La pianura piacentina

In collaborazione con Touring Club

La pianura piacentina corrisponde al vertice occidentale del grande triangolo disegnato dal corso del Po, dalla Via Emilia e dall’Adriatico; per chi proviene da nord essa anticipa alcuni caratteri della campagna emiliana: frammentazione fondiaria, diffusione di colture promiscue, accanto ai segni della più recente bonifica idraulica. Sopravvivono però, specie nelle aree più prossime al Cremonese, tratti di pianura irrigua che rammentano il paesaggio lombardo. Gli insediamenti di maggior peso, spesso di origine romana, si dispongono lungo due direttrici, la Via Emilia e la Padana Inferiore che fiancheggia il Po. Se in pianura, nel grande saltus, tra stagni e foreste planiziali, si insediarono nuclei che poi diedero origine agli abitati, lungo il Po sorsero attorno a capisaldi fortificati posti in posizione rilevata. A partire dall’XI secolo si ha notizia di un «comitato Aucense», vasta quanto imprecisata entità territoriale che tra Po, Taro e pre-Appennino si incuneava nel mezzo dei domini piacentini e parmensi. Dalla frantumazione del comitato feudale avrà origine, dal XIV al XV secolo, la signoria dei Pallavicino a Cortemaggiore, unico caso di principato nella pianura piacentina; infatti, a differenza di altre aree della pianura emiliana, la vicinanza e la forza di attrazione della città maggiore non permetteranno loro di svilupparsi in entità politicamente autonome. In epoca moderna, le stesse ragioni impediranno il sorgere di poli urbani di una certa consistenza. L’itinerario si svolge lungo le principali arterie che innervano l’area: le statali 10 Padana Inferiore, 462 della Val d’Arda, e 9 Via Emilia. Il territorio descritto ricade nel Consorzio di Bonifica di Piacenza, operante a partire dal 2009 su 260 816 ettari nelle province di Piacenza e di Pavia.
  • Lunghezza
    68,2 km
  • Rocca Mandelli Caorso (PC)

    La Rocca (sede municipale), fondata nel IX secolo e assegnata in feudo ai Mandelli nel 1383, venne trasformata in palazzo nel Settecento e poi in parte ripristinata nel 1900-14; di forma quadrata, con torrette angolari e alto torrione, risente nell’aspetto dei diversi interventi subiti.

  • Collegiata Caorso (PC)

    Al di là del torrente Chiavenna è la Collegiata, medievale ma trasformata in modi neogotici. All’interno, resti di affreschi del XV secolo, di cultura lombarda con influssi cremonesi, raffiguranti, sui pilastri, immagini devozionali di santi tra cui S. Rocco, sull’arco trionfale Annunciazione e sulle lunette Adorazione, Crocifissione e storie di S. Giuliano. Sotto quest’ultimo ciclo un’iscrizione a caratteri gotici ricorda la data di compimento degli affreschi (7 dicembre 1480) per conto di Bartolomeo de Gini.

  • Collegiata Monticelli d'Ongina (PC)

    Edificata fra il 1471 e il 1480 su disegno di Giovanni Battagio, rimaneggiata nel ’600 e nel ’700; la facciata neogotica, progettata dall’architetto piemontese Edoardo Arborio Mella (1875), fu realizzata nel 1877 dal viggiutese Francesco Argenti. Numerose cospicue opere d’arte sono custodite al suo interno. Molte le tele di G.B. Trotti detto il Malosso: nella 2a cappella destra, S. Lucia (1585); nella 3a, Ss. Cecilia e Caterina, copia da Bernardino Campi, maestro dell’autore; in fondo alla navata destra, Transito di S. Giuseppe; nel transetto sinistro, S. Girolamo. Nella cappella della Beata Vergine del Rosario (transetto destro), sontuosa decorazione a stucchi (1673); al centro della volta, tavola ottagonale di Altobello Melone raffigurante Madonna col Bambino e affreschi del 1657 con scene della Vita della Vergine di G.B. Natali, al quale si devono anche le grandi tele con l’Invenzione del Rosario e la Presentazione al Tempio sulle pareti laterali. In occasione dei restauri ai dipinti del Natali, nel 1975 vennero alla luce sottostanti affreschi raffiguranti storie della vita di Cristo, opera di Agostino Pesenti con aiuti, datata intorno al 1575. Ricco altare in marmi policromi (Giuseppe Giudici, 1782). Nel presbiterio riccamente ornato di stucchi di Domenico Reti, un vasto ciclo di dipinti a fresco di Robert De Longe con storie della vita di S. Lorenzo e pala d’altare dello stesso artista con il Martirio del santo. Altare maggiore di Luigi Giudici (post 1782). Al 2° altare sinistro, Crocifisso e Ss. Francesco e Bernardino del Chiaveghino (1594).

  • Rocca Monticelli d'Ongina (PC)

    Nella località che fu feudo dei Pallavicino, un loro esponente, Rolando, a partire dal 1420 fece erigere la Rocca, possente manufatto a pianta rettangolare cinto da fossato, con torri cilindriche, mastio e cammini di ronda, e che racchiude nella graziosa cappella un *ciclo affrescato rinascimentale di grande preziosità. Il ciclo, commissionato da Carlo Pallavicino vescovo di Lodi, è generalmente considerato opera di Bonifacio Bembo, forse coadiuvato dal fratello Benedetto (metà XV secolo). La rocca è inoltre sede dell’Acquario e Museo etnografico del Po.

  • Acquario e Museo etnografico del Po Monticelli d'Ongina (PC)

    Ha sede nella rocca e comprende diverse sezioni dedicate al lavoro, all’ambiente e all’archeologia del Grande Fiume. Importante l’acquario che in una ventina di vasche presenta le varietà ittiche del fiume; la sezione del Museo del Po raccoglie strumenti relativi ai mestieri praticati sul Po ed esemplari di flora e fauna; tra le barche anche una piroga preistorica (4.000 anni fa). La sezione etnografica testimonia la vita nelle campagne padane attraverso rudimentali attrezzi del lavoro dei contadini, barcaioli, pescatori e artigiani; la sezione archeologica espone reperti paleontologici che risalgono a 15-20 mila anni fa, alcuni di età romana e un pozzo artesiano del secolo XVIII.

  • Castello di San Pietro-MIM Museum in Motion San Pietro in Cerro (PC)

    Massiccio castello del XV secolo a San Pietro in Cerro, già feudo dei Barattieri. Dal 2001 è esposta a rotazione la collezione del MiM – Museum in Motion: opere d’arte firmate da maestri contemporanei italiani e stranieri, tra le quali una cospicua selezione di artisti piacentini. Nel castello è inoltre allestita una sala con 40 Guerrieri di Xian, riproduzioni delle famose statue in terracotta che nel III secolo a.C. presidiavano la tomba dell’imperatore cinese Qin Shi Huang.

  • Oratorio S. Giuseppe Cortemaggiore (PC)

    Eretto tra il 1576 e il ’93, preziosamente arricchito all’interno di stucchi barocchi dovuti a Bernardo Barca e Domenico Dossa (1697-1701), che incorniciano dipinti di G.B. Tagliasacchi e del Chiaveghino.

  • S. Giovanni Cortemaggiore (PC)

    Chiesa barocca costruita fra il 1625 e il 1630, con cupola affrescata da Robert De Longe nel 1705.

  • S. Maria delle Grazie Cortemaggiore (PC)

    Nella centrale piazza dei Patrioti la basilica di S. Maria delle Grazie (detta anche Duomo), fu eretta a partire dal 1481 su progetto di Gilberto Manzi, con campanile del Cinquecento e facciata ricostruita nel 1881 su progetto di Gaetano Guglielmetti. L’interno, a tre navate divise da enormi pilastri su cui s’impostano slanciati archi ogivali, è un prodotto della cultura tardo-gotica lombarda, rinnovata da elementi rinascimentali. Nella navata sinistra, mausoleo della famiglia Pallavicino. Delle due arche sepolcrali, di grande interesse quella di destra, che contiene le spoglie di Gianlodovico e della moglie, decorata con squisiti *rilievi (le virtù cardinali e una cavalcata, richiamo all’allegoria della vita), quasi a tuttotondo; l’opera, datata 1499, è di un elevato artista lombardo formatosi nella scuola dell’Amadeo. Nella navata sinistra è stato ricollocato il polittico dipinto nel 1499 da Filippo Mazzola, padre del Parmigianino, raffigurante diversi Santi e Madonna col Bambino, già smembrato e disperso, quindi parzialmente ricomposto e restaurato. Sul pilastro del presbiterio, il Redentore, affresco della seconda metà del secolo XVI; nella cappella della Madonna del Rosario, tele settecentesche. Nella cripta, Cristo che esce dal sepolcro, affresco datato 1522, attribuito ad Antonietto de’ Renzi, noto per questa sola opera.

  • Ss. Annunziata Cortemaggiore (PC)

    Interessante chiesa che, insieme al suggestivo chiostro, è ciò che rimane del convento originariamente dei Francescani, costruito su progetto di Gilberto Manzi e per incarico di Rolando Pallavicino tra il 1487 e il 1492. Nel fronte della chiesa si alternano elementi gotici (guglie, contrafforti) e proto-rinascimentali (portali). L'interno è a pianta basilicale a tre navate divise da pilastri polistili e poderose colonne. Lungo il lato meridionale si aprono una serie di cappelle intercomunicanti; l’ultima è la cappella Pallavicino, coperta da volte a crociera e rivestita di affreschi di notevole qualità, recentemente, ma non concorde- mente, accostati all’attività di Bernardino Zenale; le due nicchie, che contenevano le arche dei Pallavicino, hanno i catini affrescati dal Pordenone e aiuti con l’Ascensione e la Risurrezione. Adiacente è la *cappella della Concezione, decorata da uno dei migliori cicli affrescati del Pordenone (1529 circa): nella cupola, Dio Creatore tra una schiera di angeli; all’altare, una copia di Agostino o Annibale Carracci della Disputa dell’Immacolata Concezione, dal Pordenone (l’originale è alla Galleria nazionale di Capodimonte di Napoli); nelle lunette, sibille e profeti, e ai lati grandi figure di personaggi della Chiesa. Il Pordenone eseguì anche la grande tela con la Deposizione posta al termine della navata sinistra.

  • Palazzo Grossi Fiorenzuola d'Arda (PC)

    Palazzo adorno di un fregio rinascimentale in terracotta e di due ricche finestre ogivali.

  • S. Fiorenzo Fiorenzuola d'Arda (PC)

    Collegiata fondata nel Trecento, ma rifatta alla fine del Quattrocento secondo un disegno ancora gotico. Gotico anche l’impianto dell’interno, a tre navate spartite da grossi pilastri cilindrici che reggono archi acuti e volte a vela. Un vasto ciclo di affreschi, opera di pittori lombardi operosi tra la fine del secolo XV e gli inizi del successivo, riveste l’abside (Crocifissione, storie di S. Fiorenzo), il presbiterio e le navate; altri affreschi, cinquecenteschi, sono all’inizio della navata destra e al 2° e 3° pilastro destro, tutti raffiguranti il medesimo soggetto (Madonna col Bambino). Sempre nella navata destra si apre la cappella del Sacramento, con cupola affrescata e decorazione a stucchi (Bartolomeo Baderna e Giacomo Marcori, 1681); sul fondo Parabola del convito di Jacopo Ferrari (1668) e alle pareti, due grandi tele di Pietro Galli di soggetto biblico (1674-75). Splendido altare maggiore compiuto su disegno di Giovanni Paolo Panini dal milanese G. M. Bignetti (1741) Al 3° altare sinistro, bel dipinto (Miracolo di S. Fiorenzo) di Marco Benefial (1741), entro ancona lignea di Guglielmo da Forlì (1512); al 2°, Madonna con S. Bernardo della maniera di Giulio Cesare Procaccini.

  • Abbazia di Chiaravalle della Colomba Alseno (PC)

    L’abbazia venne fondata intorno al 1135 da Bernardo di Chiaravalle, e ultimata nel secolo successivo. Nel 1444 il papa Eugenio IV la diede in commenda ai Landriani, nel 1810 passò all’Ospedale civile di Piacenza. Tra il XII e il XIII secolo sorse la chiesa, iniziata dalla parte orientale e trasformata, come il resto del complesso, nel Seicento. Lunghe operazioni di ripristino operate nel periodo 1893-1926 l’hanno sottratta a una condizione di rovina, ma ne hanno eliminato la maggior parte delle decorazioni seicentesche. Oggi la facciata della chiesa si presenta tripartita, preceduta da un atrio a tre archi con loggette laterali; a sinistra del portale romanico, una tomba a edicola, già ritenuta sepolcro del marchese Oberto Pallavicino (metà nel 1148), in realtà risalente al XIV secolo; nel fondo, figura ad affresco dell’abate Giovanni I, della seconda metà del secolo. Sulla sinistra della chiesa è il campanile del secolo XVI. L'interno, come d’uso nelle chiese cistercensi, è a tre navate, divise da pilastri cruciformi con semicolonne pensili, che reggono arcate a tutto sesto, ed è concluso da un presbiterio quadrato, con altare marmoreo del 1771. Oltre ad alcuni affreschi frammentari sparsi (secoli XIV e XV), si notino gli importanti affreschi della cappella ottagonale con volta a ombrello, presso la sagrestia, raffiguranti Incoronazione della Vergine, Crocifissione, figure di monaci e, entro l’edicola, un papa celebrante tra due chierici; l’opera presenta influssi giotteschi compendiati da riferimenti alla cultura cortese ed è databile intorno al secondo decennio del secolo XIV. Dall’ultima campata della navata destra si entra nel magnifico *chiostro, ritmato da potenti pilastrature che racchiudono serie di quattro snelle arcatelle; notare, nei gruppi angolari, il tipico motivo gotico del nodo e le sculture di alcuni peducci e capitelli delle volte ogivali del quadriportico. Nell’ala est si apre la sala capitolare, su due colonne, con portale fiancheggiato da due trifore, quella di sinistra eseguita nel 1925-26 su resti preesistenti, quella di destra sul modello della quadrifora del palazzo Gotico di Piacenza.

  • Palazzo Fogliani Alseno (PC)

    Palazzo con torrione del 1377; la residenza fu ampliata, a metà Settecento, su progetto del Vanvitelli, che disegnò anche la chiesa. Nell’appartamento nobile, grande sala affrescata da Giuseppe Natali e salone ovale con ricchissima decorazione in stucco. Interessante il parterre del giardino all’italiana a disegni geometrici.

Ultimo aggiornamento 11/11/2022
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