Questo itinerario di 24 ore nel verde propone quattro tappe che raccontano paesaggi diversi del territorio bolognese: dai parchi panoramici sui colli appena fuori dal centro ai suggestivi calanchi modellati dal tempo, fino alle zone umide della pianura.
Un piccolo viaggio tra natura, panorami e biodiversità che permette di scoprire un volto più tranquillo e sorprendente di Bologna, perfetto da vivere nella stagione primaverile.
Con l’arrivo della primavera Bologna cambia ritmo: i colli si tingono di verde, i parchi tornano a vivere e la natura diventa protagonista: le giornate si allungano, i colli tornano verdi e i parchi diventano luoghi perfetti per trascorrere qualche ora all’aria aperta. È la stagione ideale per esplorare il territorio con calma, tra panorami, sentieri e spazi naturali dove osservare la natura che si risveglia e godersi il sole.
Questo itinerario di 24 ore attraversa ambienti diversi del territorio bolognese, dai parchi panoramici sui colli fino ai calanchi di Sabbiuno e alle zone umide della pianura.
Un percorso adatto a chi ama camminare e stare all’aria aperta, ideale per scoprire un volto più tranquillo e naturale di Bologna.
Questo itinerario primaverile alla scoperta del territorio bolognese inizia a pochi minuti dal centro città, in uno dei punti panoramici più suggestivi sui colli bolognesi, nel Parco San Pellegrino, lungo via di Casaglia.
Questo luogo è conosciuto dai bolognesi soprattutto con il nome “ai 300 scalini”, dal percorso che conduce fino al punto panoramico sulla sommità della collina.
La salita è ricompensata da una vista ampia e sorprendente: dai prati che caratterizzano gran parte del parco lo sguardo spazia sui colli bolognesi, sulle valli circostanti e sulla pianura, con uno splendido scorcio sul Santuario di San Luca. In primavera, quando i prati tornano di un verde intenso e la vegetazione si risveglia, questo luogo diventa perfetto per una passeggiata all’aria aperta o per una pausa rilassante al sole.
Il parco si estende per circa 27 ettari lungo la dorsale che separa le vallette del Meloncello e del Ravone.
La sistemazione dell’area ha mantenuto l’aspetto agricolo originario: gli antichi campi sono diventati prati e gli alberi da frutto continuano a segnare i vecchi confini dei terreni.
Nella valletta del Meloncello si trova invece la parte più naturale, con pioppi, salici e sambuchi lungo il corso d’acqua e piccoli boschi di carpini e noccioli sui versanti.
Curiosità
Il nome del parco deriva dal Ritiro San Pellegrino, un istituto religioso fondato nella seconda metà dell’Ottocento in questa zona. Nei dintorni sono ancora riconoscibili antichi nuclei rurali, come Casa Giuliani e Casa Breventan, già presenti nelle mappe del Settecento.
Visto la salita impegnativa sono consigliate scarpe comode.
Un angolo di natura sorprendentemente vicino alla città, perfetto per iniziare l’itinerario con una passeggiata panoramica.
L’itinerario prosegue sui primi colli a sud della città, nel Parco di Villa Ghigi, una grande area verde di quasi 28 ettari situata appena fuori Porta San Mamolo.
Il parco alterna aree coltivate, prati e piccoli boschi, offrendo un esempio molto rappresentativo del paesaggio agricolo dei colli bolognesi. Proprio questa combinazione tra natura e attività rurali lo rende un luogo unico tra i parchi della città: accanto ai prati e ai boschetti si trovano infatti vigneti, orti e antichi frutteti, attraversati dalle tradizionali strade sterrate di campagna.
In primavera il parco è particolarmente piacevole da esplorare a piedi.
Cosa fare
Un luogo ideale per rallentare il passo e scoprire uno dei paesaggi più autentici dei colli bolognesi.
Da sapere
Il parco prende il nome dalla famiglia Ghigi, che abitò la villa ottocentesca situata al centro della proprietà fino al 1972. Tra i suoi membri più illustri vi fu Alessandro Ghigi, naturalista e rettore dell’Università di Bologna, che espresse per primo il desiderio di destinare quest’area alla città. Aperto al pubblico nel 1975, oggi il parco è gestito dalla Fondazione IU Rusconi Ghigi, impegnata in attività di educazione ambientale e visite guidate dedicate alla scoperta della natura e delle stagioni.
Curiosità
Lasciando alle spalle i parchi collinari della città, l’itinerario si conclude in uno dei paesaggi naturali più sorprendenti del territorio bolognese: il Parco dei Calanchi di Sabbiuno, situato a circa 9 chilometri dal centro.
Con i suoi circa 33 ettari, quest’area naturale regala uno degli scenari più spettacolari dei colli bolognesi.
Il parco è famoso per i suoi calanchi, suggestive formazioni di argilla modellate nel tempo dall’azione dell’acqua e del vento. Il risultato è un paesaggio quasi lunare, fatto di creste sottili, pareti scoscese e piccoli pinnacoli che cambiano colore con la luce del giorno.
Il parco si trova sul crinale tra le valli del Reno e del Savena, lungo via di Sabbiuno, antica strada che collegava Bologna alla Toscana. Il versante verso il Savena è più dolce e attraversato da prati e sentieri, tra cespugli di rose selvatiche, biancospini e alberi come aceri, olmi e ornielli.
Qui è possibile fermarsi e godere di splendidi panorami sulle colline circostanti. Sul versante opposto, invece, si apre un imponente anfiteatro naturale di calanchi, punteggiato in primavera dal giallo delle ginestre. Un paesaggio unico nel suo genere, dove la natura racconta la storia geologica del territorio.
Da sapere
Sul margine del parco si trova anche il Monumento ai Caduti di Sabbiuno, dedicato ai circa 100 partigiani uccisi dai nazifascisti nel dicembre 1944.
Il memoriale, realizzato negli anni Settanta dal Gruppo Architetti Città Nuova, è uno dei luoghi più significativi della memoria della Resistenza bolognese. Nelle vicine case coloniche di Cà Croce è inoltre allestita una piccola mostra dedicata a questi eventi.