Parma: l'Oltretorrente

In collaborazione con Touring Club

In contrasto con la modesta portata d’acqua del fiume Parma, il vasto greto del torrente rammenta le piene rovinose di cui è talvolta capace.
L’assetto tradizionale venne mutato dalla creazione dei Lungoparma (1899-1934), concepiti come argini e opere viabilistiche.

L’innalzamento del piano stradale cambiò il rapporto città-fiume trasformando le aree adiacenti soprattutto nella parte est della città.

Legata al riassetto delle rive è la rifabbrica dei ponti: di quelli esistenti fin dal XIII secolo, due vennero ricostruiti nel 1901-03 (Ponte Verdi e Ponte Caprazucca), uno (Ponte di Mezzo, già ponte Dux) nel 1932-34. A questi si aggiunsero il Ponte Bottego (1890) a nord e il Ponte Umberto I (1901, detto poi Italia) che completarono l’anello di circonvallazione.

La struttura ‘a ventaglio’ del quartiere dell’Oltretorrente ne rivela la genesi urbanistica: l’originario nucleo abitato nacque infatti, su un impianto d’origine preromana, nell’XI secolo in capo all’unico ponte (da cui il nome dialettale del quartiere: in cò di ponte); nei secoli XII e XIII la presenza di ospizi lungo le strade radiali e di manifatture lungo i canali favorì la crescita del borgo, che nel Cinquecento e Seicento venne interessato da un piano di abbellimento, promosso dai Farnese, incentrato sulla costruzione di nuove chiese.

Fino a epoca recente l’Oltretorrente possedeva una sorta di fierezza che lo distingueva dal resto della città. Sono rimaste famose le barricate qui opposte, tra il 2 e il 6 agosto 1922, all’ingresso di squadre fasciste; scomparsi i segni di una secolare povertà, Parma al di là del torrente appare oggi come un quartiere storico di carattere popolare.

La notevole frammentazione del tessuto edilizio e l’assenza di dimore signorili fanno di questo percorso certamente un brano minore, di cui vanno però colti gli aspetti ‘specialistici’ di zona a lungo riservata agli ospedali e alle manifatture.


  • Lunghezza
    n.d.
  • Museo Casa natale di Arturo Toscanini Parma (PR)

    La casa di Arturo Toscanini (1867-1957, dove il grande direttore d’orchestra trascorse i primissimi tempi dell’infanzia, acquistata dai figli del maestro dopo la sua morte e donata alla città di Parma, contiene cimeli e testimonianze molto eterogenei, provenienti soprattutto dall’appartamento milanese di via Durini e dalla villa americana di Riverdale; nella sala audizioni è possibile ascoltare musica diretta da Toscanini, esaminare una ricca bibliografia e assistere ad alcuni documenti filmati riguardanti la sua vita e la sua attività.

  • Oratorio di S. Maria delle Grazie Parma (PR)

    Costruito in onore di un’immagine ritenuta miracolosa della Madonna; l’incarico fu affidato all’architetto G.B. Magnani (1617), che concepì una struttura a pianta centrale, modificata poi da G. Rainaldi (1644) che invertì l’orientamento.

    L’interno, di raffinato gusto rococò, fu affrescato nel 1715 da F. Natali e da S. Galeotti. Nella cappella destra, Sacra Famiglia con S. Francesco di Antonio Savazzini, in quella sinistra, Angelo custode di S. Badalocchio; le cantorie sono lavoro d’intaglio della prima metà del Seicento.

  • Chiesa della SS. Annunziata Parma (PR)

    Realizzata dopo il 1566 da G.B. Fornovo, collaboratore del Vignola. Consta di un articolato sistema di volumi: un corpo centrale, cui si addossano ai lati due absidi con cinque cappelle radiali ciascuna, scandite da contrafforti; l’alto arco d’ingresso, sormontato da frontone, immette in un pronao, alla cui parete sinistra si trova una copia ottocentesca dell’Annunciazione realizzata da Correggio per la primitiva chiesa dei Minori conventuali (demolita nel 1546), oggi conservata nella Galleria Nazionale.

    Sopra il portale centrale, altra Annunciazione, in stucco, di G. Barbieri. L’interno biconco, grandioso e scenografico, è scandito dalle arcate delle dieci cappelle radiali e dai due archi trionfali che dividono il vestibolo e l’ampio coro dallo spazio centrale, ritmato dai pilastri scanalati delle cappelle, su cui si imposta l’ardita volta a botte membrata realizzata da G. Rainaldi senza l’ausilio di catene (1627-32).

    La ricca decorazione a stucco dell’arco trionfale, con rilievo dell’Annunciazione nel timpano spezzato, è opera dei comaschi G.B. e Luca Reti, così come le quattro statue di Francescani e gli eleganti ornati del fregio che sottolinea il perimetro dell’aula.

    Degna di nota la pala d’altare della 2a cappella a destra, S. Bonaventura davanti alla Vergine di S. Galeotti (1720 circa). Nell’abside, grande pala della Madonna in trono col Bambino e santi, di Francesco Zaganelli da Cotignola (1518), eseguita per la chiesa antica; al pittore sono pure assegnati i ritratti di Rolando Pallavicino e della moglie Domitilla Gambara, infissi nei plinti dell’ancona; sempre dall’antico complesso proviene il cinquecentesco coro.

    Nella 4a cappella sinistra sono attribuite a Luca Reti la bella decorazione a stucco della volta e le statue di S. Pietro d’Alcantara e di un santo francescano; gli affreschi con episodi della vita di S. Pietro d’Alcanta­ra e la pala d’altare si devono a I. Spolverini. Nella 3a cappella sinistra, statue di S. Giovanni Evangelista e del profeta Isaia di G. Callani (1765).

  • Oratorio di S. Ilario Parma (PR)

    Eretto nel 1663, vi si accede dal portico dell’ex Ospedale Vecchio. Tre portali riflettono l’interno a tre navate, con decorazioni in stucco di D. Reti (1664-66); coeva la decorazione pittorica.

    A destra dell’altare maggiore, quattrocentesca statua in pietra di S. Ilario; a sinistra, monumento funebre di R. Tanzi, fondatore dell’ospedale, un sarcofago marmoreo tardo-quattrocentesco, tradizionalmente attribuito ad A. da Agrate, cui furono aggiunti dal Reti due gruppi plastici in stucco e l’effigie clipeata dello stesso Tanzi.

  • Ex Ospedale Vecchio Parma (PR)

    L'ospedale Vecchio o della Misericordia fu fondato nel 1201 da Rodolfo Tanzi. Accanto a questo primo edificio, nel 1476 fu iniziato da Giovanni Antonio da Erba un complesso ospedaliero ispirato ai modelli sforzeschi, dai quali mutuò lo schema a crociera, proseguito nel XVI e XVIII secolo.

    Smobilitato l’ospedale nel 1926, il complesso ospita attualmente, oltre ad attività sociali e commerciali, alcune istituzioni pubbliche: l'Archivio di Stato, uno dei più importanti d’Italia, la Biblioteca comunale, con oltre 30 mila volumi e opuscoli; la Biblioteca Bizzozzero, specializzata sull’agricoltura e la sua storia; l’Archivio storico comunale, con documenti posteriori al 1860.

  • Archivio di Stato Parma (PR)

    Ha sede nell'ex Ospedale vecchio, con accesso dallo scalone di Louis Auguste Feneuille (1782). L'ambiente più interessante è la grande crociera, nella quale un tempo erano ricoverati i malati.

    Il patrimonio dell’archivio è uno dei più importanti d’Italia. I fondi principali si possono suddividere per periodi storici: archivio farnesiano (1545-1731); archivio del primo governo borbonico (1731-1802); archivio del periodo francese e del Dipartimento del Taro (1802-14); archivio dei governi di Maria Luigia d’Austria e dei secondi Borbone (1814-59); scritture posteriori al 1859; archivi e collezioni diverse, tra cui la raccolta delle mappe e disegni, gli archivi gentilizi e la collezione di pergamene (Diplomatico), delle quali il più antico originale risale all’826.

    Nell’Archivio di Stato è altresì depositato l’archivio storico preunitario del Comune di Parma, con atti dal 1099 al 1860; vi sono annesse una raccolta di microfilm e una scuola di Archivistica, Paleografia e Diplomatica.

  • Ex Chiesa S. Francesco di Paola Parma (PR)

    Ex chiesa dall’alta facciata barocca d’impronta mitteleuropea, realizzata da Carlo Virginio Draghi (1688) che la munì di due eleganti campanili, detti torri dei Paolotti; l’ex convento a fianco e lo spazio già occupato dal distrutto corpo della chiesa sono oggi sede della biblioteca universitaria di Lettere (128 mila volumi).

  • Piazzale S. Croce Parma (PR)

    Nel vasto piazzale S. Croce, creato nel 1829 aprendo un varco nelle mura (monumentale porta S. Croce, cinquecentesca, all’imbocco del viale Pasini), dove è stata recentemente collocata la scultura-­fontana di Pietro Cascella dedicata alla via Emilia, si affaccia la chiesa di S. Croce, sorta nei primi decenni del secolo XII a lato della prima statio sulla Via di Monte Bardone, o Strada Francigena, storica percorrenza dei pellegrini mitteleuropei che, attraverso l’Appennino, si recavano a Roma.

    Subì una prima modifica nel 1415 a opera di Iorio da Erba, e poi tra 1635 e 1666, allorché furono sopraelevate le navate, costruiti presbiterio e cupola e aggiunta nel lato sud l’ampia cappella di S. Giuseppe.

    Riportata ad aspetto romanico da Edoardo Collamarini (1904-5), mostra all’esterno tracce dell’edificio originario. L’interno a tre navate conserva, sui pilastri polistili in laterizio, capitelli figurati risalenti alla fabbrica primitiva (secolo XII). Gli affreschi della navata centrale (con episodi relativi alla vita quotidiana della Sacra Famiglia), della cupola e dell’arco trionfale furono realizzati prima del 1666 da G.M. Conti con l’aiuto di Francesco Reti e Antonio Lombardi.

    A destra si apre l’ampia cappella di S. Giuseppe, decorata dal Conti e dai suoi collaboratori negli stessi anni; all’interno della bella ancona lignea settecentesca è posto un gruppo in legno policromo raffigurante la Sacra Famiglia, assegnato ad Angelo Fontana (1761); ai lati, statue di S. Apollonia e di S. Lucia di G.B. Merano (1651).

  • Chiesa S. Maria del Quartiere Parma (PR)

    Al centro dell’area detta «il Quartiere», per la presenza un tempo della guarnigione militare, sorge il maestoso tempio votivo di S. Maria del Quartiere, iniziato nel 1604 su progetto di G.B. Aleotti che aveva disegnato un inconsueto organismo esagonale con cappelle rettangolari, modificato da G.B. Magnani dopo il passaggio ai Francescani (1610-19); nuovi corpi di fabbrica furono addossati tra XVII e XVIII secolo.

    Nel grande spazio interno, limitato da arcate e pilastri d’ordine composito che reggono la trabeazione, domina la grandiosa cupola, ricoperta dallo scenografico affresco del Paradiso, realizzato tra il 1626 e il 1629 da P.A. Bernabei.

    Nella 2a cappella destra, affreschi di G.M. Conti (1657), con sottarco del Bernabei, e all’altare, Purificazione di Maria di F. Scaramuzza. Nel presbiterio, affreschi di Giulio Orlandini (1628); dietro l’abside si apre una cappella aggiunta nel 1694, al cui altare è una Madonna col Bambino e S. Francesco d’Assisi, affresco di M. Baiardi (1574).

Ultimo aggiornamento 11/11/2022
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