Parma: i quartieri meridionali

In collaborazione con Touring Club

La fascia più meridionale della città storica, compresa grosso modo tra i perimetri dei due circuiti murari medievali, si caratterizza per una consistente componente di edifici residenziali signorili sei-settecenteschi, che, dopo la creazione dei viali di circonvallazione, si estese nelle aree a villini attorno alla Cittadella. A queste presenze architettoniche e ad alcuni complessi già conventuali insediatisi in epoca più remota è rivolta la visita di questo non impegnativo percorso.
  • Lunghezza
    n.d.
  • Palazzo Tarasconi Parma (PR)

    Vasto palazzo realizzato su probabile disegno di G. Testa, con grande cortile porticato e loggiato del primo Seicento.

  • Strada Farini Parma (PR)

    Dalla piazza Garibaldi ha inizio la strada Farini, dal volto sei-ottocentesco, nobilitato da dimore signorili e da ampi tratti di portici. Oltrepassata la chiesa di S. Tomaso, si incontra il vasto palazzo Tarasconi. A destra si apre la via al ponte di Caprazzucca, con i palazzi Bossi­ Bocchi, sede della Fondazione Cassa di Risparmio di Parma (vi sono allestite le notevoli collezioni d’arte e frequenti esposizioni temporanee), e Soragna (A. Rasori, 1795), sede dell’Unione Industriali. Ripresa la strada Farini, poco oltre si apre il piazzale San­tafiora, nome della famiglia già proprietaria del palazzo Pallavicino dall’elegante prospetto che caratterizza il nobile spazio della piazza. Al N. 43 della strada Farini prospetta il palazzo Carmi, ricostruito in forme neoclassiche da Paolo Gazola (1825-30). Poco più avanti, a sinistra, lo slargo coincidente con il primo tratto del borgo Felino corrisponde al sito della duecentesca porta Nuova e del teatro romano di epoca imperiale, distrutto forse nel VI secolo (avanzi nel Museo Archeologico nazionale), del quale una epigrafe ricostruisce l’esatta ubicazione. Sul fondo si leva la chiesa di S. Uldarico. Uscendo idealmente dalla cinta duecentesca rappresentata dal borgo Felino e proseguendo lungo la strada Farini si oltrepassa l’ingresso all’Orto botanico dell’Università. A conclusione della strada Farini, che termina nella piazza XXV Aprile (o barriera Farini) creata nel 1901, prospetta la fronte con portico cupolato della chiesa di S. Maria degli Angeli.

  • Palazzo Carmi Parma (PR)

    Ricostruito in forme neoclassiche da Paolo Gazola (1825-30) su due dimore cinquecentesche; nell’interno, notevoli il salone degli specchi, la sala di musica e ambienti con affreschi di G.B. Borghesi.

  • Palazzo Pallavicino Parma (PR)

    Edificio dall’elegante prospetto che caratterizza il nobile spazio della piazza Santafiora, dal nome della famiglia già proprietaria del Palazzo, nelle forme barocche assunte tra la fine del XVII secolo e gli inizi del XVIII, dopo il passaggio di proprietà, con quattro ordini di finestre e un grande portale marmoreo sul liscio paramento in cotto; una bella corte doppia immette nello scalone d’onore, abbellito da nicchie, statue e volta affrescata da S. Galeotti, autore anche dei dipinti del salone.

  • S. Uldarico Parma (PR)

    Appartenente a un convento benedettino femminile, fondato intorno al Mille e soppresso in età napoleonica. Rimaneggiata nel XV-XVI secolo, la chiesa venne completamente modificata nel 1762, da Gaetano Ghidetti. Interno a unica navata, con tre cappelle per lato; sulla volta, Gloria di S. Uldarico, affresco di A. Bresciani (1763); la decorazione della cupola (Glo­ ria d’angeli) e dei pennacchi è di P. Rubini. Nella 1a cappella destra, Martirio di S. Giacomo del Bresciani. Nel presbiterio, le due grandi tele, Giuditta con la testa di Oloferne e Ester davanti ad Assuero, di impostazione accademica, sono di C. Ruta (1718). Nella 1a cappella sinistra, Battesimo di Cristo, assegnato a L. Spada. Degli interventi rinascimentali, realizzati sotto il patrocinio della famiglia Carissimi, rimangono il bel coro intarsiato di Gian Giacomo Baruffi (1505-7) nel presbiterio e a fianco della chiesa il pregevole chiostro rinascimentale, con doppio loggiato su archi parte ogivali, parte a tutto sesto, su cui corre un bel fregio in terracotta; alle pareti il restauro del 2020 ha riportato alla luce un ciclo di affreschi scialbati allorché il complesso fu destinato a usi militari.

  • S. Maria degli Angeli Parma (PR)

    Nella piazza XXV Aprile prospetta la fronte con portico cupolato della chiesa di S. Maria degli Angeli o delle Cappuccine, eretta intorno al 1570 su disegno di G. Testa; consta di un’aula rettangolare suddivisa in tre navate da colonne binate, con copertura a volte decorate ad affresco da P.A. Bernabei (navata destra, 1617-20; navata centrale, 1627-28) e dal fratello Alessandro (navata sinistra, 1617-20). Alle pareti, finte architetture di scuola bibienesca (fine XVII-inizi XVIII secolo), che dilatano illusionisticamente lo spazio. Nel presbiterio, aggiunto posteriormente (1584-86), all’altare maggiore, Pietà di S. Ricci entro ancona in stucco; la decorazione della cupola (Paradiso) e dei pennacchi è opera di G.B. Tinti.

  • Orto botanico dell'Università Parma (PR)

    Fondato nel 1768 dall’abate G.B. Guatteri. Strutturato in origine come un giardino all’italiana, ha conservato solo parzialmente tale caratteristica, assumendo la prevalente fisionomia di giardino ecologico-sperimentale e paesaggistico.

  • Cittadella Parma (PR)

    Voluta dai Farnese e realizzata dopo il 1591 dagli ingegneri militari Genesio Bresciani e Giovanni Antonio Stirpio, in forma di pentagono con cinque bastioni circondati dall’acqua. Verso la città si apre il sontuoso portale marmoreo, opera di S. Moschino, che oggi dà accesso a un’area a verde pubblico di oltre 11 ettari.

  • Museo d'Arte cinese ed etnografico Parma (PR)

    Nato alla fine del XIX secolo per iniziativa del vescovo G.M. Conforti, il Museo di Arte cinese costituisce la raccolta di bronzi, ceramiche, dipinti, amuleti, oggetti della religiosità popolare e monete cinesi forse più importante d’Italia. Tra i bronzi sono notevoli vari vasi rituali (XI-VII e II-I secolo a.C.; X-XIII d.C.), una decina di specchi (I-X sec.), statuette di Budda (IV-IX secolo), realistici ritratti di bonzi (VI-IX secolo), bronzi taoisti (X-XIII secolo). Tra le ceramiche, due mirabili vasi Pan Shan del terzo millennio a.C.; una trentina di terrecotte funerarie (I secolo a.C.-IX d.C.), fra le quali una tartaruga con il serpente costituisce la più antica terracotta cinese datata (200 d.C.). Molte e preziose le porcellane (dai secoli X-XIII ai nostri giorni), che annoverano numerosi oggetti in gres porcellaneo tz’u, tz’u con decorazione sopra coperta, scuro di Honan, ting, chian, bianco su coperta, con decorazione blu sotto coperta; in ceramica chün e ch’ing-pai; in porcellana shu-fu e bianca di Y-hsing; in seladon Lunch’üan, decorato a intarsio, del Nord e di altri tipi. Particolarmente notevoli, fra l’altro, la tazza bianco-blu del periodo Husuan-Te (1426-35), il vaso due-colori di epoca Chia Ching (1522-66), una tazza di epoca K’ang-Shi (1662-1722) e in genere le fantasiose produzioni dei secoli XVII-XVIII (monocromi, blu soffiati, cinque-colori, biscotti, chiaro-di-luna ecc.). Interessanti i vasi liturgici fatti eseguire dai Gesuiti nel 1700. Fra i dipinti più pregiati figurano una quindicina di ritratti, il Canto concorde di Huang Ch’üan (attivo fino al 965), paesaggi, fiori e uccelli (secoli XIII-XIX). Inoltre, saggi di calligrafia, di calchi da pietre incise e di stampe. La collezione di monete comprende oltre 5.000 pezzi (secolo XIII a.C.-1911). La sezione etnografica espone raccolte dalla Cina (armi, strumenti), dal Giappone (stampe), dall’Indonesia (utensili di popoli che hanno conosciuto solo recentemente il ferro), dall’Oceania (armi che ricordano quelle del Neolitico), Amazzonia (ornamenti di piume di uccelli del popolo Kayapò) e da Pakistan, Australia, Congo, ecc.

  • Viale Martiri della Libertà Parma (PR)

    Ampio viale alberato, anticamente stradone pubblico, aperto nel 1766 sopra un terrapieno difensivo e strutturato da E. Petitot – sul modello dei paseos madrileni e delle promenades publiques d’oltralpe – come scenografico passeggio con quattro file di ippocastani; ne chiude la prospettiva verso oriente il casino Petitot, concepito dallo stesso architetto come luogo di ritrovo e caffè.

  • Convitto «Maria Luigia» Parma (PR)

    L’area dell’arena romana (I secolo d.C.), è oggi occupata dal vasto complesso del convitto «Maria Luigia», insediatosi nel 1834 nel cinquecentesco palazzo Lalatta, trasformato poi nel prospetto da N. Bettoli (1836-47); all’interno, la sala dei Giganti affrescata da L. Gambara (1572-73) e quella attigua affrescata da J. Bertoja.

  • S. Quintino Parma (PR)

    Singolare chiesa ricostruita nella seconda metà del Cinquecento, su disegno di G.B. Fornovo. Interno a una navata. Nella 2a cappella destra, Transito di S. Giuseppe di G.A. Boni; nel presbiterio, coro ligneo intagliato e intarsiato da M. Zucchi (1512), e, nell’abside, affresco tardo-cinquecentesco riportato (Madonna col Bambino); nella 3a cappella sinistra, La beata Orsolina de Venerii a colloquio con l’antipapa Clemente VII ad Avignone, di B. Bossi. Nel 2019 è stata ripristinata la cappella del santo titolare. Dei tre chiostri originari del monastero, uno, del secolo XV, è visibile all’interno della casa al N. 23.

  • S. Cristina Parma (PR)

    Di origine alto-medievale, fino verso il Mille segnava il limite orientale della città; l’edificio attuale voluto dai Teatini è seicentesco, con facciata incompiuta e interno, incompleto dell’abside, suddiviso in tre navate, le minori con eleganti cupolette a ogni campata.

  • Strada della Repubblica Parma (PR)

    Già strada di S. Michele, e, fino al 1946, Vittorio Emanuele II, tratto orientale della Via Emilia, adibita, in periodo ducale, alle sfilate e agli apparati scenici dedicati ai sovrani in visita; non a caso è definita da una bella sequenza di facciate sei-ottocentesche.

  • Palazzo Sanvitale Parma (PR)

    Sede della Banca Intesa Sanpaolo. L’edificio subì una radicale ristrutturazione alla fine del secolo XVIII per opera di A. Rasori, che ridusse a unità eterogenee fabbriche preesistenti. Ha elegante facciata neoclassica e cortile quadrilatero con due ali porticate; da qui lo scalone d’onore conduce alle sale del piano nobile, ove sono, oltre a tracce di decorazioni tardo-cinquecentesche, affreschi di S. Galeotti (1720-38) e Domenico Muzzi (1787-88), e stucchi di Antonio Rusca e J.B. Cousinet (1787). In cinque sale dal 1999 è esposto il Museo «Amedeo Bocchi».

  • Museo «Amedeo Bocchi» Parma (PR)

    Nel palazzo Sanvitale, sede della Banca Intesa Sanpaolo, in cinque sale dal 1999 è esposto il Museo «Amedeo Bocchi» (1883-1976) grazie alla donazione di circa 300 opere del pittore parmense.

  • Palazzo Pigorini Parma (PR)

    Palazzo Pigorini, già Mazza, di recente restaurato dal Comune che vi allestisce mostre d’arte.

  • Palazzo Rangoni Parma (PR)

    Seicentesco palazzo, dal 1945 sede della Prefettura; disegnato probabilmente da Ferdinando Bibiena, ha all’interno grandi saloni decorati a stucco.

  • S. Antonio Abate Parma (PR)

    Su progetto di Ferdinando Bibiena, rifatta nel 1712 su una fondazione quattrocentesca, e conclusa cinquant’anni dopo da G. Ghidetti; la scenografica facciata (il cui restauro si sta concludendo) riprende il modello dell’arco trionfale. L’*interno, a unica aula absidata con due cappelle per lato, è dominato dalla splendida doppia volta, con sfondati aperti su un finto cielo, di grande efficacia illusionistica, capolavoro locale del Bibiena, scenografo e architetto di corte. Gli affreschi della volta superiore, visibili attraverso i trafori (S. Anto­nio abate in gloria e angeli), sono di G. Peroni (1766), come anche l’affresco dell’abside con le Tentazioni di S. Antonio; la volta inferiore e le pareti furono decorate, con l’aiuto di A. Bresciani, da G. Ghidetti che progettò anche gran parte dell’arredo ligneo. Le otto statue nelle nicchie delle pilastrate, raffiguranti le Beatitudini, sono in parte opera dello stesso Peroni e in parte di G. Callani (1765 circa), che mostra un precoce gusto neoclassico. Nella 2a cappella destra, Fuga in Egitto di G. Cignaroli (1766); nella 2a sinistra, Predica del Battista di Pompeo Batoni; nella 1a sinistra, Crocifissione di G. Peroni (1766).

  • Palazzo Marchi Parma (PR)

    Palazzo Gril­lo, ora Marchi (location per eventi), su disegno dell’abate Giovanni Furlani (1770-74), caratterizzato da un grande portale nel fronte a bugnato, che immette in due corti porticate. Nell’interno, scalone a forbice, sale e salone con decorazioni a stucco di cadenza barocchetta, tra le prime opere di Giocondo Albertolli.

  • S. Sepolcro Parma (PR)

    Presumibilmente fondata intorno al 1100, ma completamente riedificata nel 1257 in forme gotiche, dopo le distruzioni operate da Federico II. In epoche successive subì ulteriori interventi, che contribuirono a conferire all’involucro esterno aspetto alquanto composito: nel 1506 si aggiunsero in facciata paraste in arenaria; al 1701 risalgono portale e finestre; nel 1780 il fianco destro fu rifatto in forme neoclassiche; al 1616 risale il campanile (m 53,10), su disegno attribuito a G.B. Trotti, detto il Malosso, o a S. Moschino. L’interno è a un’unica navata con cinque cappelle per lato e due a fianco del presbiterio; alle volte a costoloni e agli archi acuti di gusto gotico di queste si contrappone lo splendido soffitto ligneo a cassettoni di stile manieristico della navata, intagliato da Lorenzo Zaniboni e aiuti (1613-17) e concluso successivamente da Giacomo Trioli (1679-80). Nella 1a cappella destra, interessante *affresco tardo-quattrocentesco di derivazione umbro-toscana in guisa di polittico; in questa cappella sono state collocate anfore da trasporto apule, recuperate sotto uno dei muri di sostegno della sagrestia, che documentano una frequentazione del sito fin dal II secolo a.C.; a sinistra monumento funebre Cusani di età manierista; nella 2a cappella destra, Madonna e santi di P.A. Bernabei (1621); nella 4a, Angelo custode di G. Cignaroli (1754). La volta a ombrello dell’abside e le lunette recano scene del Nuovo Testamento di Cesare Baglioni, mentre le false architetture delle pareti sono attribuite a F. Bibiena; al centro, entro fastosa cornice, grande dipinto con la Risurrezione di F. Monti (1670). Nella cappella a sinistra del presbiterio, monumento terra­gno al canonico Antonio degli Oddi, di Alberto da Verona (1465). Nell’attigua antisagrestia, La Samaritana al pozzo di G. Peroni, e nella sagrestia, con arredo ligneo sei-settecentesco, pala d’altare (Madonna col Bambino, S. Giovannino e angeli) di G. Mazzola-Bedoli. Nella 4a cappella sinistra, entro ancona cinquecentesca, S. Ubaldo che libera un indemoniato di S. Galeotti (1723); nella 2a, all’altare, Gesù fra i Ss. Sebastiano e Rocco, con panorama di Parma sullo sfondo, di Alessandro Mari, e, alle pareti, Nozze mistiche di S. Caterina di L. Spada (1622), e S. Patrizio che caccia i demoni di Giovan Francesco Cassana; la volta della 1a cappella sinistra reca affreschi di C. Baglioni; al centro, copia eseguita da A. Mari della Madonna della Scodella di Correggio, originariamente collocata in questa chiesa e ora esposta alla Galleria Nazionale. Dell’antico complesso conventuale rimane un chiostro, ora incluso nella proprietà delle Maestre Luigine, al quale si accede da borgo Valorio N. 6; fu realizzato tra 1493 e ’95 da Giliolo da Reggio, mentre al lombardo A. da Agrate sono da riferire capitelli, basi e colonne.

  • Auditorium Paganini Parma (PR)

    Inaugurato nel 2001, su progetto di Renzo Piano, utilizzando i volumi dell’ex zuccherificio Eridania. Piano è intervenuto sulla struttura senza modificarne la morfologia, ma lasciando che il foyer e la sala comunichino con il parco Primo Maggio attraverso grandi vetrate. L’Auditorium è una delle sedi del Teatro Regio.

Ultimo aggiornamento 11/11/2022
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