Valsamoggia: rocche, abbazie, calanchi e… Pignoletto

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Itinerario per “palati fini” quello in Valsamoggia, nell’entroterra bolognese. Un fertile territorio collinare dove, lungo antiche vie tracciate dalla storia, sorgono rocche, borghi, abbazie. 
Morbidi rilievi, alternati da aspri calanchi, disegnano l’orizzonte di uno fra i più suggestivi parchi naturali del territorio, dove i magici tramonti sono allietati dal profumo delle viti e del vino. 

  • Durata
    24 ore
  • Interessi
    Arte & Cultura
  • Target
    Famiglia
  • Prima tappa - La Rocca dei Bentivoglio Bazzano

    A circa venti chilometri dal centro di Bologna, percorrendo la strada che gli deve il nome, si arriva a Bazzano, “cuore” della Valsamoggia, cresciuta nei secoli intorno alla sua antica Rocca.

    Le origini dell’affascinante fortezza sono anteriori all’anno Mille, mentre l’aspetto attuale risale all'epoca Rinascimentale.

    All’interno si possono visitare le antiche sale, a partire dalla maggiore, detta dei Giganti, che presenta una partitura architettonica di colonne, entro le quali sono inquadrati paesaggi e grandi figure di armati con gli stemmi dipinti sugli scudi. 
    Di interesse anche l’adiacente Sala del Camino e la suggestiva Sala dei Ghepardi, decorata col motivo del ghepardo entro una cornice di melograno.

    Il primo piano ospita il Museo Civico Archeologico, che occupa cinque sale nelle quali si possono ammirare reperti provenienti dalle Valli del Samoggia, Lavino e Reno riferibili ad un ampio arco cronologico compreso tra il Mesolitico e il Rinascimento.

    Grazie all’attività della Fondazione Rocca dei Bentivoglio, durante l’anno è sede di eventi, mostre e altre iniziative che rendono ancora più interessante la visita.

  • Seconda tappa - Il borgo fortificato e l’Abbazia di Monteveglio Monteveglio

    Proseguendo lungo la stessa strada si arriva a Monteveglio, incantevole borgo fortificato che sorge, insieme all’antichissima Abbazia di Santa Maria Assunta, sul cocuzzolo di un colle che domina la vallata.

    Le origini del Castello risalgono all’anno Mille e dell’originaria fortificazione restano la bella porta ad arco e una massiccia torre castellana, entrambe sormontate da merlature a coda di rondine, da cui si può ammirare una splendida vista sulle colline circostanti.

    Procedendo tra le antiche case in pietra, si arriva all’Abbazia, la cui edificazione risale al 1092. Al suo interno si segnalano l’abside e la cripta del X secolo, con un'acquasantiera longobarda, capace di regalare emozioni.

    Annessi alla chiesa due chiostri: uno quattrocentesco, l’altro più antico, che si affaccia in posizione panoramica sulla pianura.   

    L'edificio è di antichissima fondazione e qualche studioso ritiene che in questa zona si trovasse anticamente un tempio pagano. Di certo, la chiesa attuale è di epoca preromanica e romanica, con la bella facciata caratterizzata da una luminosa bifora, rifatta all'inizio del XIII secolo e da allora mai modificata.

  • Terza tappa - Calanchi e Pignoletto Monteveglio

    Il borgo di Monteveglio è luogo di partenza per le tante escursioni adatte a tutti, che si possono fare all’interno del Parco Regionale dell’Abbazia di Monteveglio, un’area protetta dove è possibile passeggiare a contatto con la natura, lungo antichi tracciati e vie di pellegrinaggio, come la Piccola Cassia, e ammirare la spettacolare morfologia dei calanchi.

    Per rifocillarsi al termine della camminata, i dintorni sono punteggiati da numerose cantine vinicole e agriturismi dove, insieme ai piatti della cucina tipica della zona, incluse le immancabili “crescentine” fritte, è possibile gustare i vini dei Colli, tra i quali il più noto è certamente il Pignoletto, un vino bianco che prende il nome da una piccola località  collinare di fronte a Monteveglio.

    Il Pignoletto ha ottenuto nel 2010 la denominazione DOCG; solitamente fermo e secco, si può trovare anche frizzante e spumante.

    Nel periodo della vendemmia consigliamo poi di assaggiare l’uva Saslà, una antica varietà recuperata, dal sapore delizioso. 

Ultimo aggiornamento 21/12/2020

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Redazione Appennino Bolognese

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