La canna, il vimini e la paviera: l’arte dell’intreccio

L’antica arte dell’intreccio tra i canneti nell’area del Delta del Po

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Tetti, borse, stuoie, cappelli, cesti e persino mobili: con la paviera, la canna palustre che cresce spontanea dell’area del Delta del Po, possono nascere tantissimi oggetti d’uso quotidiano.

Una tradizione artigianale di cui non si conoscono bene le origini ma che ha sempre garantito alle popolazioni che vivevano nell’area del Delta (Ravenna, Argenta, Comacchio e Ostellato) una possibilità in più di far fronte alle poche risorse economiche a disposizione, utilizzando un prodotto locale a costo zero.

Secondo la tradizione questa forma di artigianato ha mosso i suoi primi passi in Emilia Romagna nell’area di Villanova di Bagnacavallo, un piccolo centro non lontano da Ravenna, dove gli abitanti locali svilupparono nei secoli una grande abilità nell’intreccio. Dalle loro mani capaci uscivano stuoie di diverse misure e qualità, graticci, legacci, scope di vario tipo, persino interi capanni come testimoniano oggi le collezioni dell’Ecomuseo delle Erbe Palustri e la tradizionale Sagra delle Erbe Palustri, in programma ogni anno a settembre.

Nel tempo la produzione si è progressivamente spostata dall’area del Delta verso l’interno della regione, soprattutto verso Parma e Reggio Emilia, dove in particolare nell’area di Canossa ancora oggi si ritrovano molte botteghe dedite alla lavorazione del salice da vimini.

Ultimo aggiornamento 14/07/2020
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