’Antonio da Firenze; Presepio di G.B. Bertucci il Vecchio; *Madonna col Bambino, un santo e un beato di scuola ferrarese del XVI secolo; Sacra famiglia, del Bertucci; Madonna col Bambino e santi di Biagio d’Antonio. Sala IV, suggestivo ambiente quattrocentesco con soffitto proveniente da una casa coeva: due *casse nuziali intagliate e dorate, dono di Galeotto Manfredi (1440-88) all’amata Cassandra Pavoni, un *camino in pietra serena, con imprese e putti, di scultore toscano del XV secolo (Andrea Ferrucci da Fiesole?); nel mezzo, *S. Giovannino, busto in marmo di Carrara già attribuito a Donatello e a Benedetto da Maiano, ora assegnato ad Antonio Rossellino; Pietà e il Beato Bernardino da Feltre e Astorgio III Manfredi, forse di Leonardo Scaletti; Madonna col Bambino, ceramica attribuita ad Andrea della Robbia; Annunciazione, lunetta di Biagio d’Antonio da Firenze; Pietà, bassorilievo in stucco policromo attribuito a Bartolomeo Bellano; S. Pietro martire e S. Bernardino da Siena, statuette in pietra serena della scuola di Niccolò dell’Arca; Madonna col Bambino, rilievo marmoreo di scuola toscana del XV secolo; anconetta con scene della vita di Cristo, della bottega degli Embriaci. Sala V: S. Caterina del Bagnacavallo; Madonna e santi di G.B. Bertucci il Vecchio (1511); Madonna col Bambino e S. Francesco di Giacomo Francia; Madonna col Bambino di scuola veneta del Quattrocento; Madonna col Bambino e i Ss. Giovannino e Caterina di Innocenzo da Imola; Madonna, testa di Madonna e testa di giudeo, tre dipinti di Battista e Dosso Dossi. sala VI: Battesimo di Cristo di Luca Scaletti (1536); Madonna e santi di Sigismondo Foschi; Cristo condotto a Caifa di Ferraù Fenzoni; Circoncisione di Gesù di Niccolò Paganelli; Cristo nel sepolcro del Fenzoni; Deposizione dalla Croce di Giacomo Bertucci; Piscina probatica, pure del Fenzoni; Incoronazione di Maria di Giacomo Bertucci; Decollazione di S. Eutropio di artista caravaggesco faentino; Transito della Madonna del Fenzoni; S. Francesco stigmatizzato di Marcantonio Rocchetti; Madonna e santi di Alessandro Tiarini; Convito in casa del fariseo di Marco Marchetti; Sacra famiglia e santi di Benedetto Marini (1617); Cristo appare a S. Giovanni della Croce, di Tommaso Missiroli; Maddalena di Francesco Furini; Conversione di S. Paolo e Padre Eterno di Alessandro Tiarini. Nel mezzo, Ritratto virile di Alessandro Allori. Sala VII: Sacra famiglia di Rutilio Manetti; Danae, copia da Tiziano di Carlo Cignani; *Giuditta, di scuola tedesca della prima metà del XVII secolo; Ritratto femminile, di seguace genovese di Van Dyck; Autoritratto di Tommaso Missiroli; *Ritratto di magistrato di ignoto, forse olandese, della fine del XVI secolo; Ritratto di prelato del Domenichino; Carlo X di Svezia di Justus Sustermans; Rebecca al pozzo di Andrea Celesti; Testa di S. Girolamo di Filippo Comerio; Ritratto di vecchio, di artista bolognese del primo Seicento. Tornati nella sala V, una scaletta dà accesso ai locali per i quali è previsto un nuovo ordinamento. Si fornisce una descrizione sommaria delle opere che trovano posto nell’allestimento attuale: Angelo annunziante di Francesco Albani; gruppo di Nature morte di G.B. Ruoppolo, Giuseppe Recco, Felice Boselli, Arcangelo Resani, Carlo Magini; scene arcadiche, quattro ovali di Andrea Locatelli; Paesaggi con animali di Giulio Bucci; *Fiori e frutti, attribuito a Francesco Guardi; Arcangelo Michele di Vittorio Maria Bigari; Tobiolo e l’angelo di Gaetano Gandolfi; numerosi dipinti di Felice Giani; Autoritratto di Gaspare Landi; Ritratto di signora di Pietro Benvenuti; varie tele e disegni del purista Tommaso Minardi; ricca raccolta di scenografie e paesaggi con rovine, di artisti bolognesi del Settecento; la donazione Domenico Rambelli, costituita da sculture e disegni dell’artista faentino. Nella Pinacoteca è confluito il patrimonio dell’ex Galleria comunale d’Arte moderna, compreso tra la fine del XIX secolo e i nostri giorni. Le opere già della Galleria, che vengono esposte a rotazione in mostre temporanee, documentano la scuola pittorica locale con Antonio Berti e gli artisti della sua cerchia, in particolare quelle di Domenico Baccarini. Si segnalano, inoltre, due busti bronzei di Auguste Rodin (1908) e i dipinti di Felice Carena, Giorgio Morandi, Filippo De Pisis e Armando Spadini.

  • Casa Ghidieri Faenza (RA)

    Casa Ghidieri (sede dell’istituto scolastico privato omonimo), con caratteristica facciata del primo Cinquecento, ornata nella fascia superiore dei resti di un coevo fregio pittorico.

  • S. Maria Nuova Faenza (RA)

    La chiesa di S. Maria Nuova o dell’Angelo fu progettata per i Gesuiti da Girolamo Rainaldi nel 1620 circa e realizzata da Ercole Fichi nel 1621-50, ma con facciata rimasta incompiuta. Nell’interno, con cupola ellittica, il marmoreo *altare maggiore di Virgilio Spada e Francesco Borromini ha informato di sé buona parte dell’architettura sei-settecentesca locale; la tavola, raffigurante la Beata Vergine dell’Angelo, è di scuola faentina degli inizi del XVI secolo (Sigismondo Foschi?).

  • Via Pascoli Faenza (RA)

    Nella via, unito da un collegamento aereo, è il complesso delle suore vallombrosane di S. Umiltà, qui insediatesi nel 1503. In angolo, la chiesa di S. Umiltà, eretta da G.B. Boschi e Raffaele Campidori nel 1741-44; il prezioso interno rococò è ricco di stucchi del ticinese G.B. Verda. Proseguendo lungo la via Pascoli verso sud si incontra la chiesa di S. Rocco del XVI secolo, rimaneggiata nel XIX.

  • S. Maria ad Nives Faenza (RA)

    Detta anche S. Maria Vecchia o S. Maria foris Portam perché esterna alla cerchia difensiva precedente alla costruzione delle mura manfrediane. La realizzazione dell’omonima piazza e la ricostruzione della chiesa sulla primitiva in stile ravennate (archeggiature sul fianco destro, visibili dal giardino prospiciente la piazza S. Rocco) furono affidate a Bartolomeo Sauli (circa 1655). Il bellissimo *campanile, aperto da monofore e bifore, è il più insigne monumento altomedievale di Faenza, eretto nel secolo IX. La struttura, un corpo ottagonale con scala a chiocciola interna e anima cilindrica, è unica, pur avendo affinità coi modelli ravennati. Sotto la cella campanaria è il vano dedicato a S. Pier Damiani, morto nel convento nel 1072. Interno a croce latina, a tre navate. Ai lati dell’ingresso, due colonne di breccia africana, con bei capitelli di tipo teodosiano (secolo IV-V). Al 1° altare sinistro, Madonna col Bambino e santi di Gaspare Sacchi; su quello in fondo alla navata destra, tavola raffigurante quattro storie di S. Bernardo, attribuita a Niccolò Paganelli e un affresco staccato (Madonna) di scuola bolognese del secolo XIV.

  • Palazzo Milzetti Faenza (RA)

    Palazzo dall’imponente mole, l’esempio più compiuto dell’esperienza neoclassica faentina; la facciata è ornata dal bugnato a punta di diamante che incornicia le finestre. È stato acquistato dallo Stato nel 1974 ed è stato adibito a Museo nazionale dell’Età neoclassica in Romagna.

  • Palazzo Milzetti-Museo nazionale dell'Età neoclassica in Romagna Faenza (RA)

    Il museo ha sede a palazzo Milzetti ed è frutto della risistemazione del nucleo delle antiche case Milzetti, progettata da Giuseppe Pistocchi nell’ultimo decennio del Settecento, cui fece seguito, per il completamento degli interni, la consulenza di Giovanni Antonio Antolini. Felice Giani curò la realizzazione della decorazione pittorica (condotta a tempera su muro), degli stucchi (di Antonio Trentanove e dei fratelli Ballanti Graziani), degli ornati (di Gaetano Bertolani) e degli arredi. Al Piano nobile, la decorazione del salone ottagonale, detto tempio di Apollo, è incentrata sul mito della divinità, con riquadro centrale, del Giani, raffigurante il carro del Sole preceduto dall’Aurora. A destra, la sala delle feste, o galleria di Achille, perfetta integrazione di architettura, pittura (scene dell’Iliade) e arti applicate. Sul fondo, la sala con allegorie della Pace e della Guerra da cui si accede alla stanza con alcova (episodi dell’Eneide). Contigua al lato opposto della sala delle Feste è la sala di compagnia o del camino, dedicata a Numa Pompilio e al tema delle Vestali (nei bassorilievi, episodi eroici della Roma regia e repubblicana). Nella stanza nuziale l’iconografia è quella del ritorno di Ulisse. Nell’attiguo gabinetto d’amore le esili architetture, citazioni dal quarto stile pompeiano, racchiudono riquadri con amori degli Dei. Da qui attraverso tre ambienti si ritorna nel salone ottagonale da dove si può accedere alla cappella decorata nel tardo Settecento, in stile barocchetto. Al piano terreno (residenza da scapolo del conte Francesco), dall’ambiente centrale si accede, tramite una rampa di otto scalini, alla sala da pranzo (tralci di vite e figurazioni), e, attraverso una piccola camera (fregi con trofei e teste di imperatori), nella celebrata sala da bagno, con decorazione ispirata al ritrovamento coevo dei dipinti di Ercolano e Pompei. La decorazione della biblioteca simula un finto rivestimento ligneo che incornicia le celebrazioni delle Arti e delle Scienze. Le cucine espongono suppellettili ottocentesche.

  • S. Antonio da Padova Faenza (RA)

    Racchiusa in strutture di origine quattrocentesca, venne edificata da Carlo Cesare Scaletti all’inizio del secolo XVIII, mentre il campanile a cipolla è del 1728; conserva una tela di G.B. Bertucci il Giovane.

  • Museo della Seconda Guerra Mondiale e della Shoah Faenza (RA)

    Nella ex casa del Popolo è aperto il Museo della Seconda Guerra Mondiale e della Shoah, raccolta di reperti originali, soprattutto divise dei soldati alleati e oggetti relativi alle persecuzioni razziali e alle deportazioni.

  • Palazzo Ginnasi Faenza (RA)

    Palazzo Ginnasi ora Bertoni, costruito da G.B. Campidori intorno al 1768. Le finestre hanno stucchi di plasticatori ticinesi; al piano nobile (privatizzato), decorazioni di Felice Giani.

  • S. Agostino Faenza (RA)

    Chiesa rifatta da Carlo Cesare Scaletti e da G.B. Boschi (1719-21), con parte absidale ricostruita nel dopoguerra. Nell’attiguo chiostro sulla destra, avanzi di arche gotiche e della sala capitolare trecentesca (lato sud-est). Nell’interno, Madonna e santi attribuita a Sebastiano Scaletti.

  • Cimitero dell’Osservanza Faenza (RA)

    Preceduto da un emiciclo porticato costruito da Costantino Galli nel 1858-59; tra i monumenti, si segnala quello per Rosa Laghi (1918) di Domenico Rambelli. Al centro, la chiesa di S. Girolamo. Dietro e accanto, l’area cimiteriale, sistemata nel XIX secolo nell’ex convento dei Minori Osservanti, è articolata in due parti. L’una, sulla sinistra della chiesa, è formata da due chiostri ottocenteschi realizzati nello stile del Quattrocento toscano, con archi in cotto e medaglioni maiolicati. Nel secondo chiostro, la cappella Guidi (1866, al centro del lato orientale) è in stile neogotico; la cappella Pancrazi (lato occidentale) ha fregio in maiolica e statua di Domenico Baccarini. L’altra parte, sulla destra, racchiude altri due chiostri; nel più grande (secolo XV-XVI) gli affreschi dei manieristi locali che ornavano le lunette sono andati perduti; sul lato orientale, il grandioso monumento al vescovo Pasi, capolavoro di Pietro Barilotti (1531).

  • S. Girolamo Faenza (RA)

    Al centro del cimitero dell’Osservanza si trova la chiesa di S. Girolamo, rinnovata alla metà del Quattrocento per iniziativa dei Manfredi (parte absidale) e ristrutturata da Pietro Tomba nel 1828. All’interno, lungo la parete destra, statue di santi francescani dei Ballanti Graziani, e, nella parte inferiore, monumenti sepolcrali neoclassici. Nella 1a cappella sinistra, Ritratto di Achille Farina in maiolica, eseguito da Tommaso Dal Pozzo; la cappella a sinistra del presbiterio è decorata da affreschi di Antonio e Romolo Liverani.

  • Torre di Oriolo Faenza (RA)

    A Oriolo m 141, sulla sommità di un colle si individua la possente mole esagonale della Torre, già mastio di una rocca fatta erigere, sul sito di una torre del 1057, da Carlo II Manfredi nel 1475, quale caposaldo del sistema difensivo della città. Il progetto, probabilmente dovuto a Giuliano da Maiano, diede luogo a una struttura all’avanguardia, per l’epoca, nella difesa dalle armi da fuoco.

Ultimo aggiornamento 11/11/2022
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