A Piacenza, chiamata la città delle cento chiese, si trovano grandiosi interventi pittorici nelle cupole degli edifici di culto.
Il Pordenone ha dato il via, con i suoi affreschi nella Basilica di Santa Maria di Campagna, a una serie di decorazioni che hanno portato il cielo nelle architetture del Duomo, della Chiesa di Sant’Antonino e in altri edifici minori come l’oratorio di San Cristoforo e la cappella dell’Immacolata Concezione in San Francesco.
Neppure i duchi a Palazzo Farnese e le famiglie nobili nei propri palazzi privati si sono fatti mancare scenografiche quadrature e architetture dipinte.
Ecco, quindi, un itinerario per scoprire il cielo nelle stanze di Piacenza, dove anche una giornata uggiosa può regalare cieli azzurri… basta saper guardare in alto!
Da non perdere
L’itinerario prevede due percorsi di salita alle cupole
Considerando gli orari di apertura dei percorsi di salita alle cupole, consigliamo l'itinerario durante il fine settimana.
Suggerimento
Per approfondire la conoscenza del centro storico di Piacenza, consigliamo anche gli itinerari Sulle orme dei pellegrini: viaggio spirituale a Piacenza e Piacenza in bicicletta.
Il tour parte dall'estremità ovest della città murata di Piacenza: dalla Basilica di Santa Maria di Campagna, chiesa realizzata su progetto del piacentino Alessio Tramello tra il 1522 e il 1528. La semplicità del mattone a vista esterno trova all’interno un contrappunto nella maestosa decorazione, ricca di statue, tele e affreschi.
Cosa vedere
Al centro della chiesa si apre una cupola dai colori vivaci e dagli arditi scorci, affrescata da Giovan Antonio de Sacchis, il Pordenone, e poi portata a termine da Bernardino Gatti, il Sojaro.
Culmine e punto di partenza è il Dio Padre nel lanternino; scendendo con lo sguardo si trovano i Profeti e le Sibille con i loro “terribili scurti”, tratto identificativo di de Sacchis; l’attività di Pordenone si conclude con gli ovali e il fregio, dove i temi religiosi si alternano a soggetti pagani, utilizzando anche il monocromo come richiamo all’antichità.
Consiglio
E' possibile vedere gli affreschi a distanza ravvicinata con un percorso dedicato: saliti 100 gradini si arriva ad ammirare le pitture del Pordenone nel dettaglio.
Proseguendo per il centro, lungo via Campagna, si giunge in Piazza Borgo dove si trova la chiesa di Santa Brigida, risalente al IX secolo, dedicata all'omonima santa irlandese.
La chiesa era collegata a un “hospitale” per i pellegrini, che accoglieva proprio i parlanti lingua gaelica, probabilmente diretti al monastero di San Colombano fondato dal santo irlandese a Bobbio.
Cosa vedere
L'edificio è stato più volte rimaneggiato nel corso dei secoli, ma al suo interno sopravvivono interessanti testimonianze.
Di grande impatto è la cupola affrescata da Robert De Longe, con una dinamica e leggiadra "Ascensione". L’artista, di origine fiamminga, dopo alcuni anni a Roma approdò nel 1685 a Piacenza, divenendo artista di punta per committenze religiose e private.
La terza tappa propone una piccola deviazione verso sud: imboccato Corso Garibaldi, si percorre tutta via Croce e si arriva a San Giovanni in Canale, chiesa legata a un monastero domenicano, nel quartiere che nel Duecento era controllato dalla famiglia Scotti.
Cosa vedere
Ritorniamo, quindi, verso Piazza Cavalli per visitare l’adiacente Basilica di San Francesco, costruita nell'ultima parte del XIII secolo.
Cosa vedere
Nella navata destra è stata inserita sul finire del Cinquecento una cappella dedicata all'Immacolata Concezione. In contrasto con l'austerità dell'edificio, lo spazio si apre con verve scenografica nella cappella si trova un'opera realizzata nel 1597 da Giovan Battista Trotti detto il Malosso.
La Vergine viene incoronata alla presenza della Santissima Trinità, in un cielo di nuvole arricchito dalla presenza di numerose figure ritratte con cromie sgargianti e in pose scorciate.
Dopo aver camminato e guardato verso l'alto durante tutta la mattinata, è giunto il momento di abbassare lo sguardo su un menu e rifocillarsi.
Da gustare
Il piatto tipico del pellegrino in passato era la versione originaria dei Pissarei e fasò. Si tratta di gnocchetti di pan grattato e farina che oggi vengono conditi con salsa di pomodoro e fagioli.
Curiosità
Nati prima della scoperta delle Americhe - e dell'arrivo di pomodori in Europa - nel Medio Evo venivano preparati come una pasta e fagioli in brodo, con la particolarità di usare i fagioli con l'occhio.
Il piatto doveva essere sostanzioso per rinfrancare camminatori e viandanti, così nella versione attuale il sugo viene arricchito con un fondo di grasso che può derivare dalla Pistà ad Gràss (grasso battuto con aglio e profumi) o dalla pancetta, uno dei salumi DOP piacentini (insieme a salame e coppa).
L’itinerario prosegue nel pomeriggio verso Palazzo Farnese, il Palazzo ducale di Piacenza, oggi sede dei Musei Civici.
Le collezioni museali includono:
Curiosità
Il Palazzo conserva alcuni affreschi sulle volte dell'appartamento della Duchessa, che oggi ospita la Pinacoteca civica. Nelle sale dedicate all'accoglienza del pubblico, invece, il bolognese Andrea Seghizzi ha realizzato quadrature scenografiche e architetture imponenti.
Con la visita ai musei termina la prima giornata a Piacenza.
Il secondo giorno si apre con la visita alla Basilica di Sant’Antonino, dove vennero trasportate le spoglie del patrono piacentino, Antonino, che fu un soldato della legione tebea, convertito e martirizzato nei pressi di Travo.
L’edificio, ampliato e rivisto in diversi momenti storici, al proprio interno presenta stucchi, dipinti e affreschi a decoro del presbiterio.
Cosa vedere
Tra il 1624 e1628 operò nella volta Camillo Gavassetti, protetto del cardinale Odoardo Farnese.
Gavassetti, in un evidente scambio con Guercino che negli stessi anni lavorava alla cupola del Duomo, produsse un primo affresco nella cupola del presbiterio, dove rappresentò "Dio Padre tra i quattro evangelisti attorniato da angeli e santi" e una seconda opera nella volta verso l'abside, dove il soggetto è il "Vegliardo dell'Apocalisse", accanto al quale, in una gloria di santi tra le nubi, ha rappresentato anche i patroni della chiesa e della città.
E' ora di chiudere in bellezza il percorso con la visita all’imponente Cattedrale romanica di Piacenza.
Realizzata a partire dal 1122, a seguito dei danni dovuti al terremoto del 1117, presenta una classica divisione in tre navate, con imponenti pilastri ed esili monofore.
Cosa vedere
Di grande impatto il presbiterio e la cupola, decorati nel XVII secolo. Volta e catino absidale furono commissionati a Camillo Procaccini e Ludovico Carracci nel 1609; la cupola fu invece commissionata a Morazzone, che, morendo, venne sostituito da Giovan Francesco Barbieri, detto il Guercino.
L’artista, rispettando il programma del predecessore, riuscì a dare un’impronta molto personale all’opera, ingrandendo le figure dei profeti fino a renderle leggibili dalla platea. La tinta lapislazzulo della volta celeste, a contrasto con gli incarnati dei profeti, ne mette in risaltò la fisicità.
Consiglio
Gli affreschi di questa cupola sono visibili da vicino grazie a un percorso, che permette di percorrere le scale intramurarie della cattedrale e godere anche di una visione dall'alto della città.