La valle del Parma

In collaborazione con Touring Club

Itinerario da Parma a Corniglio, lungo la valle del torrente Parma. Il tracciato è ovunque scorrevole, benché scarsamente panoramico, eccettuate le escursioni che risalgono i versanti vallivi, ove qualche maggior disagio viabilistico viene compensato dalle attrattive ambientali. All’inizio dell’itinerario, nell’alta pianura, elemento di grande fascino monumentale e paesistico è il castello di Torrechiara; nella media e alta valle l’assetto urbanizzativo si richiama, invece, al disegno dell’antica viabilità transappenninica che, attraverso il passo di Lagastrello, e in alternativa alla strada Romea di Monte Bardone, collegava Parma alla Lunigiana. Il torrente Parma nasce con tre rami distinti (Parma del Lago Santo, Parma di Francia e Parma di Badignana) nell’area sommitale dell’Appennino parmense, bagna il capoluogo e Colorno e sfocia in Po dopo un corso di circa 100 km, che drena un bacino di 620 km2, compreso quello del Baganza, suo principale tributario. I suoi versanti vallivi sono segnati da una notevole degradazione per intensi processi erosivi e frequenti movimenti franosi.
  • Lunghezza
    49,7 km
  • Parco area delle Scienze dell’Università degli Studi di Parma Parma (PR)

    Moderno vasto campus universitario ai margini dell’area urbanizzata, dove si situano le moderne attrezzature dei dipartimenti inerenti all’area scientifica, dotate di Centri congressi e di impianti sportivi.

  • Badia di Torrechiara Langhirano (PR)

    Complesso monastico costruito nel 1471 per volontà di Pier Maria Rossi e legato al monastero parmense di S. Giovanni Evangelista. La chiesa, a unica navata con due ampie cappelle, contiene affreschi di G.B. Merano (storie di Gesù, della Vergine, di S. Mauro e S. Benedetto) e quadrature di Tommaso Aldrovandini. Di particolare interesse, sul pilastro che separa le due cappelle, Madonna col Bambino, affresco di scuola lombarda del XV secolo.

  • Castello di Torrechiara Langhirano (PR)

    Castello irto di torri, sovrasta l’omonimo borgo. La grandiosa e suggestiva costruzione, eretta da Pier Maria Rossi (1448-60) nell’ambito di una molteplice attività fortificatoria del proprio feudo, è uno dei maggiori e meglio conservati edifici castellani della regione. Del regolare impianto, di disegno rettangolare, munito di tre cinte di mura, quattro torri angolari, cammini di ronda e caditoie, sono andate distrutte solo le parti sommitali delle mura; aggiunta successiva sono le due logge sul fronte orientale. Penetrata mediante rampe in parte coperte la triplice cinta fortificata, dall’attuale ingresso si accede all’elegante cortile quadrilatero, in parte delimitato da portici, in parte da pareti con finestre dalle raffinate cornici in cotto di gusto lombardo. Alla base della torre di sud-est è l’oratorio di S. Nicomede, piccolo ambiente a pianta quadrata, risalente alla fabbrica originaria, con resti di affreschi cinquecenteschi nella volta. Dopo l’oratorio si susseguono varie sale (di Giove, del Pergolato, dei Paesaggi, della Vittoria), che conservano resti di decorazioni ad affresco, in gran parte assegnabili a Cesare Baglione e alla sua scuola. Dopo aver visitato il vano della cucina, ubicato nella torre di nord-est, si torna indietro e si passa nel corpo di fabbrica settentrionale, che ospita al piano terreno il cosiddetto Salone degli stemmi, con affreschi del Baglione e presumibilmente di un secondo artista. Riattraversato il cortile, per la scala posta accanto all’ingresso si sale al loggiato del primo piano, in fondo al quale si accede all’ampio salone degli acrobati. Il *ciclo affrescato che adorna la sala, tra i più importanti del complesso per ricchezza e qualità decorative, è da assegnarsi alla mano di Cesare Baglione. Si accede quindi all’ambiente più pregevole del castello, la cosiddetta *Camera d’oro, che conserva un raro *ciclo affrescato profano di gusto cortese dedicato all’amore che unì Pier Maria Rossi a Bianca Pellegrini di Arluno, concordemente attribuito a Benedetto Bembo. Nei lunettoni sono raffigurate scene derivate dal rituale dell’amore cavalleresco, con i due amanti come protagonisti; nelle volte a crociera campeggia quattro volte la figura di Bianca, con preziosi abiti di sete broccate e attributi di pellegrina (mantello e bordone). Le pareti presentano un ricco rivestimento costituito da formelle in terracotta, originariamente dorate e policrome, recanti imprese araldiche e, nel fregio, motti. La camera affaccia su uno dei due grandi loggiati costruiti a cavallo tra Cinque e Seicento, allorché vennero accentuati i caratteri residenziali del castello.

  • Museo del Prosciutto di Parma Langhirano (PR)

    Ha sede nell’ex Foro Boario. Il museo, attraverso foto e documenti storici, attrezzi, macchinari e filmati, illustra il processo di produzione, dal suino ai salumi, dei pregevoli prodotti dell’arte della norcineria parmense.

  • Museo del Risorgimento «Faustino Tanara» Langhirano (PR)

    Ha sede presso l’ex macello, trasformato in Centro culturale.

  • Badia Cavana Lesignano de' Bagni (PR)

    A m 375 fu costruita da S. Bernardo degli Uberti sotto il titolo di S. Basilide (che è tradizione vi sia sepolto), ospitò fino al XV secolo monaci vallombrosani, poi divenne commenda. La chiesa fu eretta nel secolo XII e subì alterazioni nei secoli XIII, XVII e XVIII, nonché un ampio restauro nel 1842; è preceduta da un portico che conserva notevoli capitelli figurati romanici.

  • Pieve di S. Pietro Tizzano Val Parma (PR)

    Interessante pieve del secolo XI, a forma basilicale con navata centrale più alta ornata da resti di archetti, e tre absidi; caratteristico il campaniletto incorporato nella parte anteriore della chiesa. All’interno, pesanti colonne in muratura sorreggenti archi a pieno centro.

  • Roccaferrara Corniglio (PR)

    A m 931, minuscolo borgo montano, articolato scalarmente sul pendio, che conserva eccezionalmente integro l’originario patrimonio edilizio rurale di origine medievale.

  • Lago Santo Corniglio (PR)

    Nella foresta Val Parma, a m 1.507 (raggiungibile a piedi o per seggiovia), sulle cui sponde è il rifugio Mariotti del CAI di Parma; l’attraente specchio d’acqua (profondità massima 22 m, superficie m2 81.555) giace al fondo di una piccola valle formata da due contrafforti arenacei (macigno dell’Oligocene) che partono dal Monte Marmagna m 1.851, ed è impostato su di una depressione sbarrata da un potente cordone morenico (glaciazione würmiana).

Ultimo aggiornamento 11/11/2022
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