Ferrara: la città medievale. Il ‘quartiere di comando’

In collaborazione con Touring Club

L’itinerario percorre uno degli gli assi che strutturarono la città nel Medioevo. Nel corso di questo lungo arco cronologico, la principale modificazione – che decise non solo dell’assetto urbanistico, ma anche del destino economico della città – fu determinata dallo spostamento del Po Grande, che abbandonò Ferrara per assestarsi più a nord. L’epicentro della crescita urbana divenne allora la Cattedrale, generatrice di un nuovo sistema di spazi pubblici e di una concentrazione di edifici di rappresentanza (il Palazzo ducale, quello del Vescovo, il Castello Estense), definiti nel titolo del primo percorso ‘quartiere di comando’.
  • Lunghezza
    n.d.
  • Piazza del Travaglio Ferrara (FE)

    Antico luogo delle esecuzioni – piazza del Travaglio è definita dalla porta Paula (o Paola o porta Reno), disegnata da G.B. Aleotti, isolato elemento di connotazione storica dell’ingresso cittadino meridionale.

  • Via S. Romano Ferrara (FE)

    Nell’antico quartiere dei commerci, piccole botteghe occupano i due lati della via, in parte porticati; una brulicante attività commerciale e un intenso traffico pedonale ne connotano da secoli l’immagine.

  • Via delle Volte Ferrara (FE)

    Il suo tratto più significativo è qualificato dalla presenza di passaggi coperti – le volte – che costituivano i collegamenti tra gli edifici affacciati sulla via Ripagrande e quelli più interni, di servizio. I vòlti che si incontrano, due-trecenteschi, sono di grande suggestione, sia per la forza delle strutture sia per la frequenza.

  • S. Paolo Ferrara (FE)

    Il campanile della chiesa di S. Paolo, originariamente torre gentilizia, è antecedente al Mille, della famiglia ravennate dei Lenzi o Leuti. Il luogo di culto, che apre la facciata sulla piazzetta Schiatti, fu rifatto a partire dal 1573 su strutture duecentesche da Alberto Schiatti e presenta un impianto a croce latina a tre navate. Il patrimonio di dipinti e sculture che conserva è ricchissimo per qualità e quantità e ne fa una delle più significative e rappresentative chiese nella città. Dello Scarsellino sono le mezze figure di Sante e Santi carmelitani nei pennacchi degli archi della navata centrale (1595-96). Nel XIX secolo la degradata decorazione della chiesa fu restaurata e in parte rifatta da Francesco Migliari e da Adamo Boari. Rilevante è la presenza di sculture, soprattutto del secolo XVII. Nella navata destra, 1a cappella: Crocifisso ligneo e statue dell’Addolorata e di S. Giovanni di Filippo Porri; 2a: Il miracolo del Beato Alberico da Messina di Francesco Pellegrini (1770 circa); 3a: Nascita di S. Giovanni Battista e, sopra le nicchie, Erodiade e Battesimo di Cristo dello Scarsellino; 4a: S. Teresa col beato Franco e il profeta Elia di Ignazio Ucfort; nel pilastro, S. Luigi Gonzaga di Gaetano Domenichini (secolo XIX); 5a: Annunciazione del Bastianino; le statue dei Profeti nelle nicchie sono di Francesco Casella. Nel transetto destro, 1a cappella: S. Girolamo di Girolamo da Carpi (1530 circa); sopra, organo di Giovanni Cipri (1575), rinnovato nel XVIII secolo; 2a: S. Sebastiano, copia da Nicolò Pisano di Gregorio Boari; il S. Sebastiano nel paliotto dell’altare è di Giovanni Ghirardoni. Presbiterio. Dipinti di Domenico Mona sono: l’Adorazione dei Magi con i ritratti dei donatori Giuseppe Palmiroli e la moglie Paola Rossi Campanili (1586 circa), la Conversione, la Decollazione e la Gloria di S. Paolo (1586-92); nel catino absidale, affreschi dello Scarsellino con il ratto di Elia (1595-96). Nel transetto sinistro, 1a cappella: Comunione degli apostoli di Francesco Pellegrini (1758) e Vergine Addolorata di Gaetano Domenichini; 2a: nella volta, Gloria della Vergine di Giacomo Parolini (1705) e S. Giacomo Maggiore e il committente Giovanni Maria Venati di Jacopo Bertucci (1544); l’altare è attribuito a Gaetano Genta, le statue di Elia e Davide sono di Domenico Banti. Nella navata sinistra. 5a cappella: Circoncisione (1590 circa) e, sotto, piccola Natività del Bastianino; 4a: dello stesso una Risurrezione di Cristo (1580 circa) e, sotto, Discesa al Limbo e ritratti dei committenti; 3a: Discesa dello Spirito Santo dello Scarsellino; le statue di S. Agostino e S. Nicola da Tolentino sono di Andrea Ferreri; 2a: Incoronazione di S. Maria Maddalena de’ Pazzi di Giacomo Parolini (1710 circa); 1a: all’altare, statua di S. Giuseppe col Bambino di Filippo Porri; di Domenico Mona le telette con Assunzione della Vergine, Annunciazione, Visitazione, Presentazione al Tempio (1584 circa). La chiesa accoglie anche le sepolture di illustri ferraresi tra i quali Guarino Veronese e il musicista Luzzasco Luzzaschi.

  • Ex convento dei Carmelitani di S. Paolo Ferrara (FE)

    L’architettura della chiesa di S. Paolo continua con il vasto complesso, articolato attorno a due chiostri dell’ex convento dei Carmelitani di S. Paolo, del quale si ha notizia dal 1330, ma che venne rinnovato e assunse l’aspetto attuale nel 1597. Dopo le soppressioni napoleoniche fu adibito a carcere; restaurato, è oggi occupato da uffici comunali. Il portale d’ingresso, ricostruito assemblando vari elementi, presenta importanti pezzi di scultura del secolo XV. Meritano segnalazione, inoltre, il Refettorio con soffitto a cassettoni e fregio affrescato, il salone al piano terreno utilizzato come sala della Musica, con decorazioni tardo-cinquecentesche, e, al piano superiore, un’altra grande sala con affreschi molto rovinati, collocabili tra la fine del secolo XV e l’inizio del XVI, oltre a un frammento di Madonna del XIV secolo nel primo chiostro.

  • Torre dell'Orologio Ferrara (FE)

    Rifatta su strutture duecentesche nel 1603 da G.B. Aleotti, la torre è ancora collegata, con un vòlto trecentesco, ad ambiti di quella che in antico doveva essere la residenza del Luogotenente criminale, e, con un vòlto moderno, a un insignificante edificio di Marcello Piacentini (1957), prospettante sulla piazza Trento e Trieste.

  • Palazzo Municipale Ferrara (FE)

    Davanti alla grande facciata marmorea della Cattedrale si articola il composito insieme di edifici che costituiscono il Palazzo municipale; quello in forma di broletto, che ospita la sede di rappresentanza del comune, è l’antico Palazzo ducale, rifatto nel 1924 in linee neo-trecentesche sulle strutture della prima residenza della famiglia d’Este; lo affianca la coeva torre della Vittoria, con cella divenuta oggi sacrario di tutti i Caduti (scultura in bronzo dorato raffigurante La Vittoria del Piave incatenata, di Arrigo Minerbi, 1918). Per il vòlto del Cavallo, fiancheggiato da un elegante arco rinascimentale attribuito a Leon Battista Alberti e da una colonna con fastoso capitello (le statue dei duchi Borso seduto e Niccolò III a cavallo sono un rifacimento dello scultore Giacomo Zilocchi, 1926, degli originali quattrocenteschi distrutti dalle truppe francesi nel 1796), si passa nella pittoresca piazza del Municipio, già cortile ducale. Vi spiccano l’imponente scalone, con copertura a volte e cupola, disegnato da Pietro Benvenuti degli Ordini nel 1481, e, nell’ala settentrionale, il portale dell’ex Cappella di corte, edificata nel 1476 e sovrastata da otto bifore trilobate attribuite a Gabriele Frisoni (fine XV secolo). All’interno si segnalano: la sala degli Arazzi, dove sono esposti due preziosi arazzi fiamminghi; la sala dell’Arengo, affrescata da Achille Funi (1934-37) con un ciclo dedicato al mito di Ferrara; la sala delle Lapidi, dove è collocato un fregio di bottega dei Filippi (secolo XVI) proveniente dal palazzo Paradiso; la sala del Plebiscito, che espone la grande tela Gli orrori della guerra di Gaetano Previati (1894); la Stanza dorata con il soffitto ligneo coperto di carta dipinta; il Camerino delle Duchesse, rivestito di pannelli lignei, dipinti su fondo oro da Camillo e Sebastiano Filippi (1555-65) per le duchesse Eleonora e Lucrezia d’Este. Dopo il vòlto del Cavallo, lo spazio della piazza della Cattedrale si contrae nel corso Martiri della Libertà, sul quale si fronteggiano le strutture di ampliamento del Palazzo municipale, eseguite nel 1738 da Angelo Santini, su preesistenze rossettiane, e il Palazzo arcivescovile. La lunga ala settentrionale del Palazzo municipale si affaccia verso il Castello con i portici Camerini, edificati da Galasso Alghisi intorno al 1560. Il collegamento con il Castello avviene attraverso la via Coperta che corre all’altezza del piano nobile, edificata nel 1471 e, all’epoca, attrezzata a galleria per le collezioni d’arte estensi (nella piazzetta, statua di Girolamo Savonarola, Stefano Galletti, 1875; il famoso domenicano nacque a Ferrara nel 1452).

  • S. Giuliano Ferrara (FE)

    In fondo all’ampio spazio della piazza Castello sorge la piccola chiesa di S. Giuliano, protettore dei viaggiatori e degli albergatori. Edificata nel 1405 per munificenza di Galeotto Avogadri in luogo di una demolita nel 1385 a causa dei lavori per il Castello, è di disegno gotico, esemplare per il raffinato uso del paramento e delle decorazioni in cotto. Si notino le sculture del portale tricuspidato e il sovrastante rilievo con S. Giuliano nell’atto di uccidere i genitori, confusi con la moglie adultera; nel fianco destro, iscrizione a ricordo della costruzione della chiesa e formella con la Crocifissione. L’interno, modificato nel Settecento, è stato danneggiato dal terremoto del 2012; sono pertinenti alla chiesa S. Giuliano di Jacopo Bambini (terminato da Cesare Cromer), e S. Eligio che dispensa i suoi beni ai poveri di Giovan Paolo Grazzini.

  • Castello Estense Ferrara (FE)

    Monumento emblema della città, il Castello Estense sorge isolato – quasi un ‘oggetto’ architettonico – al centro di un ampio anello d’acqua. I suoi possenti volumi si sono strutturati nei secoli attraverso fasi costruttive distinte ma tutte coerentemente concepite, sì che la fusione dell’architettura militare medievale con le forme classiche di quella civile del Cinquecento dà luogo a caratteri di mirabile equilibrio. Alla preesistente torre dei Leoni (secolo XIII), che difendeva una delle porte della città, Bartolino da Novara, architetto ducale di Niccolò II, innestò nel 1385 un blocco di costruzioni di pianta quadrata, dal quale emergevano altre tre torri (Marchesana a sud-est, di S. Paolo a sud-ovest, ornata dell’aquila estense, e di S. Caterina a nord-ovest) munite di rivellini. Se la funzione di questa intrapresa era stata in origine esclusivamente militare (si osservi, sulla torre dei Leoni, un bassorilievo araldico con la scritta longobarda Wor-Bas, sempre avanti), gli sviluppi edilizi successivi, accogliendo le raffinatezze dei palazzi principeschi, registrano l’evoluzione a scopo residenziale. Con Ercole I, nel 1477, il Castello divenne infatti la dimora dei duchi e delle loro famiglie. Architetti famosi si dedicarono a ingentilirne le forme: sono di Girolamo da Carpi il giardino degli Aranci (1554), luogo riservato alle dame, con la recinzione di raffinato disegno, l’invenzione delle bianche balaustre marmoree che fasciano a vari livelli le robuste murature, l’abolizione della merlatura ghibellina; di Alberto Schiatti (o di G.B. Aleotti) gli attici cubici completati da edicole, innalzati dopo il terremoto del 1570. Agli architetti si unirono, in questa opera di abbellimento, pittori di fama come lo stesso Girolamo da Carpi, il Bastianino e altri. Per il rivellino di mezzogiorno e per un atrio (a destra, Madonna col Bambino, affresco dei primi anni del Quattrocento), si accede all’austero cortile quadrato, riconfigurato nelle linee attuali verso la fine del secolo XV e aperto su un lato da un’ampia loggia a otto arcate sostenuta da colonne con capitelli rinascimentali. Tra gli ambienti monumentali si segnalano: le cucine cinquecentesche (originali il pavimento e il soffitto della sala grande); le prigioni – usate come tali sino all’800 – la sala del Cordolo, così chiamata per la decorazione in pietra bianca che abbelliva la torre dei Leoni su tutti i lati; la rampa delle Artiglierie, originale; la loggia degli Aranci, con giardino pensile affacciato sulla città; il corridoio dei Baccanali, la cui decorazione affrescata, attribuita a Girolamo da Carpi o al Bastianino, rappresenta il trionfo di Arianna, la vendemmia e il trionfo di Bacco e sarebbe derivata da originali di maggiori dimensioni di Raffaello e Tiziano; la Cappella di Renata di Francia, piccolo ambiente di gusto lombardesco dovuto a Renata, moglie di Ercole II, sostenitrice della dottrina calvinista; la sala dell’Aurora e la saletta dei Giochi, decorate da Sebastiano Filippi (nella prima, le quattro fasi del giorno – aurora, meriggio, vespro e notte – appaiono incastonate in un complesso decorativo di altissima fattura); il salone dei Giochi, che ha sul soffitto, incorniciati da fregi e grottesche, una serie di pregevoli *affreschi profani dedicati a giochi e sport atletici (lotta libera e greco-romana, lancio del disco, sollevamento e lancio del peso, gioco dei cerchi, della palla, dell’altalena, corsa delle bighe ecc.), probabile lavoro del Filippi, eseguito, poco dopo la metà del Cinquecento, forse con la collaborazione del padre Camillo e del fratello Cesare. Nell’ala sud si aprono sulla via Coperta i Camerini di Alfonso I, l’appartamento-studio ora spoglio e attualmente dedicato a esposizioni temporanee, un tempo decorato da capolavori di Giovanni Bellini, Tiziano, i fratelli Dossi e Antonio Lombardo, conservati in vari musei del mondo.

  • Palazzo arcivescovile Ferrara (FE)

    Rifatto da Tommaso Mattei (1718). All’interno Andrea Ferreri eseguì i busti di sei pontefici e la statua della Vigilanza; Vittorio Bigari le raffigurazioni ad affresco delle Legazioni di Bologna, di Ferrara e delle Romagne. Nelle sale sono raccolti numerosi dipinti provenienti da edifici sacri della diocesi, tra i quali: Madonna tra i Ss. Paolo, Lucia, Giovanni Battista, Apollonia e Pietro di Dosso Dossi, con aggiunte del Bastianino; un folto gruppo di opere dello Scarsellino; una S. Caterina d’Alessandria di Carlo Bononi.

  • Cattedrale di S. Giorgio Ferrara (FE)

    Prospettante sulla piazza omonima, il trionfante disegno della sua facciata. Edificata per volontà di Guglielmo II degli Adelardi, dedicata a S. Giorgio e alla Vergine Maria e inaugurata nel 1135, secondo l’iscrizione leggibile negli strombi del portale maggiore, ebbe come ideatore, architetto e scultore Nicolò, che era giunto a Ferrara dopo aver concluso i lavori nella Sacra di S. Michele in val di Susa. Nel XIII secolo la primitiva facciata a capanna venne trasformata nell’attuale, tricuspidata; nel 1636 Luca Danesi riedificò il transetto. Intorno alla scalinata di accesso sono collocati due leoni e due grifi provenienti dalla distrutta (1737) porta dei Mesi. La facciata, tripartita, sino alla prima loggia esclusa conserva gli austeri caratteri romanici del disegno di Nicolò; i caratteri gotici del registro superiore (le due logge, le arcate fortemente strombate, le gallerie con gli esili archi e le doppie colonnine) collegano la Cattedrale ferrarese con le grandi fabbriche chiesastiche padane. Il restauro ha recuperato parte dell’antica policromia delle sculture. Nella lunetta sopra il *portale centrale, S. Giorgio che uccide il drago e un’iscrizione di difficile leggibilità: Artificem gnarum qui sculpserit hec Nicolaum / Huc concurrentes laudent per saecula gentes (Coloro che qui verranno lodino nei secoli Nicolò, famoso artefice, che scolpì queste immagini); sull’architrave, Visitazione, Natività, Adorazione dei pastori, Adorazione dei Magi, Circoncisione, Fuga in Egitto, Battesimo di Cristo. Il protiro è sorretto da due leoni e da telamoni, copie (1829) degli originali collocati nell’atrio, ed è sormontato da una loggetta a bifore che reca una Madonna col Bambino in terracotta di Cristoforo da Firenze (1427); nel timpano e nella trabeazione, Giudizio universale, fiancheggiato da lunette con i dannati e gli eletti. I portali laterali erano riservati: agli uomini quello di destra, sormontato da un busto femminile di età romana popolarmente noto come Madonna Ferrara (di fianco, statua in abito da pellegrino di Alberto V d’Este); alle donne quello di sinistra che consentiva l’accesso ai matronei (di fianco, busto bronzeo del papa Clemente VIII, opera di Giorgio Albenga, 1605). Sempre a sinistra, iscrizione che ricorda il passaggio di Ferrara allo Stato della Chiesa; la lapide (1843) sostituisce quella originaria (1601) in bronzo. Compiendo il giro della Cattedrale in senso antiorario, si osserva per primo il suggestivo fianco destro, alleggerito da due ordini di gallerie schermate da colonnine dai disegni variati, sopra le quali emergono i grandi volumi degli spazi interni. Il fianco è coperto in basso dalla loggia dei Merciai, edificata nel 1473 per dare sistemazione alle botteghe che dal secolo XIV si erano addossate alla struttura della Cattedrale. La loggia nasconde le tavole marmoree che recano incisi gli Statuti cittadini del 1173, solo parzialmente visibili in alcuni negozi. Al centro sono le tracce dell’antica porta dei Mesi, chiusa nel 1717 e demolita nel 1737; le sculture superstiti sono nel Museo della Cattedrale. Conclude il sontuoso disegno del fianco destro il campanile incompiuto; iniziato nel 1412, proseguì faticosamente, secondo un progetto attribuito a Leon Battista Alberti (1441-42), fino al quarto ordine, realizzato da G.B. Aleotti nel 1596; unico monumento della città completamente rivestito in lastre di pietra bianca e rosata, reca alla base del primo ‘cubo’ i simboli degli Evangelisti e, tra le due finestre, S. Maurelio benedicente di Matteo Castoldi (1466). Aggirando il retro della Cattedrale da via Canonica, ci si porta in via Guglielmo degli Adelardi, da dove è visibile la grande *abside con decorazioni in cotto, disegnata nel 1498 da Biagio Rossetti. Sul fianco sinistro si possono osservare, al di sopra di un’alta zoccolatura marmorea costruita nel XVIII secolo, gli originali elementi strutturali dell’edificio. Si attraversa un grandioso atrio, costruito da Francesco Mazzarelli per sostenere la facciata, nel quale sono sistemati: i telamoni e i leoni originali del protiro; un sarcofago del XIV secolo in memoria di Bonalbergo di Bonfado, canonico della Cattedrale e docente dello Studio, raffigurato in cattedra; uno ravennate del V secolo con la Traditio legis; una acquasantiera del primitivo edificio; frammenti di sculture e affreschi. Lo spazio interno della chiesa è il risultato di una completa trasformazione operata dal Mazzarelli (1712), su incarico del cardinal Dal Verme, che ridusse a tre le cinque navate; la fastosa decorazione dei pilastri e delle volte fu progettata da Alessandro Mantovani ed eseguita da Virginio Monti (1880-90); il tema generale è Ferrara posta sotto la protezione della Vergine. I 36 santi nelle nicchie, quasi tutti in stucco, sono opera di Giovanni Melchiorri, Pietro e Alessandro Turchi, Giuseppe e Andrea Ferreri. Facciata interna: ai lati del portale centrale, i Ss. Pietro e Paolo, affreschi del Garofalo (1530); statue in marmo di S. Giorgio e di S. Maurelio, protettori della città, di Giovanni Melchiorri; due angeli-acquasantiera di Andrea e Ferdinando Vaccà (1745). Nella navata destra, 1a cappella: l’immagine della Beata Vergine delle Grazie (secolo XV), particolarmente venerata in città, è collocata in un fastoso altare marmoreo di Agapito Poggi (1734); a destra, sopra la cantoria, organo del 1746. 2a: il dipinto con S. Filippo Neri in estasi è di Stefano Torelli. 3a: pala con la Vergine in gloria e le Ss. Barbara e Caterina di Sebastiano Filippi. 4a: Martirio di S. Maurelio di Felice Torelli; a destra e a sinistra, S. Lorenzo martire e S. Francesco e un devoto dello Scarsellino (1610-1615 circa) e S. Caterina che adora la Trinità del Dielai (1560). 5a: altare in marmo di Angelo Ringhieri; tela con il Transito di S. Giuseppe di Giacomo Parolini (1716). 6a, della Vergine della Colonna: l’immagine trecentesca molto ridipinta, già attribuita a Nicolò della Masnada, è stata mantenuta dall’antico tempio. Braccio destro del transetto: entro nicchie, sei busti di Apostoli e quello di Cristo, in terracotta policroma, attribuiti ad Alfonso Lombardi (1524-25); sull’altare di S. Lorenzo è posto il Martirio del santo del Guercino (1629); a sinistra dell’altare sono state trasferite dall’altare maggiore (1678) le statue del Cristo crocifisso, della Vergine e di S. Giovanni di Niccolò Baroncelli (1450-53), e quelle di S. Giorgio e S. Maurelio di Domenico di Paris (1453-56); ai piedi del Calvario, monumento funebre con statua giacente dell’arcivescovo Ruggero Bovelli (1954). Nel presbiterio, l’altare maggiore, opera di Celio Tirini che reimpiegò marmi provenienti da edifici ravennati, fu consacrato nel 1728; a sinistra è la tomba di papa Urbano III (m. a Ferrara, 1187); a destra il busto del papa Clemente XI (1713). Abside: il *coro ligneo a tre ordini, capace di 150 stalli, è opera di Bernardino Canozzi terminata da Rizzardo dalle Lanze (1500-1525); gli intarsi raffigurano oggetti di uso liturgico, prospettive urbane ed edifici: la cattedra è di Ludovico da Brescia e Luchino Francese (1534). Negli stucchi (1588) sono raffigurati i quattro Evangelisti e i Ss. protettori Giorgio e Maurelio. Il Giudizio universale, nella calotta absidale, è del Bastianino (1577-80). Cappella del Ss. Sacramento (a sinistra del presbiterio): sull’altare, Ultima cena di Giacomo Parolini (1720); ai lati, due angeli adoranti in marmo di Andrea Ferreri (1720); alle pareti, Vergine con i Ss. Francesco e Rocco di Francesco Naselli (1620) e S. Teresa fra i Ss. Carlo Borromeo e Giuseppe di Giuseppe Caletti (1650 circa); lampadario in legno dorato rappresentante Cristo in gloria, di Filippo Porri. Braccio sinistro del transetto: sull’altare marmoreo di Pietro Puttini (1751), statua ottocentesca della Vergine addolorata; nelle nicchie, sei busti attribuiti ad Alfonso Lombardi, che completano la serie degli Apostoli del transetto destro. Nella navata sinistra, 6a cappella: Incoronazione della Vergine di Francesco Francia (1506). 4a: Decapitazione di S. Giorgio di Ercole Graziani (1735); a destra, Sposalizio della Vergine di Nicolò Rosselli (1570 circa); a sinistra, Vergine liberatrice (secolo XVI). 3a: Madonna in trono fra i Ss. Maurelio, Silvestro, Gerolamo, Giovanni Battista del Garofalo (1524). 2a: Miracolo di S. Tommaso d’Aquino di Mattia Bortoloni. 1a (Battistero), ricostruita in stile neogotico (1875) ma con fonte battesimale attribuito a Nicolò; i tre dipinti sono opere del secolo XIX.

  • Piazza Trento Trieste Ferrara (FE)

    Rettangolare piazza, al cui centro si svolge il listone – lungo 120 m e largo 12 – realizzato nel 1846 per dare ordine al mercato che aveva dato origine al nome di «piazza delle Erbe» e che vi si tenne fino alla metà del Novecento.

  • Ex Chiesa di S. Romano Ferrara (FE)

    Preesistente alla Cattedrale (è ricordata già nel 977), assume le sue forme attuali agli inizi del XV secolo, dopo interventi nella zona absidale e al fronte, databili intorno al 1100. In facciata, nella lunetta, Cavaliere armato attribuibile a Nicholaus (secolo XII). Al suo interno frammenti di affreschi tardo-trecenteschi e di decorazioni tardo-barocche. Il chiostro, colpito dai bombardamenti della seconda guerra mondiale, è stato ricostruito recuperando i fusti di colonna e i capitelli superstiti prevalentemente del XII secolo. L’ex chiesa è dal 2000 sede del Museo della Cattedrale.

  • Museo della Cattedrale Ferrara (FE)

    All'interno dell’ex chiesa di S. Romano, il museo conserva dipinti, arazzi, corali, reliquiari e sculture, prevalentemente provenienti dalla Cattedrale, di grandissimo valore artistico. Il percorso di visita inizia nell’area un tempo occupata dal convento, integralmente ricostruita in occasione del Giubileo del 2000. Qui sono esposte opere lapidee e grafiche, e in particolare la rilevante serie di 24 (22 più 2 di altra precedente serie) libri liturgici miniati, tra gli altri, da Guglielmo Giraldi, Giovanni Vendramin, Martino da Modena e, soprattutto, Jacopo Filippo Medici, detto l’Argenta. Attraversato il chiostro si accede all’antica sagrestia, dove è possibile ammirare la Sacra famiglia (1620 circa) del Cavalier d’Arpino, la Testa della Vergine in mosaico (1135-1150), parte del rivestimento musivo che ornava l’arco tra il presbiterio e il coro della primitiva Cattedrale, ma soprattutto la grandiosa eppure elegantissima *Madonna della melograna, capolavoro di Jacopo della Quercia (1403-1406). Da qui si passa nell’ex chiesa dove spiccano altri capolavori: le *formelle marmoree ad altorilievo del Maestro dei Mesi di Ferrara, provenienti dalla demolita porta dei Pellegrini, eccezionali testimonianze della cultura figurativa antelamica del 1230 circa; il *S. Giorgio e il drago e l’*Annunciazione, splendide tele di Cosmè Tura (1469), già ante dell’antico organo della Cattedrale, vere e proprie icone dello stile espressivo e dinamico ferrarese dell’età di Borso d’Este; gli otto monumentali *arazzi con scene della vita dei Ss. Giorgio e Maurelio, eseguiti da Giovanni Karcher (1551-53) su disegno del Garofalo e di Camillo Filippi. Arricchiscono la visita altre opere rilevanti di diversa natura tecnica. Alcuni preziosi reliquiari: in particolare, una croce d’argento e quarzo (1432-37) di Cabrino Notari, il Braccio reliquiario di S. Giorgio (1388) di Bartolomeo a Relogio e quelli di S. Maurelio (1455-56) di Simone d’Alemagna; dipinti: una Madonna col Bambino di Domenico Panetti, tre tavole (S. Giorgio, Madonna col Bambino, S. Maurelio) di Garofalo; tra le sculture, meritevoli di attenzione sono le *lastre marmoree (in particolare la Vendemmia) del secolo XII, già appartenenti al pulpito del Duomo, il *S. Maurelio (1458) di Paolo di Luca e le sculture già parte del sepolcro di Francesco Sacrati, un tempo in S. Domenico, tra le quali spicca la bellissima *Madonna col Bambino di Antonio Rossellino.

  • Palazzo di S. Crispino Ferrara (FE)

    Così detto per il preesistente oratorio, sede dell’arte dei Calzolai (emblema in un capitello sulla via Mazzini). L’attuale veste architettonica di forme neoclassiche è di Giovanni Tosi (1841); all’interno, la volta del salone è decorata con la Gloria dei Ss. Crispino e Crispiniano di Francesco Pellegrini (1750). Dalla fine del secolo scorso è occupato da una libreria.

  • Ghetto ebraico Ferrara (FE)

    Dalla piazza Trento e Trieste ci si può addentrare in un appartato settore della città medievale; il quartiere include anche il ghetto ebraico, costituitosi verso la metà del secolo XV lungo l’asse della via Mazzini e le strade laterali. Il percorso prende le mosse dal lato breve orientale della piazza, chiuso dal palazzo di S. Crispino. Si percorre la via Mazzini (antica via dei Sabbioni), ambiente ricco di edifici – in parte quattrocenteschi – di bel disegno e dalle forme variate. Verso il termine, sul lato sinistro (N. 95), è la palazzina che ospita tre sinagoghe e serve tuttora da centro della vita della piccola comunità ebraica ferrarese.

  • Sinagoga Ferrara (FE)

    Nel ghetto si trova la palazzina che serve tuttora da centro della vita della piccola comunità ebraica ferrarese e si distingue per due grandi epigrafi ai lati del portale, che ricordano le vittime delle deportazioni nazifasciste. Nella palazzina si trovano anche tre sinagoghe (due delle quali tuttora funzionanti): l’ex Tempio Tedesco (ashkenazita), ora utilizzato per le cerimonie più solenni (notevole l’Aròn contenente i rotoli della legge, un magnifico lavoro di ebanisteria del XVII secolo); l’ex Tempio Italiano, oggi un elegante e ampio salone usato per conferenze e celebrazioni comunitarie; l’Oratorio Fanese, piccolo tempio del secolo XIX, comunemente usato per i riti del sabato. All’ultimo piano è alloggiato il Museo Ebraico (temporaneamente chiuso) che accoglie in sei sale testimonianze della vita della comunità ferrarese.

  • Palazzo Paradiso e Biblioteca Ariostea Ferrara (FE)

    Iniziato nel 1391 da Alberto V d’Este, rialzato di un piano nel 1471. Divenne proprietà comunale nel 1586 e sede delle Scuole universitarie sino al 1963. L’attuale aspetto deriva dalle trasformazioni operate tra il 1586 e il 1610 da Alessandro Balbi e G.B. Aleotti, che spostarono la facciata, originariamente rivolta verso l’attigua via del Gioco del Pallone, e costruirono la torretta. Di rilievo, all’interno, il Teatro anatomico, opera di Francesco Mazzarelli (1731), e lo scalone monumentale di Antonio Foschini (1779); restauri hanno ripristinato ambienti con decorazioni quattro e cinquecentesche. Il piano superiore, dove dal 1801 è stata collocata la tomba di Ludovico Ariosto, è occupato dalla Biblioteca Ariostea, fondata nel 1747 e aperta al pubblico nel 1753. Conta oltre 400.000 volumi e opuscoli a stampa e possiede 1.560 incunaboli, circa 3.400 stampe e disegni, 3.350 manoscritti, alcuni dei quali miniati (tra questi, un Terenzio e un Anticlaudiano del ’300, un S. Agostino ferrarese e uno Strabone fiorentino del ’400). Notevoli, sempre tra i manoscritti, un papiro di Giava e vari autografi estensi (gli autografi di altri personaggi, raccolti a parte, assommano a circa 3.200). Tra le raccolte, di grande valore: la collezione Ariostea, comprendente 650 edizioni di cui alcune molto rare (266 del solo Orlando Furioso); la raccolta di studi riguardante Ariosto; la collezione Savonaroliana, consistente in 202 edizioni, tra cui molte edizioni fiorentine del Quattrocento con xilografie e un esemplare della Bibbia (1476) con ampi margini postillati dal Savonarola; la collezione Ferrarese, di 30.000 pezzi; la collezione di musica, con 183 opere (due manoscritte, pregevoli per la rarità del contenuto).

  • Centro Studi Bassaniani Ferrara (FE)

    Ha sede in casa Minerbi (già Dal Sale), dove si trovano un salone adorno di un importante ciclo affrescato della fine del secolo XIV, raffigurante I vizi e le virtù, e la sala degli Stemmi pure affrescata. Il Centro Studi è dotato di biblioteca, centro di documentazione e archivio, nonché arricchito dall’esposizione del salotto romano dello scrittore.

  • S. Antonio Abate Ferrara (FE)

    Interessante superstite esempio di gusto neogotico dovuto alle ristrutturazioni di Antonio Tosi (1866), che fornì anche il disegno dei cotti della facciata, corredata da un omogeneo insieme di dipinti e arredi in stile.

  • Case degli Ariosto Ferrara (FE)

    Antiche Case degli Ariosto, nella prima delle quali, quattrocentesca, Ludovico Ariosto visse bambino, e nella seconda scrisse la prima stesura dell’Orlando Furioso; al primo piano è sistemato un piccolo museo in cui sono conservati il calco in bronzo del suo calamaio, alcune edizioni delle sue opere e molte medaglie che lo rappresentano; nel piccolo corridoio centrale è conservata in una vetrina la preziosa edizione dell’Orlando Furioso illustrata da Gustave Doré (1881). Sul retro della casa si trova un giardino oggi utilizzato per concerti e iniziative temporanee.

Ultimo aggiornamento 11/11/2022
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