Ferrara: la città medievale. Le ‘vie d’acqua’

In collaborazione con Touring Club

Nel corso del Medioevo, la principale modificazione della città fu determinata dallo spostamento del Po grande, che abbandonò Ferrara per assestarsi più a nord. L’epicentro della crescita urbana divenne allora la Cattedrale, generatrice di un nuovo sistema di spazi ed edifici pubblici, il cosiddetto ‘quartiere di comando’. 

Procedendo a ritroso nel tempo, il percorso perlustra l’area su cui insisteva l’insediamento originario, strettamente legato alle attrezzature portuali (la Ripagrande) al servizio dei commerci che si spingevano lungo l’asta del Po fino a Pavia.

  • Lunghezza
    n.d.
  • S. Domenico Ferrara (FE)

    È una costruzione del 1710-1726, dovuta a Vincenzo Santini, che capovolse l’orientamento della chiesa precedente (1230) e racchiuse, nella nuova monumentale facciata (le statue sono di Andrea Ferreri), il campanile originario e la vecchia sagrestia, ora cappella Canani. Danneggiata dal terremoto del 2012, ha subito il parziale crollo del tetto nel 2018; sottoposta a messa in sicurezza, non è ancora agibile. 
    La descrizione dell’interno corrisponde alla situazione precedente al terremoto. Entrando, quest’ultima è accessibile tra la 1a e la 2a cappella destra; è detta cappella Canani per i sepolcri (secolo XVI) del medico G.B. Canani e del fratello cardinale Giulio. Nuovamente in chiesa, nel pavimento dell’unica sobria navata, numerose lastre tombali dal XVI al XVIII secolo. 
    Nelle tribune all’inizio della navata, a destra Cristo e la Samaritana al pozzo, a sinistra Noli me tangere, di Giuseppe Avanzi (1714). 
    Cappelle di destra: 1a: S. Agnese e santi martiri di scuola romana del secolo XVII. 2a, di S. Pio V: nella volta, il Trionfo della Chiesa di Girolamo Gregori e, dello stesso, S. Pio V in adorazione di S. Giuseppe col Bambino e S. Caterina da Siena (1750 circa); di Francesco Pellegrini è il S. Domenico a destra. 3a, di S. Domenico: ai lati, S. Domenico risana Napoleone Orsini e brucia i libri degli eretici di Mauro Gandolfi (1791); la Gloria di S. Domenico nella volta è di Luigi Corbi (1789-91); le statue della Fede e della Carità sono di Pietro Puttini (secolo XVIII). 
    La 4a conserva all’altare una copia del XIX secolo del Martirio di S. Pietro martire del Garofalo; a destra, Miracolo di S. Pietro martire di G.B. Cozza (1720 circa); a sinistra, Apparizione della Vergine a S. Pietro di Teresa Muratori. 5a: nella volta, Eucarestia di Girolamo Gregori (1750 circa); all’altare, S. Tommaso d’Aquino in preghiera davanti al Crocifisso (1630 circa); a destra, la Vergine in gloria col Bambino fra i Ss. Rocco e Lodovico Bertrando dello Scarsellino; a sinistra, la Vergine in gloria fra le Ss. Barbara e Caterina che mostra al popolo di Soriano l’immagine di S. Domenico, tela giovanile di Carlo Bononi. 
    Abside: pregevole il coro di Giovanni da Baiso, datato 1384, il più antico e completo esistente nell’Italia settentrionale. Sopra, entro ancona dorata, Sposalizio mistico di S. Caterina di Giuseppe Avanzi (1714); dietro l’altare maggiore, Madonna col Bambino, bassorilievo del secolo XV di scuola toscana. Cappelle di sinistra. 5a: Madonna col Bambino, affresco trecentesco proveniente dall’antica chiesa e S. Carlo Borromeo in preghiera dello Scarsellino (1616). 4a: Invenzione della Croce, copia ottocentesca dal Garofalo; ai lati, due opere dello Scarsellino, la Vergine appare alla Maddalena (1590 circa) e la Vergine e i Ss. Lucia, Paolo e Francesco (1610 circa). 3a, del Rosario: nella volta Gloria della Vergine di Francesco Parolini (1740 circa); sull’altare marmoreo, bassorilievi raffiguranti i Misteri del Rosario di Pietro Benatti, come le statue di S. Domenico e di S. Vincenzo Ferreri (1744); alla parete destra, Natività della Vergine di Francesco Vanni (secolo XVI), a quella sinistra, Transito della Vergine di Mattia Bortoloni. 2a, di S. Vincenzo Ferreri: all’altare, S. Vincenzo Ferreri risuscita una morta di Giambettino Cignaroli; a sinistra, S. Vincenzo Ferreri risana un bambino di Luigi Corbi (1790 circa). 1a: all’altare, Gloria della Vergine di G.B. Bolognini; alla parete destra, S. Pietro martire di Giovanni Andrea Ghirardoni (1628). L’antico convento, destinato a caserma nel 1796 e quasi completamente ricostruito nel 1935, è ora occupato da uffici comunali; più conservata la Biblioteca Calcagnini a cinque navate, con ingresso dalla retrostante piazza Beretta.

  • Via Garibaldi Ferrara (FE)

    Antica via della Rotta e, prima ancora, tracciato altomedievale delle mura. In corrispondenza dell’incrocio con la via Spadari si trova il palazzo Forzatè, notevole per il superstite portale marmoreo quattrocentesco e la bella bifora soprastante.

  • Palazzo Bentivoglio Ferrara (FE)

    Edificato nel Quattrocento ma in gran parte rifatto nella seconda metà del secolo successivo per volontà di Cornelio Bentivoglio, generale di Alfonso II d’Este; ha un’imponente facciata di gusto manieristico – singolare per la ridondanza di ornamenti marmorei, trofei, targhe e statue – da taluni attribuita a G. B. Aleotti ma probabilmente di Pirro Ligorio. All’interno, soffitti e decorazioni della bottega dei Filippi.

  • S. Maria Nuova e S. Biagio Ferrara (FE)

    Edificata tra il secolo IX e il X; alle linee della ricostruzione del secolo XV si è ispirato, nell’involucro esterno, il radicale restauro del 1921. Preziosi reperti sono nella cripta, che conserva, insieme alle tombe degli Aldighieri, presunti avi di Dante, un bassorilievo col Cristo benedicente, probabile frammento di sarcofago trecentesco; in chiesa, dietro l’altare maggiore, Miracolo della neve dello Scarsellino.

  • S. Nicolò Ferrara (FE)

    Ricostruita su una più antica nel 1475 e presto ampliata nell’abside da Biagio Rossetti. Dei due chiostri, di probabile costruzione quattrocentesca, inclusi nel convento, ne sopravvive integralmente uno solo.

  • S. Stefano Ferrara (FE)

    Rifatta nel XV secolo; nella facciata sono rilevanti il portale cinquecentesco, proveniente dalla distrutta chiesa di S. Silvestro, e il monogramma di Cristo attorniato da medaglioni in cotto con gli apostoli. Al 1° altare destro, Ss. Leone Magno, Antonio da Padova e Francesco di Paola di Giacomo Parolini (1689); al 2°, S. Caterina Vegri riceve la regola (secolo XVII); al 3°, Martirio di S. Lorenzo di Giuseppe Avanzi (1714); a fianco, mausoleo del conte Costantino Rayneri, governatore della fortezza (1679); al 3° sinistro, Crocifisso ligneo seicentesco; al 2°, La Vergine presenta il Figlio a S. Caterina (secolo XVII); al 1°, i Ss. Giovanni e Paolo di Sigismondo e Ippolito Scarsella e Madonna quattrocentesca.

  • Via Boccacanale di S. Stefano Ferrara (FE)

    Via che rammenta nel nome l’originaria funzione di via d’acqua attraverso la quale affluivano le merci per il mercato di piazza delle Erbe (l’attuale piazza Trento e Trieste). Nello spazio della piazza Saint-Étienne erano i fondachi per il deposito delle merci, sistemati sotto i portici di ampio e forte disegno di un complesso di case quattrocentesche molto ben conservate; al N. 26 ha sede l’Istituto di Cultura «Casa Giorgio Cini», che accoglie diverse istituzioni culturali diocesane e dispone di sale per conferenze. Gli sorge in fronte la chiesa di S. Stefano.

  • Via Ripagrande Ferrara (FE)

    Via che coincide con l’antico alveo del Po Grande, fino al 1152 limite sud-occidentale della città. Tra questo e la riva destra del canale di S. Stefano, nel corso del Medioevo si formò un quartiere residenziale, secondo una trama geometrica fatta di strade parallele ed equidistanti, che formavano lotti di superficie identica; era riservato a cittadini obbligati in caso di pericolo, in quanto assegnatari di un terreno, a prendere le armi in difesa della città.

  • MEIS-Museo Nazionale dell'ebraismo italiano e della Shoah Ferrara (FE)

    Istituito nel 2003, aperto per gradi nel 2011 e nel 2017, occupa l’ex carcere dismesso nel 1992, dove durante la Resistenza furono imprigionati antifascisti ed ebrei tra i quali lo scrittore Giorgio Bassani. 
    Concepito come conversione di un luogo di segregazione in spazio aperto di integrazione e memoria, sarà completato con la costruzione di due blocchi moderni, rimando ai libri della Torah. 
    È visitabile il corpo di fabbrica risalente al 1912: celle e ballatoi sono dissimulati nell’allestimento che ospita mostre temporanee e la collezione permanente. «Ebrei una storia italiana» è la prima sezione della collezione permanente, un percorso nella storia della cultura e della presenza ebraica in Italia dall’età romana al Rinascimento, attraverso installazioni multimediali, ricostruzioni tattili e reperti originali. 
    Un’altra sezione dal titolo «1938 L’Umanità negata» raccoglie immagini, filmati d’epoca e documenti che permettono di entrare in contatto con il dramma delle leggi razziali, l’esclusione sociale, la persecuzione e lo sterminio. 
    L’itinerario del giardino è pensato per spiegare le regole dell’alimentazione ebraica. 
    Il Meis è sede ogni anno della Festa del Libro Ebraico.

  • Via Carlo Mayr Ferrara (FE)

    Percorrendo la via Ripagrande verso est si può osservare che, singolarmente, per tutto il lato sinistra sono quasi assenti gli edifici di culto e civili di una certa importanza, presenti, invece, lungo quello destro; un tempo assai più numerosi, sono oggi per lo più testimoniati da bei portali rinascimentali. 
    Il fenomeno è riscontrabile dopo l’incrocio con il corso di Porta Reno, dove inizia l’intitolazione a Carlo Mayr. Si notino: all’inizio, la quattrocentesca casa Gombi (N. 10), con fini decorazioni in terracotta; più avanti, l’oratorio dei Ss. Cosma e Damiano (officiato da una comunità ortodossa rumena) di Francesco Mazzarelli (all’interno, statue e ornati in stucco di Andrea Ferreri); poi, in angolo con la piazza Verdi, le strutture del Castelnuovo, eretto nel 1428 da Niccolò III «più per diletto che per fortezza», e parzialmente demolito da Alfonso II (resti all’interno del N. 11/A della trasversale via Spronello). 
    Segue la seicentesca chiesa dei Ss. Giuseppe, Tecla e Rita, che offre all’interno un bell’esempio di omogenea decorazione e apparato seicenteschi. Subito dopo, N. 110, è il cinquecentesco palazzo Zucchini, progettato dagli architetti ferraresi Picchiatti, padre e figlio, e a sinistra, al N. 167, il barocco palazzo Mayr. Alla sinistra di quest’ultimo, un voltone segnala la prossimità dell’area del castrum, l’insediamento fondativo della città, per molti versi analogo, per trama urbana e tessitura stradale, a quello ‘militare’. 
    L’interesse urbanistico del quartiere è notevole, essendosi conservata ancora, perfettamente leggibile, l’impronta difensiva dell’antichissima struttura.

  • Ss. Giuseppe, Tecla e Rita Ferrara (FE)

    Seicentesca chiesa che offre all’interno un bell’esempio di omogenea decorazione e apparato seicenteschi; si segnalano soprattutto gli arredi lignei sia dell’ambiente di culto sia della sagrestia, e i reliquiari, cui si accompagnano dipinti di pittori locali.

  • Via Cammello Ferrara (FE)

    Lungo la via Cammello, nel primo tratto coperta, si incontra dopo buon tratto la chiesa di S. Gregorio (XV secolo), il cui campanile è considerato il più antico della città (1092): un fusto romanico a tre sezioni, con l’aggiunta, alla fine del ’300, della cella campanaria (all’interno, Madonna in terracotta del XV secolo). Nei pressi, al N. 15 della via Cammello è la gotica casa di Stella dei Tolomei, favorita del marchese Niccolò III.

  • Oratorio dell'Annunziata Ferrara (FE)

    Già della confraternita della Buona Morte, con elegante facciata di G.B. Aleotti (1612). L’interno consta di un’aula rettangolare dalle pareti interamente coperte di riquadri affrescati. Dietro l’altare maggiore, Risurrezione di Cristo attribuita al Maestro G.Z. (1441 circa; sopra, Annunciazione di Gregorio Boari, 1836). 
    Il resto della decorazione (metà del XVI secolo) raffigura episodi della Leggenda della Croce sulla traccia della Legenda Aurea di Jacopo da Varagine; il progetto iconografico corrisponde alle funzioni di assistenza ai condannati che svolgeva la confraternita della Buona Morte, committente degli affreschi. Dall’inizio della parete sinistra: I seguaci della croce del Bastianino; Il battesimo di Costantino di Cesare Filippi; Il ritrovamento delle tre croci, La risurrezione di un morto al tocco della vera croce e La deposizione dalla croce, tutti di ignoto; La Risurrezione di Cristo di Nicolò Roselli; Adamo morente dalla cui bocca spunta l’albero della croce del Dielai; La regina di Saba in atto di porre il piede sul legno della croce dello stesso; I Giudei, recuperato il sacro legno, formano la croce, di Nicolò Roselli; Costantino ringrazia Dio dopo la vitto- ria su Massenzio di Camillo Filippi. Nella parete di fondo, l’Assunta che dona la cintola a S. Tommaso di Lambert van Noort.

  • Parco archeologico del Baluardo dell’Amore Ferrara (FE)

    Nella via dei Baluardi, che corre al piede delle mura sud-occidentali della città, il baluardo dell’Amore (1580), dalla tipica forma ad asso di picche, fu promosso da Alfonso II d’Este nell’ambito di un’ingente operazione di potenziamento difensivo delle fortificazioni meridionali delle mura quattrocentesche di Borso; dal 2007 è stato oggetto di scavi archeologici e di restauri che hanno portato alla luce e reso fruibile un vero e proprio palinsesto di architettura militare: resti della quadrangolare porta d’Amore dalla forma turrita, locali con volta a botte, antiche pavimentazioni, un piccolo oratorio. 
    Dalla sommità del rilevato, perimetrato dal Po di Volano e percorribile, si può osservare l’area archeologica dall’alto e cogliere prospettive profonde verso l’interno della città.

  • Monastero di S. Antonio in Polesine Ferrara (FE)

    Insediamento altomedievale fondato dagli Eremitani di S. Agostino su un’isola del Po ed entrato a far parte della città con l’ampliamento urbano di Borso del 1451. 
    Nel 1254 Beatrice II d’Este, figlia del marchese Azzo Novello, aveva fondato una comunità religiosa, trasferitasi nel 1257, dopo aver aderito alla regola benedettina, nel monastero di S. Antonio in Polesine, ceduto dagli Eremitani. La fondatrice vi morirà nel 1264 e sarà beatificata nel 1270. 
    Lavori di ampliamento e rinnovamento vennero eseguiti nei secoli XV e XVI; un altro significativo ampliamento nel 1629. Passato al demanio dello Stato, nel 1910 il monastero viene in gran parte adibito a caserma e le monache si riducono nella parte ancora oggi occupata. 
    Del complesso fanno parte la chiesa esterna e quella interna, quest’ultima riservata agli uffizi delle monache. Nella chiesa esterna, di grandiosa impostazione scenografica è la decorazione affrescata da Francesco Ferrari, che raffigurò nella volta, entro quadratura illusionistica, la Madonna col Bambino e i Ss. Benedetto e Antonio abate, e nel fregio paesaggi e busti di santi benedettini; sull’altare maggiore, SS. Trinità con i Ss. Benedetto, Antonio abate e la beata Beatrice di Antonio Randa. La *chiesa interna, detta anche coro delle Monache (le tarsie degli stalli sono attribuite al modenese Bartolomeo Spadari), è un ambiente di grande suggestione e di notevolissimo rilievo artistico, con tre cappelle decorate di pregevoli affreschi dei secoli dal XIV al XVI (il dipinto dell’altare maggiore con la Flagellazione è di Nicolò Roselli, 1570 circa). 
    Cappella sinistra: sono attribuiti a una bottega dei primi anni del secolo XIV, legata alla cultura giottesca di ambito bolognese-riminese (il ciclo si sviluppa da sinistra a destra): Annunciazione, Visitazione, Natività, Adorazione dei Magi, Presentazione al Tempio; ai lati della finestra, S. Pietro e S. Paolo, Fuga in Egitto, Strage degli Innocenti, Gesù tra i dottori, Dormitio Virginis, La Vergine dona la propria cintura alla beata Beatrice. 
    Cappella destra (sempre da sin.): gli affreschi sono tutti della suddetta bottega: Orazione nell’orto, il Bacio di Giuda, Cristo deriso, Decapitazione del Battista e danza di Salomè, Cristo al Limbo, i Ss. Giovanni Evangelista e Battista, ai lati della finestra, il Cristo crocifisso, la Deposizione, Cristo nel sepolcro e Le Marie al sepolcro; nella lunetta con Cristo che sale alla croce appare una iconografia rara nel Cristianesimo occidentale. 
    Cappella centrale: la decorazione a tendaggi delle pareti è degli inizi del secolo XIV, mentre del XV sono le raffigurazioni religiose che si assiepano sulle pareti; le grottesche della volta sono della fine del secolo XVI e alla metà dello stesso secolo può essere assegnata la lunetta con l’Annunciazione; il Crocifisso ligneo è cinquecentesco. Sul retro della cappella centrale è un piccolo ambiente, detto Cappella del Rosario, con dipinti di Giovanni Andrea Ghirardoni inseriti nel soffitto: Trinità, S. Maria Maddalena, S. Michele arcangelo, S. Giovanni Battista, S. Scolastica; la Cattura di Cristo, ad affresco, è attribuita a Michele Coltellini (1519). Dal 2004 è tornato visibile dopo il restauro il Compianto di Cristo, gruppo in terracotta attribuito a Ludovico Castellani (1458). 
    Le spoglie della beata Beatrice, che godono di grande venerazione, sono racchiuse in un simulacro di argento e rame, in un lato del chiostro. Nel settore del chiostro riservato alla clausura, frammenti di un Giudizio universale del XIV secolo. Nella Sala capitolare sopravvive, frammentario, nella parte alta delle pareti, un raro esempio di pittura del XIII secolo; l’Adorazione dei Magi entro ancona dorata è frutto della collaborazione, poco dopo il 1550, di Camillo e Sebastiano Filippi. 
    Tra gli altri numerosi ambienti decorati, ricordiamo il refettorio, con busti di santi e sante, e l’ex dormitorio piccolo.

  • S. Giorgio fuori le Mura Ferrara (FE)

    Al di là del fiume è la basilica di S. Giorgio, che fu dal VII secolo al 1135 sede episcopale del primo nucleo urbano di Ferrara. La chiesa, profondamente modificata dagli Olivetani nel corso del XV secolo anche con la partecipazione di Biagio Rossetti, venne rifatta, dopo il terremoto del 1570, da Alberto Schiatti (1581) e ripresa nel Seicento e nel Settecento; la facciata venne realizzata da Francesco Mazzarelli e Giacomo Bottoni. 
    Opera di Rossetti è il bel campanile (1485), realizzato in muratura di cotto, con sottili inserti in pietra bianca che illuminano l’austerità della cortina; nel disegno complessivo del fusto, formato dalla sovrapposizione di quattro cubi, definiti da forti pilastri angolari, si è voluta vedere una diretta ispirazione al campanile albertiano della Cattedrale. 
    Al Rossetti apparterrebbe pure il chiostro, unico superstite dei tre che si aprivano nel convento. L’interno a tre navate ha aspetto settecentesco, dovuto alla decorazione pittorica di Francesco Ferrari che ricopre in maniera omogenea le pareti e le volte. 
    Gli altari sono solo due per lato. Nella navata destra, Miracolo di S. Benedetto, copia da Ludovico Carracci di Francesco Naselli. 1° altare, ancona lignea seicentesca; Offerta dei pani a S. Benedetto, copia da Guido Reni del Naselli. 2° altare, Il beato Bernardo Tolomei di Francesco Ferrari. 
    A destra dell’altare maggiore, cappella di S. Benedetto decorata con storie della vita del santo da Francesco Ferrari; all’altare, S. Benedetto di Domenico Maria Canuti; un sarcofago del XV secolo in marmo (poi dorato) è utilizzato come mensa d’altare e contiene le spoglie del vescovo Alberto Pandoni. Presbiterio. 
    Al centro del coro, S. Giorgio vittorioso di Maurelio Scannavini (1682); coro ligneo del XVI secolo; nel catino absidale, Gloria dei santi olivetani del Ferrari; alla parete destra, Circoncisione (copia da Ludovico Carracci) e Adorazione dei Magi di Francesco Naselli; alla parete sinistra, monumento funebre del vescovo Lorenzo Roverella di Antonio Rossellino e Ambrogio Riva di Giacomo (1475). 
    Ai lati del presbiterio, statue di S. Giorgio e di S. Maurelio di Francesco Casella (1610 circa). 
    A sinistra dell’altare maggiore, cappella di S. Maurelio affrescata da Francesco Ferrari con storie della vita del santo; all’altare, S. Maurelio, copia dal Guercino di Benedetto Gennari il Giovane; l’altare è formato da un’urna argentea contenente il corpo di S. Maurelio, i cui rilievi raffigurano Il duca Alfonso I in preghiera, Lucrezia Borgia che pone sotto la protezione di S. Maurelio il figlio Ercole II, Il priore Girolamo Bendedeo in preghiera. Nella navata sinistra, 2° altare, S. Francesca Romana di Francesco Naselli. Flagellazione di Costanzo Catanio. 1° altare, Crocifisso ligneo con ai lati le statue della Vergine e di S. Giovanni. Coronazione di spine di Costanzo Catanio (prima del 1636). 
    Monumento funebre di Orazio Ariosti, nipote del poeta. Nella sagrestia, attribuita a Biagio Rossetti, sono di Francesco Parolini alcuni ritratti di abati e immagini di santi. 
    Alla base del campanile è la lastra tombale del pittore ferrarese Cosmè Tura (1495).

Ultimo aggiornamento 11/11/2022
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