Piacenza: il settore settentrionale della città storica

In collaborazione con Touring Club

Nel settore a nord della via Roma (Via Emilia) il decoro e la compattezza del centro monumentale si diradano progressivamente: al di là della via Benedettine, limite nord-orientale della città romana, il livello del terreno si abbassa sensibilmente e il tessuto edilizio si sfrangia per dare spazio alle attività produttive storicamente legate alla presenza del Po. Vi sorgevano magazzini, fornaci, filande e dogane, oltre all’area della fiera (attiva fino al Seicento) essa stessa alimentata dai traffici fluviali. La mole fuori scala del palazzo farnesiano è l’elemento che domina visivamente questo settore urbano.
  • Lunghezza
    n.d.
  • Palazzo Radini-Tedeschi Piacenza (PC)

    Su progetto del Vignola (1561), il lungo fronte in cotto con cornici in marmo richiama elementi del palazzo farnesiano; notevoli il cortile colonnato e l’ampio salone con soffitto affrescato alla fine del secolo XVI.

  • Palazzo Farnese Piacenza (PC)

    Lungo il viale Risorgimento si innalza, con la sua imponente mole incompiuta, il fianco del palazzo Farnese, che, legato all’ambizione ducale, ben riflette il tormentato rapporto tra Piacenza e la casata. La vicenda costruttiva ebbe inizio nel 1559, quando la città non era più capitale; dopo l’intervento di Francesco Paciotto che ne tracciò le fondazioni, nel ’59 venne chiamato il Vignola, già attivo presso la villa farnesiana di Caprarola; ma i lavori furono interrotti nel 1568 per mancanza di fondi e per la lontananza di Margherita, moglie di Ottavio Farnese, diventata governatrice delle Fiandre. Il finanziamento da parte della comunità di Piacenza consentì la ripresa solo nel 1588 ad opera di Bernardino Panizzari detto il Caramosino, e nel corso del Seicento Ranuccio II fece eseguire la decorazione degli interni. Nel 1731 morì Antonio, ultimo duca Farnese, e iniziò così la decadenza dell’edificio spogliato di molti dipinti e arredi, portati a Napoli da Carlo di Borbone, figlio di Elisabetta Farnese; il palazzo fu adibito a caserma nel 1822 sotto il governo austriaco e, nel XX secolo, vi trovarono rifugio gli sfollati della seconda guerra mondiale. Compiuta per un terzo, la grande fabbrica vignolesca presenta il fronte principale (incompiuto) sulla piazza Cittadella, trattato secondo una composizione a fasce: ampie cornici in pietra di Angera si alternano a sequenze di finestroni con timpano. Entro lo stesso perimetro rettangolare si innesta, nel lato ovest, la tardo-trecentesca Rocca o Cittadella viscontea, ricostruita da Galeazzo II Visconti su di una fabbrica del 1315, e originariamente munita di quattro torri cilindriche angolari e di quattro porte con ponte levatoio, la principale delle quali rivolta a nord, verso Milano. In parte demolita nel Cinquecento per far posto al palazzo, ne rimangono integri il corpo occidentale con loggiato, due torri angolari e le cortine di raccordo. Il complesso, completamente restaurato, si articola intorno a una vasta corte, sulla quale prospettano a sinistra l’elegante loggia della Cittadella (secolo XV), e a destra i due monumentali ordini di loggiati ad arcate su piloni della costruzione farnesiana con l’innesto dell’incompiuto teatro semiellittico all’aperto. Nei magnifici saloni decorati hanno preso posto i Musei Civici di palazzo Farnese.

  • Musei Civici di Palazzo Farnese Piacenza (PC)

    Nei magnifici saloni decorati hanno preso posto i Musei Civici di Palazzo Farnese. Le collezioni sono così distribuite: al piano rialzato di palazzo Farnese sono allestite le sezioni dedicate a scultura, affreschi medievali e rinascimentali, armi, vetri e ceramiche, Fasti farnesiani; al piano nobile trovano posto la Pinacoteca e la Cappella ducale; all’ammezzato, il Museo del Risorgimento; al piano terra della Cittadella, la sezione dei collezionisti e quella di Pre-Protostoria; nel piano sotterraneo della Cittadella e di Palazzo Farnese, il Museo Archeologico con la Sezione romana e l’esposizione di carrozze. Nella Sezione medievale, serie di affreschi provenienti dalla chiesa sconsacrata di S. Lorenzo; tra gli altri, storie di S. Caterina d’Alessandria, ciclo attribuito a un seguace di Giovannino de’ Grassi, operante negli ultimi decenni del secolo XIV. Sculture medievali del secolo XII, tra cui due splendidi *Profeti classificabili come appartenenti alla Scuola di Piacenza e la scultura raffigurante la Madonna col Bambino della scuola di Benedetto Antelami, proveniente dalla facciata del Palazzo Gotico. Il lapidario è molto ben rappresentato da pietre letterate dei secoli XIII-XVII e da stemmi nobiliari; il rilievo in arenaria detto del Benvegnù (prima metà del secolo XIV); frammenti architettonici in arenaria dei secoli XII e XIII e parti di decorazioni in cotto di chiese e palazzi piacentini che riprendono i moduli delle manifatture lombarde. Fasti farnesiani raffiguranti la vita e le imprese di Alessandro Farnese dipinti da Giovanni Evangelista Draghi e altri pittori, e paracamini di Lorenzo Aili. Dipinti di Sebastiano Ricci (Vita e imprese di papa Paolo III Farnese), entro cornici a stucco tardo-seicentesche. Ritratti farnesiani, attribuiti a Giulio Campi, Pier Antonio Avanzini e a pittori fiamminghi. La collezione di ceramiche dei Musei Civici raccoglie maioliche e porcellane realizzate da manifatture italiane ed estere tra il XVI e il XIX secolo. La sezione si apre con due preziosi piatti in maiolica lumeggiata in oro del servizio del cardinale Alessandro Farnese (1574). L’armeria comprende numerosi pezzi tra cui spiccano alcune preziose armature di Pompeo della Cesa e pregevoli armi in asta. Ai saloni del primo piano, sede della Pinacoteca, si accede dal grandioso scalone attraverso un notevole cancello in ferro battuto con i sei gigli farnesiani. Sala 1: qui figurano le magnifiche ante d’organo di S. Maria di Campagna realizzate, nel 1530, da Camillo Boccaccino e raffiguranti *Davide e Isaia; dipinti di G. Bedoli Mazzola, Jean Sons, Malosso, G. Lanfranco, A. Tiarini e T. Passarotti; stemma affrescato nella volta. Sala 2: dipinti di C.F. Nuvolone, G.B. Merano. Sala 3: il celebre tondo *Madonna adorante il Bambino con S. Giovannino di Sandro Botticelli (1483-87). Sala 4: dipinti tre-quattrocenteschi. Sala 5: dipinti farnesiani rappresentanti burrasche e battaglie, tra cui Giosuè ferma il sole. Sale 6 e 7: fasti farnesiani di Francesco e Alessandro Farnese, dipinti da I. Spolverini; quadrature prospettiche affrescate nelle volte come nelle sale precedenti. Sala 8: grandi e piccole tele con i fasti di Elisabetta Farnese, tra cui il Corteo nuziale, capolavoro dello Spolverini. Sale 9-10: nature morte di Felice Boselli e dipinti di Gaspare Landi, il pittore piacentino amico di Canova. All’uscita, uno degli eleganti portali dà accesso alla suggestiva cappella ducale (1598), oggi usata come centro per manifestazioni culturali. La sezione archeologica si apre al piano rialzato della Cittadella presentando le fasi più antiche della preistoria, fino alla metà del IV millennio a.C., per passare poi a illustrare le culture, l’organizzazione economico-sociale e il mondo spirituale dei gruppi umani dall’età del Rame sino alla romanizzazione (3400-II sec. a.C.). Scendendo nei sotterranei del palazzo inizia il percorso della sezione dedicata alla Placentia romana, dalla sua fondazione nel 218 a.C. sino all’insediamento dei Longobardi nel III secolo d.C. Tra i 1400 reperti esposti si ritrovano il celebre Fegato di Piacenza, l’imponente statua panneggiata firmata dallo scultore ateniese Kleoménes, mosaici pavimentali, oltre ad alcuni importanti reperti inediti in grado di restituire il volto della città e di ricostruire la vita quotidiana, con i commerci, le produzioni e il culto dei morti. La collezione di carrozze dei Musei di Palazzo Farnese è ospitata nei sotterranei del palazzo. La raccolta si è arricchita negli anni grazie a donazioni e depositi, fino a essere, con i suoi 70 esemplari, una delle più importanti collezioni del territorio italiano ed europeo, per la ricchezza dei pezzi e per gli interventi di restauro sempre volti a preservare l’originalità delle antiche carrozze. In Palazzo Farnese è inoltre ordinato il Museo del Risorgimento, organizzato come sezione autonoma sotto la sorveglianza dell’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano - Comitato di Piacenza, che raccoglie documenti e cimeli della storia di Piacenza tra il 1831 e il 1870. Al secondo piano ha sede l’Archivio di Stato, presso il quale sono conservati atti dal X secolo (più di 30 mila pergamene dal X al XVI secolo, assieme agli importanti Libri Iurium del Comune, il Registrum Magnum e il Registrum Parvum), i protocolli notarili dalla fine del XIII secolo e le carte degli uffici giudiziari, finanziari e amministrativi della città e della provincia (circa 70 mila filze, volumi e mazzi).

  • Rocca o Cittadella viscontea Piacenza (PC)

    Entro il perimetro rettangolare di Palazzo Farnese si innesta, nel lato ovest, la tardo-trecentesca Rocca o Cittadella viscontea. Ricostruita da Galeazzo II Visconti su di una fabbrica del 1315, originariamente munita di quattro torri cilindriche angolari e di quattro porte con ponte levatoio, la principale delle quali rivolta a nord, verso Milano. In parte demolita nel Cinquecento per far posto al palazzo Farnese, ne rimangono integri il corpo occidentale con loggiato, due torri angolari e le cortine di raccordo.

  • Ex chiesa del Carmine Piacenza (PC)

    Ex chiesa dal fronte barocco (1695), fondata dai Carmelitani nel secolo XIV; restaurata nel 2019, è attualmente adattata a centro di servizi rivolto ai cittadini e alle imprese, che promuove e ospita attività di formazione, eventi e spazi attrezzati con tecnologie all’avanguardia.

  • S. Sisto Piacenza (PC)

    Il grande complesso di S. Sisto fu fondato dall’imperatrice Angilberga nel IX secolo e ricostruito nel XV-XVI secolo dai Cassinensi, che lo detennero fino al 1810. Un portale seicentesco annuncia il cortile porticato antistante alla chiesa (a destra, bel cancello barocco in ferro battuto), eretto nel 1591-96 insieme alla facciata, a due ordini e tripartita secondo un disegno pre-barocco. L’interno della chiesa, opera di Alessio Tramello (1499-1511), è ripartito da grandi colonne ioniche, che ‘invitano’ verso la cupola. Le tre navate sono precedute da una sorta di primo transetto, con cupola centrale affrescata da Bernardino Zacchetti (Padre Eterno e profeti); intorno alla navata centrale, coperta da volta a botte dipinta a finti cassettoni, tra le finestre ellittiche corre un fregio a chiaroscuro dello Zacchetti (1517). Nella 2a cappella destra, all’altare, Madonna col Bambino e santi, tavola di Sebastiano Novelli (1540 circa), nel catino dell’abside affresco di Antonio Campi; nella 3a, Madonna e santi di Camillo Procaccini. Transetto destro, cappella votiva di S. Barbara; le reliquie della santa sono contenute in un’urna di bronzo, sopra la quale è un Martirio della santa di Jacopo Palma il Giovane (1598). La cappella a destra del presbiterio, divisa da una bella cancellata settecentesca, conserva una tela di G.B. Pittoni con il Martirio di S. Lorenzo. Presbiterio: sotto il ricco altare maggiore di Giorgio Mazzocchi (1698) è un’urna in marmo nero contenente le reliquie di S. Sisto (Sisto II pontefice e martire, 257-258). Sulla sinistra, organo di G.B. Facchetti (1544-45). Tutto intorno all’abside corre un *coro intagliato e intarsiato a due ordini di stalli, opera di Bartolomeo Spinelli e Gianpietro Panbianchi (1514-25 circa). Al disopra, a destra, la Strage degli Innocenti, grande tela di Camillo Procaccini (1603), e, accanto, Martirio di S. Fabiano di Paolo Farinati (1590); a sinistra: Martirio di S. Martina di Leandro Da Ponte (1589); Miracolo di S. Benedetto di Paolo e Orazio Farinati (1598); Martirio dei Ss. Sisto e Lorenzo, di Giovanni Paolo Cavagna. Al centro, entro grandiosa cornice barocca (Giovanni Setti, 1698), una mediocre copia, dovuta forse a Pier Antonio Avanzini, della celebre Madonna Sistina dipinta da Raffaello verso il 1513, ora nella Gemäldegalerie di Dresda. Nel transetto sinistro, l’abside è dominata dal freddo monumento a Margherita d’Austria, moglie di Ottavio Farnese; iniziato su disegno di Simone Moschino (1593), fu terminato più tardi alterando la prima idea. Nella navata sinistra, 3a cappella: all’altare, S. Giovanni Battista attribuita a Girolamo Mazzola-Bedoli; nel catino, Incoronazione di Maria attribuito a Bernardino Zacchetti; 2a cappella: all’altare, Annunciazione di Stefano Lambri. Dalle scale che precedono il transetto si accede alla vasta cripta rinascimentale con altari ornati da sculture marmoree quattrocentesche. Notevole la grande sagrestia, a tre navate, con mobili seicenteschi e stucchi di Angelo Galassini (1632). Sulla destra della chiesa è l’ex monastero, costruito nella seconda metà del ’500, oggi adibito a caserma. Il vasto fabbricato racchiude un grande chiostro di bellissime forme, con portico terreno ad arcate su esili colonnine, dal quale è visibile il maestoso campanile (1506-7), corso da lesene, con la cella campanaria a trifore sormontata da un cupolino (questo opera di restauro).

  • S. Eufemia Piacenza (PC)

    Restaurata da Camillo Guidotti (1898-1905), ha facciata aperta da tre arconi (con capitelli figurati originari), ricostruita sui modelli delle chiese piacentine (S. Antonino) e lombarde. L’edificio originario è il frutto di due successive fasi costruttive, svoltesi tra l’XI e il XII secolo. All'interno, le strutture barocche sovrapposte tra il 1632 e il 1654 vennero distrutte dal Guidotti. La pianta è basilicale, a tre navate divise da pilastri cruciformi, con tre absidi e altari barocchi lungo le navatelle. Nella 5a cappella destra, Madonna col Bambino e santi di Cesare Cesariano. In fondo alla navata destra, alla parete, avanzi di due affreschi quattrocenteschi rappresentanti la Madonna col Bambino. Nella 5a cappella sinistra, S. Vincenzo Ferreri e le Ss. Elena e Agata, firmato Galeato Traversari faentino (secolo XVI). Resti del mosaico del XII secolo si trovano sul pavimento della navata.

  • Museo Gazzola Piacenza (PC)

    Ha sede nel palazzo Fontana-Gazzola, nel quale, grazie al lascito del proprietario, nel 1781 fu istituita la Scuola d’arte (oggi Istituto d’Arte «Gazzola» e nel 1903 fu qui allestito il primo Museo civico della città. Da metà Ottocento l’istituto ospita il Museo Gazzola. Aperto su richiesta, custodisce 200 dipinti e più di 100 sculture, frutto di lasciti, donazioni e acquisti. Tra i dipinti antichi più importanti: Presepio di Bonifacio de’ Pitati e S. Giorgio e il drago della cerchia di Albrecht Altdorfer; tra le opere seicentesche: S. Giovanni che comunica la Vergine di Domenico Piola e Sacra famiglia del Genovesino. Numerosi i capolavori neoclassici, come Ettore rimprovera Paride e Incontro di Ettore con Andromaca e Astianatte di Gaspare Landi.

  • Palazzo Casati Piacenza (PC)

    Palazzo del primo Settecento, dalla vasta corte a colonne binate; in alcuni ambienti, storie di Giuseppe e di eroine bibliche (tele di Clemente Ruta e affreschi di Bartolomeo Rusca, 1727 circa).

  • Palazzo Rota Pisaroni Piacenza (PC)

    Dimora dell’aristocrazia piacentina (xvii secolo, restaurato da Franco Albini), che conserva interessanti ferri battuti e numerosi dipinti di fiori di Margherita Caffi.

Ultimo aggiornamento 11/11/2022
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