Imola: il centro storico

In collaborazione con Touring Club

L’itinerario di visita del centro storico ha come punto di partenza la piazza Matteotti, il più antico nucleo cittadino, all’incrocio del decumano e del cardine principali dell’Imola romana. Il percorso ha come principali direttrici la via Emilia Ovest e via Cavour e tocca gli edifici più rappresentativi della città, dalla Cattedrale alla Rocca, da Palazzo Tozzoni al complesso di S. Domenico. Oltre alla visita del centro storico l'itinerario prevede due passeggiate all’esterno del perimetro già murato. La prima (10 minuti) ha come oggetto il convento dell’Osservanza, raggiungibile al termine della via Nino Bixio, al di là della porta Montanara. La seconda (circa 20 minuti) utilizza la via Emilia Ovest e in prosecuzione il viale Amendola ed ha come meta l'area degli scavi della necropoli di Villa Clelia.
  • Lunghezza
    n.d.
  • Piazza Matteotti Imola (BO)

    Il più antico nucleo cittadino, all’incrocio del decumano e del cardine principali dell’Imola romana. Con le contigue piazze Caduti per la Libertà e Gramsci, forma un vero e proprio sistema urbanistico, originato dagli interventi di riqualificazione e regolarizzazione degli spazi operati da Girolamo Riario tra il 1474 e il 1484. La piazza Matteotti, che doveva essere quadrata ma che poi risultò trapezoidale per accentuare la visione prospettica, accoglie al centro il monumento ai Caduti (1928). Lungo il lato nord-ovest si trova il Palazzo comunale, risalente al Duecento e rimaneggiato nel Settecento. Di fronte, palazzo Sersanti, già palazzo della Signoria, di fine Quattrocento. Nel lato sud-ovest della piazza la chiesa del Pio Suffragio, costruita nel 1687 da Lorenzo Mattoni.

  • Palazzo comunale Imola (BO)

    Lungo il lato nord-ovest di piazza Matteotti, il palazzo si presenta nella veste assunta dopo le radicali ristrutturazioni operate prima da Alfonso Torreggiani (1764) e successivamente da Cosimo Morelli (1771). Il precedente edificio (del quale restano tracce nell’androne e nel fianco destro, messe a vista da un restauro del 1935) era costituito da due corpi di fabbrica: uno a nord della via Emilia costruito nel 1248 e uno a sud, del 1312, collegati dal voltone ancora esistente. Il portico verso la via Emilia ha negli archi a sesto ribassato interessanti capitelli romanici a motivi zoo e antropomorfi. La facciata settecentesca si caratterizza per l’ingresso decentrato, in unità compositiva col balcone ondulato e con la statua della Beata Vergine (Domenico Trifogli, 1723); ai lati della finestra principale, due nicchie con pitture dei Ss. Pier Crisologo e Cassiano (1774). Nell’interno, scomparsi gli interventi quattrocenteschi patrocinati da Taddeo Manfredi, sono conservate quattro sale settecentesche con arredo d’epoca e decorazioni di Antonio Villa, Giacomo Zampa e altri.

  • Palazzo Sersanti Imola (BO)

    Con l’avvento di Girolamo Riario, di fronte al Palazzo comunale (e nell’ambito del progetto di ridefinizione della piazza) venne edificato il nuovo palazzo della Signoria, o Riario, ora palazzo Sersanti, la cui costruzione fu affidata probabilmente a mastro Giorgio Marchesi da Settignano, detto Fiorentino, e fu realizzato tra il 1480 e il 1484. Il palazzo ha uno sviluppo di quattordici arcate rette da colonne con capitelli compositi (le une e gli altri opera di rifacimento), sovrastate da un ordine di finestre adorne di decorazioni in cotto e da una serie di oculi al mezzanino (aperti alla fine dell’Ottocento); tutto il complesso è stato oggetto di restauri nel secolo XIX e nel 1925.

  • Chiesa del Pio Suffragio Imola (BO)

    Costruita nel 1687 da Lorenzo Mattoni, con semplice facciata in laterizio aggiunta nel 1882 da Pietro Mirri. Nell’interno a una navata, al 1° altare a sinistra, Trinità e i Ss. Cassiano e Pier Crisologo di Giovan Gioseffo Dal Sole (1700); all’altare maggiore, pala di Carlo Cignani (1687).

  • S. Maria in Regola Imola (BO)

    Risalente al VII secolo, ma rifatta nel 1780-86 da Cosimo Morelli, che nella facciata, scandita da paraste reggenti il timpano con sottostante finestra ad arco termale, si riappropriò di modelli palladiani. Dell’antica costruzione resta il *campanile a pianta mistilinea, eretto nel 1180-81, poi completato nella cella campanaria nei secoli XIII e XIV. L’interno della chiesa, a pianta quadrata, è coperto da una volta illusionistica decorata da Alessandro Della Nave e Antonio Villa. La 2a cappella sinistra conserva, sotto l’altare, un sarcofago in marmo bianco, scolpito nel 1372, che racchiude le reliquie di S. Sigismondo re di Borgogna. Il lato frontale dell’altare maggiore è formato da due parti di *transenne bizantine, del VI secolo, con ornati a traforo di squisita fattura; la pala è di Antonia Pinelli; alla parete sinistra, tabernacolo degli olî santi, quattrocentesco, di foggia toscana.

  • Casa dei Conti della Bordella poi Gandolfi Imola (BO)

    Costruita in puro stile rinascimentale nel 1478, con integrazioni del 1526, dai conti a opera di un mastro Antonino da Mortara; conserva nell’interno soffitti in legno e a cassettoni e resti di decorazioni pittoriche (restauri, tra cui il rifacimento delle bifore, sono stati operati all’inizio del secolo XIX).

  • S. Maria dei Servi Imola (BO)

    Edificata dai Serviti tra il 1317 ed il 1341, ristrutturata nel 1502, sopraelevata alla fine dell’Ottocento. Del portico originario restano le colonne in arenaria; il portale, pure in arenaria, con corona di stemmi è attribuito ad Andrea Marchesi (1505). Il campanile è opera di Lorenzo Mattoni (1703-5). In un angolo della piazza, fontana-scultura del faentino Mauro Andrea (2001). Notevole l’interno a unica navata, con lati scanditi da quattro archi e ricchi altari adorni di belle ancone lignee seicentesche. Al 2° altare destro, S. Pellegrino Laziosi di Domenico Maria Viani; nel coro, entro fastosa ancona, Madonna col Bambino, tavola bizantineggiante (secolo XIV) detta «Madonna del mal contagio». Al 2° altare sinistro, S. Filippo Benizzi in gloria, sempre del Viani.

  • Palazzo Alessandretti Imola (BO)

    Opera di Luigi Morelli (fine secolo XVIII). Lo scalone è adorno di disegni ornamentali di Antonio Villa e Pietro Meloni mentre ad Angelo Gottarelli venne assegnato il compito di ornare di pitture uno degli appartamenti interni.

  • S. Agostino Imola (BO)

    Chiesa risalente alla metà del XIV secolo, ampliata nei secoli XV e XVI, ricostruita da Domenico Morella con successivi interventi del figlio Cosimo. L’adattamento dell’interno recentemente restaurato a unica navata con tre cappelle per lato è dovuto a Cosimo Morelli. Sopra i confessionali, statue di Angelo e Domenico Piò, ai quali spetta anche il bellissimo gruppo di S. Michele che atterra il demonio sopra l’ingresso; nell’abside, pregevole organo del 1769; al 3° altare sinistro, Crocifisso e apostoli (nel sottoquadro, Anime purganti) di Marcantonio Franceschini.

  • Palazzo Della Volpe Imola (BO)

    Ex albergo El Cappello (1480-84), poi palazzo della Volpe (oggi privato), voluto da Girolamo Riario per offrire possibilità di alloggio agli ospiti illustri. Con ingresso nella trasversale via Felice Orsini, la facciata sulla via Emilia reca notevoli finissimi motivi decorativi in cotto, come pure il prospetto del secondo corpo su via Orsini.

  • Farmacia dell'Ospedale di S. Maria della Scaletta Imola (BO)

    Sotto un portico frutto di un intervento eclettico di Gualtiero Pontoni (1928), la farmacia dell’ospedale S. Maria della Scaletta conserva oltre 400 vasi in ceramica faentini e imolesi del XVIII secolo; le volte furono decorate nel 1794 da Antonio Della Nave e Angelo Gottarelli; della bottega dei Ballanti Graziani sono alcune terrecotte ornamentali.

  • Palazzo Sassatelli-Monsignani Imola (BO)

    Costruito a partire dal 1524, con basamento a scarpata e finestre incorniciate in pietra; nel cortile (da cui si ha una buona visione del campanile e del tiburio della Cattedrale), portico su due lati con loggiato; settecenteschi gli ambienti interni, con decorazioni di Giacomo Succi, Angelo Gottarelli e Antonio Villa; una sala è adibita ad auditorium, intitolato a «Mariele Ventre», che ospita la stagione concertistica.

  • Biblioteca comunale Imola (BO)

    Nel Complesso di S. Francesco uno scalone monumentale, costruito nel 1749-61 su progetto di Alfonso Torreggiani, conduce al piano superiore, dove sono le sale di lettura e la bella Sala antica della Biblioteca francescana, istituita da Cesare Lippi nel 1608, resa pubblica nel 1747 e nel 1796 destinata al Comune. Possiede oltre 300.000 volumi, 141 incunaboli e 1.692 manoscritti cartacei e pergamenacei. Particolare interesse presentano una Bibbia ebraica del Trecento, un Inferno dantesco del Quattrocento e un rarissimo *Salterio latino del Duecento, con 271 miniature, di fattura franco-inglese. Alla biblioteca è aggregato l’Archivio storico comunale, con atti dal 1084 al 1900.

  • Complesso di S. Francesco Imola (BO)

    Lungo la via Emilia sorge il complesso dell’ex convento di S. Francesco, iniziato nel 1359 sul modello assisiate. Della chiesa primitiva, composta da un’aula inferiore e una superiore, restano l’abside poligonale e il fianco destro con archi ogivali; nel 1720, a opera di Lorenzo e Cosimo Mattoni, iniziarono radicali lavori di ristrutturazione del convento, proseguiti da Pietro Petrocchi, Giuseppe Magistretti e da Cosimo Morelli, che lo trasformarono in biblioteca, ruolo che ancora detiene: sono particolarmente degni di nota lo scalone e l’Aula magna affrescata da Alessandro Della Nave e Antonio Villa. La chiesa inferiore, recentemente ristrutturata come sala per mostre, era rivestita di affreschi; ne rimangono alcuni resti soprattutto nella zona absidale (Madonna del Soccorso, Cristo, Santi). La grande chiesa superiore, che ha la fronte sulla vicina piazza Ferri e abside visibile dalla via Emilia, venne trasformata in Teatro nel 1812 su disegno di Giuseppe Magistretti, funzione che svolge tuttora. Per lo scalone monumentale, costruito nel 1749-61 su progetto di Alfonso Torreggiani, si sale al piano superiore, dove sono le sale di lettura e la bella Sala antica della Biblioteca francescana.

  • Palazzo Machirelli Imola (BO)

    Costruito da Giorgio Fiorentino tra il 1480 e il 1483 per Michele Machirelli, cancelliere di Girolamo Riario: della costruzione originaria resta il notevole portico a tre lati, le cui colonne in arenaria, sormontate da capitelli corinzi, reggono ricchi archi in cotto, scanditi da medaglioni con teste umane; all’interno, modificato nel XVIII e XIX secolo, Domenico Morella costruì lo scenografico scalone; la sala delle Stagioni è sede di conferenze e visitabile in tali occasioni.

  • Convento del Carmine Imola (BO)

    Il complesso conventuale del Carmine, assieme al palazzo Tozzoni, è l’opera più importante a Imola di Domenico Trifogli. Tra il 1720 ed il 1726 l’architetto ricostruì il precedente labente complesso di origine trecentesca, portando a termine l’interno della chiesa, a navata unica, con una ricca decorazione a stucco, mentre la facciata (di altro autore) è del 1770-90. Nel 1790-92 Antonio Della Nave decorò il refettorio e Angelo Gottarelli la volta dello scalone del convento.

  • Ss. Bartolomeo e Cassiano di Croce Coperta Imola (BO)

    Moderna parrocchiale (Luigi Vagnetti, 1962), che nella titolazione ricorda la cattedrale altomedievale (distrutta nel 1187); nell’interno, a sinistra è la colonna che si vuole servisse al martirio di S. Cassiano, sormontata da una croce stazionale di sasso del secolo X-XI. L’originario nucleo episcopale, che doveva sorgere non lontano da questa chiesa, è stato individuato in adiacenza alla vastissima necropoli detta oggi di Villa Clelia.

  • Necropoli di Villa Clelia Imola (BO)

    Vastissima necropoli scavata sistematicamente a partire dal 1978, che ha restituito più di 100 tombe di varia tipologia, riferibili a un arco cronologico compreso tra il III e il VI secolo; i materiali lapidei sono stati trasferiti nella Rocca di Imola. L’area degli scavi è stata sistemata a parco archeologico attrezzato.

  • Chiesa dei Cappuccini Imola (BO)

    Semplice fabbrica con facciata settecentesca. All’interno, stucchi pure settecenteschi e sei scene della Passione di Pietro Micheli; la sagrestia è un integro complesso ligneo settecentesco.

  • Rocca Sforzesca Imola (BO)

    Grandiosa architettura fortificata tra Medioevo e Rinascimento, con quattro torri angolari e, al centro del perimetro quadrato, un mastio quadrangolare. Venne eretta nel 1259 sopra un fortilizio dell’XI secolo, ingrandita dal cardinale Bertrando del Poggetto (1332), rafforzata nel 1472-73 da Danesio Maineri, e completata per Girolamo Riario da Gian Lodovico Menghi e Giorgio Fiorentino. Il Riario fece inoltre eseguire i lavori necessari a rendere abitabili le stanze di un corpo interno, detto palazzetto del Paradiso, con alto loggiato rimasto compiuto solo su un lato. Si entra per l’accesso aperto nella cortina sud-orientale, verso il piazzale Giovanni dalle Bande Nere. Nella Rocca sono conservate una ricchissima collezione di armi (esemplari dal XIV al XIX secolo) e una cospicua raccolta di ceramiche e maioliche in parte medievali rinvenute nel corso di lavori. Nell’appartamento del Capitano è esposta la parte più rilevante della collezione di armi; sono presenti armi bianche, balestre, armi orientali e armi da fuoco lunghe e corte, tra cui di particolare interesse un paio di pistole firmate da Cassiano Zanotti e datate 1804. Nella collezione delle ceramiche, i pezzi, databili dal XIV al XIX secolo, sono stati tutti rinvenuti nella Rocca durante gli interventi di recupero a partire dagli anni ’60 del Novecento, e sono quindi testimonianze della vita all’interno della fortezza. Il percorso esposotivo evidenzia i vari contesti di provenienza, il mastio soprattutto con i suoi due pozzi, quello d’acqua e quello da ‘butto’, e le sue segrete. Nella torre sud-ovest è esposto un servizio da tavola (inizi del XV secolo) composto di diciotto piatti in ceramica graffita, probabilmente commissionato per un particolare avvenimento. Nel mastio, tra i boccali esposti e ritrovati nel pozzo d’acqua, spicca quello in maiolica arcaica decorato con l’aquila, stemma degli Alidosi.

  • Museo della Resistenza e del Novecento Imola (BO)

    Nel complesso dell’Annunziata (costruito a partire dalla fine del XVI secolo e ripetutamente rimaneggiato), tra altre istituzioni pubbliche e associazioni, ha sede il Centro imolese Documentazione Resistenza antifascista e Storia contemporanea (CIDRA) che accoglie il Museo della Resistenza e del Novecento, raccolta di documenti, giornali, foto, cimeli, medaglie e filmati.

  • Convento dell'Osservanza Imola (BO)

    Raggiungibile al termine della via Nino Bixio, al di là della porta Montanara (restaurata nel 1925), l’unica superstite della cinta manfrediana. La chiesa conventuale di S. Michele venne costruita tra il 1467 e il 1473 per interessamento di Taddeo Manfredi; nel portichetto a tre arcate, ricostruito, tre sarcofagi prelevati dall’interno, tra i quali quello di Bianca Landriani, sorella di Caterina Sforza. L’interno, ripristinato nel 1939-43, oggi si presenta a due navate. A sinistra dell’ingresso, nella parete, è la fronte originaria della tribuna del papa Giulio II, del principio del Cinquecento, eretta a ricordo dei 20 giorni da lui trascorsi a Imola. Alla parete della navata sinistra, Madonna pacificatrice, affresco staccato attribuito a Guidaccio da Imola (1472), dipinto a celebrazione della pace fra Taddeo Manfredi e suo figlio Guidazzo. Nel coro, un antico Crocifisso ligneo. Dal portico si va nel bel chiostrino quattrocentesco, decorato da lunette a fresco narranti scene della vita di S. Francesco. Sempre dal portico è l’accesso al Santuario della madonna delle Grazie, con cupoletta sul presbiterio affrescata da Giacomo Zampa (1768); all’altare, *Madonna col Bambino tra angeli e un devoto, tempera del secolo xv (attrbuita senza fondamento a Gentile da Fabriano). A sinistra della chiesa è un grazioso giardinetto, dove sono una ricostruzione della tribuna di Giulio II e, in fondo, entro edicola, una Pietà, pregevole gruppo in terracotta policroma del primo Cinquecento (il busto è moderno).

  • Museo diocesano Imola (BO)

    Ha sede nel Vescovado, fondato nel 1188, più volte integrato nel corso dei secoli e radicalmente ristrutturato da Cosimo Morelli nel 1766, con facciata del 1845. È accessibile inoltre il giardino storico all’italiana. Il museo è ordinato perlopiù al piano nobile del palazzo e vi sono esposte collezioni di dipinti (XIV-XIX secolo), argenterie sacre, tessuti liturgici, monete e medaglie, mobili e arredi d’epoca, distribuiti negli ambienti più significativi: il salone d’Onore, l’appartamento Rosso, la Galleria e l’appartamento Verde. Nella sala blindata sono custoditi 19 preziosi codici corali miniati. Tra le 2.000 opere e gli oggetti esposti si segnalano: una Madonna col Bambino e santi di Innocenzo da Imola (1516); Madonna col Bambino e un committente, attribuita a Paolo o Lorenzo Veneziano (metà XIV secolo); due figure femminili (forse Virtù, XVI secolo) provenienti dalla Cattedrale; un Santo vescovo, affresco staccato di scuola bolognese del Trecento; il reliquiario di S. Sigismondo (1382) in rame sbalzato; il reliquiario del velo della Madonna (1378) in rame sbalzato e dorato. Il Museo delle Carrozze conserva due berline settecentesche.

  • Cattedrale Imola (BO)

    Nel piazzale Duomo, nucleo formativo della città medievale, campeggia, isolata, la poderosa mole della Cattedrale dedicata a S. Cassiano, eretta tra il 1187 ed il 1271 dopo la distruzione della primitiva sede vescovile (ubicata a ovest dell’abitato), ampliata nella seconda metà del XV secolo da Girolamo Riario che operò modifiche urbanistiche per isolare il complesso. La facciata, del 1849, fu disegnata da Filippo Antolini; il campanile, del 1473-85, ha coronamento più tardo. L’aspetto odierno dell’interno è quasi totalmente riconducibile agli interventi di Cosimo Morelli (1759-81), che ridusse l’originario impianto da cinque navate a tre, con navata principale scandita da arconi intervallati da doppie lesene e collegata mediante una serie di scale alla cripta e al presbiterio. All’altare della 2a cappella destra, *Crocifisso ligneo del Quattrocento. All’altare maggiore, Martirio di S. Cassiano di Pietro Tedeschi. Si scende nella vasta cripta, dove i tre altari sono costituiti da grandi urne in marmo bianco, e di ritorno in chiesa si passa alla navata sinistra: nella 3a cappella, Assunzione di Maria di Jacopo Bertucci; oltre la 1a, bellissimo fonte battesimale di scultore toscano del primo Cinquecento.

  • Palazzo Tozzoni Imola (BO)

    Una delle migliori realizzazioni di Domenico Trifogli (1726-38), con interventi di Alfonso Torreggiani: la semplice facciata tardo-barocca è caratterizzata dai variati timpani curvilinei dei tre ordini di finestre; notevole lo *scalone, con stucchi e statue di pregevolissima fattura. La donazione dei proprietari al Comune ne ha fatto uno dei monumenti cittadini più interessanti per il visitatore. Gli ambienti residenziali (oltre all’archivio e alla biblioteca), pervenuti praticamente intatti, costituiscono un raro esempio di dimora nobiliare in Romagna tra Sette e Ottocento. Particolarmente importante la collezione di dipinti, un complesso di opere, situabili tra la fine del Cinquecento e gli inizi del Novecento, di autori prevalentemente bolognesi e romagnoli.

  • Palazzo Pighini Imola (BO)

    Il più antico esempio di casa medievale a Imola; edificato nella seconda metà del XIII secolo, passò successivamente (1296) ai conti di Cunio; la facciata è stata restaurata tra il 1917 e il 1920.

  • Palazzo Vacchi Suzzi Imola (BO)

    Opera di Cesare Costa (1865), ritmato al piano superiore da lesene marmoree (nelle lunette, bassorilievi di Grazioso Spazzi e busti di Ferdinando Pelliccia) e coronato da una balaustrata; al di là di un cancello di Giuseppe Mengoni, l’interno comprende vari ambienti che riproducono stili dal XV al XVIII secolo.

  • Palazzo Calderini Imola (BO)

    Palazzo Calderini (poi Poggiolini), costruito tra il 1481 e il 1485 da Francesco Fuzzi su probabile disegno di Giorgio Fiorentino, e modificato nel 1560 e nel 1743 senza alterare la facciata, esemplata su modelli fiorentini.

  • Port'Appia Imola (BO)

    Al termine dell’ultimo breve tratto di via Appia sopravvivono le vestigia dell’antica porta del Piolo o port’Appia, consistenti in due bastioni, un tempo dotati di voltone di collegamento e rivellino, costruita in sostituzione della porta di epoca manfrediana.

  • S. Maria in Valverde Imola (BO)

    Fondata nel secolo XIII, ristrutturata e ingrandita nel 1617 da Floriano Ambrosini; nell’interno a una navata, dipinti di Paolo Carracci (S. Carlo) e Domenico Maria Canuti (S. Cecilia). Al piano superiore della chiesa si trova l’oratorio di S. Rocco, commissionato nella prima metà del Settecento agli architetti imolesi Lorenzo e Cosimo Mattoni. L’interno in stile rococò racchiude tele di autori locali della seconda metà del XVIII secolo che raffigurano episodi della vita della Vergine.

  • Via Cavour Imola (BO)

    Via appartata ma ricca di edifici di pregio. Di un certo interesse sono, al N. 63, il palazzo Ginnasi Poggiolini, della fine del XVI secolo (ristrutturato nel xviii), e al N. 84, il palazzo Calderini (poi Poggiolini), costruito tra il 1481 e il 1485 da Francesco Fuzzi. Al N. 71 si trova il complesso formato dalla chiesa di S. Agata (esistente nel 1146, ma ricostruita nel 1605 lasciando incompiuta la facciata) e dal collegio dei Gesuiti (edificato a partire dal 1592), con biblioteca ideata da Cosimo Morelli. Conclude la sequenza, al N. 77, la casa Ettorri-Solferini, della fine del XV secolo, con alto primo piano e piccole finestre incorniciate. Nel tratto occidentale della via si incontra, al N. 57, il palazzo Faella, ristrutturato nel secolo XVIII, dal bel portale con colonne a rocchi del secolo XVII; al N. 56, il palazzo Bianconcini, del secolo XVIII (nell’interno, affreschi di Antonio Della Nave e pannelli di Cincinnato Baruzzi). Oltrepassato il pittoresco giardino Rambaldi, nell'ultimo tratto della via, dopo il palazzo Porzi di Cosimo Morelli al N. 40, si costeggia il muro del convento delle Clarisse, di origine trecentesca, fino a giungere alla chiesa conventuale di S. Stefano.

  • S. Domenico Imola (BO)

    Iniziata nel 1287 e terminata nel primo decennio del secolo successivo, ma trasformata su progetto di Domenico Trifogli (1702-18); oltre all’abside poligonale, dell’edificio gotico rimane il bel *portale in cotto a profondo sguancio, di Jacopo da Cereto (1340). L’interno è a una sola vasta navata, fiancheggiata da grandi arcate in cui trovano posto gli altari laterali, con ricche decorazioni di ori e marmi. Subito a destra dell’ingresso è una colonna sormontata da una piccola croce di pietra (secolo XV), già all’esterno della chiesa. Nell’abside, Martirio di S. Orsola di Ludovico Carracci (1600). Per una porta alla destra del presbiterio si va in un atrio (alla parete destra, pietra tombale di Colaccio Beccadelli, metà 1341, opera di Bitino da Bologna) comunicante con una cappelletta ogivale appartenente alla costruzione primitiva, ripristinata nel 1936-37: alle pareti sono visibili cospicui frammenti di affreschi votivi, in parte di scuola bolognese del Trecento, in parte del Quattrocento; sul moderno altare in ceramica, bel polittico (Madonna col Bambino e santi) di Giovanni da Riolo (1433).

  • Museo di S. Domenico Imola (BO)

    Ha sede nell’ex convento dei Domenicani, di origine duecentesca, del quale rimangono i due quadriportici costruiti con aiuti di Girolamo Riario, forse a opera di Giorgio Fiorentino e del figlio Checco (1480 e 1482). L’edificio, acquistato dal Comune e ristrutturato, ospita il Museo di San Domenico, dove sono confluite le Collezioni d’Arte della Città e il Museo Giuseppe Scarabelli. Il restauro e la sua trasformazione in museo ha permesso di recuperare la spazialità originaria del convento e di individuare le antiche destinazioni d’uso come il capitolo, i dormitori, la cucina, i granai, le celle. Le Collezioni d’Arte della Città consistono in oltre 600 pezzi tra dipinti, sculture, arredi sacri, ceramiche, disegni, monete, medaglie e installazioni, che abbracciano un arco di tempo dal Trecento a oggi. I materiali sono suddivisi in sette grandi temi che raggruppano opere e oggetti diversi per origine, qualità, rarità, con l’obiettivo di fare risaltare luoghi, artisti, avvenimenti, produzioni tipiche, gusti e stili di vita della città e del suo territorio. Inoltre, grazie al restauro del pulpito ligneo della chiesa di S. Domenico, è possibile ricongiungere visivamente lo spazio ecclesiastico al convento e offrire un affaccio privilegiato dall’alto. Nelle sale sono ordinate le opere affluite da chiese e conventi in seguito alle soppressioni del secolo XIX, o da collezioni private cittadine. Tra le pitture murali staccate di artisti emiliani e romagnoli del XV secolo, lavori di Cristoforo Scaletti e Tommaso Cardello. Notevoli inoltre i dipinti di Francesco Pelosio (Madonna della Misericordia), Innocenzo da Imola (Madonna col Bambino e i Ss. Cassiano e Pier Crisologo, del 1515 circa), Orazio Samacchini (Martirio di S. Stefano), Gaspare Sacchi (Madonna della Scaletta, 1517, e Sposalizio della Madonna e santi, 1528-29), Lavinia Fontana (Madonna Assunta di Ponte Santo e Ss. Cassiano e Pier Crisologo), Domenico Maria Viani (Madonna col Bambino e il Beato Pietro Passeri), Giacomo Zampa (Madonna col Bambino in gloria, S. Bartolomeo e S. Fede). Una sezione più ridotta documenta l’ottocentesca raccolta Calderini che comprende, tra l’altro, un dipinto di Bartolomeo Passerotti (S. Francesco in preghiera), due Nature morte di Francesco Codino e quattro Paesaggi di Giovan Gioseffo Santi. Dalla collezione Codronchi-Torelli provengono Ganimede sale all’Olimpo sull’aquila di Giove e un S. Nicola da Tolentino di Ubaldo Gandolfi (bozzetto della pala della chiesa di S. Agostino). Conclude la pinacoteca una sezione dedicata all’arte del Novecento: Virgilio Guidi, Luciano Minguzzi, Domenico Cantatore, Renato Guttuso, Giorgio Morandi. Fondato nel 1857 come Museo di Scienze, il Museo Giuseppe Scarabelli porta il nome dello scienziato che lo fondò nel 1857 quando donò alla città il Gabinetto di Storia Naturale. Nel trasferimento in questa sede, il riallestimento rispettoso dell’eredità di Scarabelli ha suddiviso i materiali in tre sezioni. Nella Sezione di Geologia, dentro le originarie vetrine ottocentesche, sono ordinati rocce e fossili dell’Appennino, delle isole del Mediterraneo e delle Alpi italiane. La Sezione di Archeologia comprende reperti di età preistorica e dell’età del Bronzo. La Sezione di Scienze naturali espone diverse collezioni storiche di vegetali, insetti, molluschi marini e terrestri, rettili della Romagna, uccelli. Nel complesso conventuale è in fase di realizzazione il nuovo Museo Archeologico (apertura prevista per l’autunno 2022) che si propone di recuperare il primo chiostro, diversi ambienti al secondo piano attraverso la mansarda e il granaio, per poi scendere nel piano interrato dove sarà aperta la zona dello scavo a vista, consistente in tre ambienti pavimentati a mosaico di una domus romana del I secolo a.C. e i resti di un’officina quattrocentesca per la fusione delle campane.

  • Convento delle Clarisse Imola (BO)

    Di origine trecentesca, trasformato da Domenico Trifogli verso la metà del secolo XVIII. La chiesa conventuale di S. Stefano è stata ricostruita tra il 1772 e il 1774 da Domenico e Pietro Petrocchi su progetto di Cosimo Morelli. Nell’interno, dall’alta cupola, tre altari disegnati dal Morelli e stucchi di Antonio Trentanove.

  • Cooperativa Ceramica d'Imola Imola (BO)

    Interessante museo realizzato dalla Cooperativa ceramica di Imola. Vi sono ospitate opere di artisti illustri (Remo Brindisi, Emilio Tadini, Joe Tylson) e materiale di documentazione dal 1874 al 1979, fotografie, documenti d’archivio sulla cooperativa; in una sala, le decorazioni seriali prodotte dalla sezione artistica della cooperativa.

Ultimo aggiornamento 11/11/2022
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