La bassa pianura parmense

In collaborazione con Touring Club

Compresa tra i fiumi Enza e Taro, la Bassa parmense corrisponde a un quadrilatero delimitato a nord dal Po, a sud dalla Via Emilia, e caratterizzato, a differenza della più orientale pianura emiliano-romagnola, da un’estensione relativamente limitata, per la breve distanza che divide l’alveo del Po dal margine appenninico.

Nella Bassa parmense geografia e storia appaiono fortemente segnate dai tentativi di contrastare l’endemica precarietà idrica e morfologica.

L’acqua ha condizionato sia la localizzazione degli abitati (disposti di norma sulla sommità di un dosso), sia la toponomastica: il prefisso «co» (in capo a) indica, come in altre zone della bassa pianura, la conclusione di un corso d’acqua; al di là della linea che unisce tutti questi toponimi (Coltaro, Colorno, Copermio, Coenzo) si stende la fascia sub-padana di maggiore instabilità.

La pesca in Po costituiva un elemento non trascurabile per l’economia locale, così come, fino agli anni ’50 del Novecento, la presenza di mulini galleggianti e la frequentazione estiva delle spiagge contribuivano a creare un tipico quadro ambientale, scomparso per l’inquinamento delle acque e la canalizzazione dell’alveo.

Storicamente, il controllo della capitale sulla Bassa poté dirsi definitivo solo dopo il riconoscimento dei diritti sulla riva destra del Po (XIV secolo) e dopo la sconfitta, nel XVI-XVII secolo, dei potentati locali: i Sanseverino di Colorno e i Terzi di Sissa.

L’azione di bonifica procedette da sud verso nord, sovrapponendo, tra l’XI e il XIV secolo, ai segni della centuriazione romana (leggibile in una stretta fascia a nord della Via Emilia e nell’area tra Ravadese e Sòrbolo) l’opera dei Benedettini e di altri proprietari ecclesiastici, irradiata sia dai nuclei periferici (Valserena, Certosino, Sanguigna), sia dai complessi situati in Parma (S. Benedetto, il Duomo), che controllavano vastissime estensioni nella Bassa. Le difficoltà idrauliche saranno risolte solo nell’ultimo secolo.

Dopo il 1880, i consorzi di scolo e di difesa avviarono un’opera radicale di bonifica con nuove tecniche: in questo contesto venne tracciato il corso inferiore del torrente Parma.

Oggi su gran parte del territorio della provincia di Parma (e più precisamente nelle aree comprese tra il corso del fiume Enza e il confine provinciale occidentale, esclusi i comuni di Palanzano e Monchio delle Corti) opera il Consorzio della Bonifica Parmense, che si estende in un comprensorio di 213.178 ettari.

Nel comparto di pianura l’azione bonificatoria continua a esplicarsi nelle due direzioni tradizionali, irrigazione e scolo delle acque superficiali, la prima ostacolata dalla costante diminuzione delle risorse idriche, il secondo bisognoso di continui adeguamenti, specie per il progressivo estendersi delle aree urbanizzate.

L'itinerario proposto si svolge prevalentemente su strade di matrice storica, oggi secondarie, alla ricerca non solo degli episodi monumentali più noti (Colorno), ma anche degli insediamenti tradizionali e dell’assetto originario.


  • Lunghezza
    46,5 km
  • Gainago Torrile (PR)

    A metri 29, In località Gainago, dove sorge la seicentesca Villa Balduino­-Serra, in un grande parco al centro di una vasta tenuta; nei pressi è la chiesa di S. Giovanni, di origine medievale ma rifatta nel 1930 (si notino le formelle in cotto nell’originaria parte absidale).

  • Palazzo Ducale (o Reggia di Colorno) Colorno (PR)

    Luogo di cacce e di delizie, nato dalla somma di diversi interventi: ai Sanseverino è attribuibile la trasformazione in residenza della precedente rocca quadrilatera; dopo gli ampliamenti di Ranuccio II nel secondo Seicento, il duca Francesco Farnese chiamò dal 1697 al 1707 F. Bibiena a ridisegnarne le fronti, inquadrate da quattro torri angolari.

    A partire dal 1749, i Borbone promossero il rinnovamento e il riarredo degli interni, e la ricostruzione della cappella ducale (S. Liborio); vi lavorarono i francesi E. Petitot e J.B. Boudard, stuccatori come Fortunato Rusca e B. Bossi, pittori come G. Ghidetti e A. Bresciani. Nuove decorazioni furono intraprese nelle epoche napoleonica e luigina.

    Dopo l’Unità, lo Stato ne disperse le collezioni e i magnifici arredi, che furono destinati alle residenze sabaude (ora sono distribuiti tra il Quirinale e alcuni musei).

    Liberato da un improprio riuso e in parte restaurato, il palazzo ospita oggi mostre temporanee ed è sede di ALMA, una Scuola internazionale di Cucina Italiana.

    Solo il piano nobile presenta elementi d’interesse storico e artistico, per lo più di epoca borbonica; attraversato il cortile, si sale per lo scalone d’onore, di epoca napoleonica.

    La visita ha inizio dalle stanze che costituivano l’appartamento del duca, alla fine del quale è la cosiddetta Sala grande, rivolta verso il parco al quale scende un ampio scalone del Petitot. Si tratta dell’ambiente più ricco e meglio conservato del complesso, con stucchi tra rococò e neoclassico di J.B. Boudard e di F. Rusca (1755-56), camino marmoreo, sempre del Boudard, e quattro quadri di Adrien Manglard e di Charles Lacroix; la sala conserva l’unico mobile originale, un’elegante consolle in legno dorato con teste di ariete eseguita nel 1766.

    L'appartamento nuovo del duca Don Ferdinando di Borbone, che vi si trasferì nel 1789, è prossimo al torrente Parma vicino alla chiesa di S. Liborio. L’appartamento si compone di sei sale grandi e alcuni ambienti minori, tutti affrescati tra il 1787 e il 1789 da Antonio Bresciani autore delle figure e Gaetano Ghidetti esecutore delle quadrature e degli stucchi.

    Tutto l’appartamento conserva la boiserie, le imposte interne delle finestre, le serrature in ferro battuto e le porte originali dell’epoca di Don Ferdinando di Borbone. Di particolare interesse lo studio privato e lo studio ufficiale del duca con finti arazzi alle pareti illustranti scene dell’Antico Testamento. Nello studio ufficiale, cammei con scene di giochi di putti realizzati in chiaro scuro da Gaetano Ghidetti. La sala conserva la decorazione a tempera a secco su muro originale, con al centro la Rosa dei Venti circondata da una finta balaustra; alle pareti, paesaggi e putti con strumenti scientifici.

    Il giardino storico fu ricavato nel XV secolo dalle vaste estensioni riservate alla caccia; l’aspetto attuale deriva dalla riduzione del giardino all’inglese, voluta da Maria Luigia nel 1816-20 e alla sistemazione sui progetti originali eseguita fra il 1998 e il 2000. 

    Nell’Aranciaia, già dipendenza del parco (ma da esso oggi separata), costruita agli inizi del Settecento, forse ad opera del Bibiena, per ricoverare le piante di agrumi durante l’inverno, sono allestite mostre temporanee e stabilmente al primo piano il MUPAC - Museo dei Paesaggi di Terra e di Fiume, museo etnografico con una raccolta di strumenti artigianali e agricoli.

  • Cappella Ducale di S. Liborio Colorno (PR)

    Alle spalle del Palazzo Ducale, già cappella di corte: architettura, arredi e suppellettili dell’ultimo quarto del secolo XVIII, nonostante le dispersioni, sono significativa testimonianza delle arti applicate parmensi dell’epoca.

    L’edificio è stato restaurato dopo i danni del terremoto del 2012 e riaperto nel 2013. Il vasto interno, diviso in tre navate da pilastri e colonne, è ornato di stucchi di B. Bossi e, nella cupola, di affreschi di D. Muzzi. Nella 3a cappella destra, Sa­cra Famiglia e santi di P.M. Ferrari (1780); nella 4a, gruppo in terracotta della Pietà di Laurent Guyard (1775); nella 5a, S. Vincenzo Ferreri che risuscita una donna, di Laurent Pécheux (1779).

    Splendido l’arredo ligneo del coro, uno dei più pregevoli esemplari di ebanisteria settecentesca locale, realizzato (1775-77) da Michel Poncet e Ignazio Marchetti.

    Agli stessi artigiani si devono il pulpito (1779) e il complesso ligneo della sagrestia (1793); le cantorie e la tribuna ducale sulla controfacciata sono opera di Ignazio Verstrackt (1792), forse su progetto di Donnino Ferrari.

    Nella cantoria sinistra è collocato l’organo di Giuseppe Antonio Serassi (1792-96), straordinario per dimensioni, caratteristiche tecniche e integrità. Sull’altare maggiore, Predicazione di S. Liborio di G. Callani (1776 circa). Nella 5a cappella sinistra, Martirio di S. Pietro Martire, unica opera conosciuta di soggetto sacro di G. Baldrighi; nella 4a, quindici piccole tele coi Misteri del Rosario e gruppo in cartapesta dell’Assunta, tutte opere di G. Callani.

  • Giardino storico della Reggia Colorno (PR)

    Il giardino storico fu ricavato nel XV secolo dalle vaste estensioni riservate alla caccia; Ranuccio II vi introdusse elementi del giardino francese, e Francesco, ispirandosi a Versailles, creò il potager e alcuni cannocchiali prospettici; il duca Filippo chiamò il Petitot ad ampliarlo e il giardiniere François Anquetil ad arricchirlo di specie rare.

    Prima delle distruzioni dell’ultima guerra, il parco contava oltre 2.500 esemplari arborei; l’aspetto attuale deriva dalla riduzione del giardino all’inglese, voluta da Maria Luigia nel 1816-20 e alla sistemazione sui progetti originali eseguita fra il 1998 e il 2000.

  • MUPAC - Museo dei Paesaggi di Terra e di Fiume Colorno (PR)

    Il museo ha sede nell'Aranciaia del Palazzo Ducale e consiste in una raccolta etnografica di strumenti artigianali e agricoli.

  • Duomo di S. Margherita Colorno (PR)

    Risalente nel suo aspetto attuale al secolo XVI; tra gli interventi di epoche successive, particolarmente rilevante quello del secolo XIX. Nell’interno a tre navate divise da pilastri si segnalano: nella 4a, la pregevole decorazione a stucco di gusto barocco, presumibilmente opera di D. e Leonardo Reti, e all’altare, la tela con l’Ultima cena di Giovanni Venanzi (1668).

    Nel presbiterio, notevole la tribuna ducale (1760), con eleganti intagli di Marc Vibert; il dipinto dell’altare maggiore, Martirio di S. Margherita, assegnabile alla metà del secolo XVII, si ispira a modelli veronesiani.

  • Oratorio della SS. Annunziata Colorno (PR)

    Chiesa palatina delle duchesse di Parma, realizzato da G. Mozzani nel 1718 per la moglie di Francesco Farnese, Dorotea Sofia di Neuburg.
    A croce greca, con curiosa copertura a squame colorate di terracotta invetriata, l’edificio è stato restaurato nel 1997; sul retro, in asse, bizzarro casino esagonale.

Ultimo aggiornamento 11/11/2022
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