La valle dell’Arda. Castell’Arquato e Velleia

In collaborazione con Touring Club

L’itinerario si svolge nella fascia più orientale del territorio piacentino. Gli fa da sfondo la valle del torrente Arda, corso d’acqua lungo 60 km (circa 130 km2 di bacino), che ha le sorgenti alle pendici sud-orientali del Monte Menegosa; la sua sezione alta alimenta (con portata media annua di circa 2 m3 al secondo) il lago-serbatoio di Mignano. A Castell’Arquato gran parte delle sue acque sono captate e immesse nella rete dei canali per l’irrigazione del comprensorio del Consorzio di Bonifica di Piacenza. Terre di confine, che gli imperatori franchi donarono ai vescovi di Piacenza, con diritti allargati di giurisdizione e di incremento alla bonifica e che svilupparono poi, al pari delle altre vicine, potentati feudali (gli Scotti, ben radicati nella pianura tra i torrenti Chero e Stirone) o appartenenze a patrimoni monastici, come la media valle dell’Arda da Lugagnano a Morfasso, a lungo soggetta allo scomparso monastero di S. Salvatore in Tolla. Sopra le altre, importante la presenza di Castell’Arquato, fortemente avversa a Piacenza che più volte le impose obbedienza, e infine ceduta a un ramo sforzesco. Su Castell’Arquato, centro plebano e civile notevolissimo che conserva appieno la sua impronta storica, e sugli scavi della romana Veleia si concentra l’interesse della visita, ripartita lungo un itinerario circolare, su strade provinciali a tratti tortuose.
  • Lunghezza
    91,5 km
  • Oratorio di S. Maria Assunta Pontenure (PC)

    Oratorio costruito in forme gotiche all’inizio del secolo XV, adorno di una serie di affreschi votivi dovuti a diverse mani, commissionati nel 1505 da Giovanna Scotti.

  • Oratorio di S. Maria Pontenure (PC)

    All’interno del castello di Paderna, l’oratorio, risalente ai primi anni del secolo XI, ha un'interessante struttura a pianta quadrata divisa in 9 campate; l’edificio reimpiega, per i sostegni delle volte, elementi architettonici di epoca romana imperiale, forse di provenienza locale.

  • Parrocchiale dei Ss. Fermo e Rustico Carpaneto Piacentino (PC)

    All'interno della parrocchiale rivestono interesse gli affreschi della navata centrale, raffiguranti la vita dei Patroni, riferiti alla scuola del Bibiena (1681); nelle cappelle laterali, affreschi più antichi, tra cui una Madonna e S. Anna (della fine del XIV secolo o degli inizi del XV), e i cinquecenteschi Madonna col Bambino, S. Rocco e S. Sebastiano; notevole pure una copia della Madonna della Scodella di Correggio (1600), in deposito in attesa del futuro Museo diocesano.

  • Battistero Castell'Arquato (PC)

    Edificio a pianta centrale, insieme alla chiesa di S. Giovanni è ciò che rimane di un complesso monastico di fondazione obertenga, documentato dai primi decenni del secolo XI, restaurato ai primi del Novecento da Giulio Arata. Ritenuto un Battistero per analogie strutturali con questa tipologia, non si conosce la funzione originaria. Le pareti perimetrali, in cui si aprono tre absidi semicircolari, sono articolate da arcate in forte aggetto, mentre il tamburo è solcato da arcate cieche tra lesene. All’interno, pilastri circolari con capitelli cubici, a sostegno di arcate a sesto ribassato, dividono l’ambulacro, coperto da volta anulare, dal vano centrale, sovrastato da una calotta emisferica. Nell’absidiola centrale sono tracce di affreschi della prima metà del secolo XI. La vasca, ricavata da un magnifico capitello di età imperiale, è stata collocata dopo i restauri primo-novecenteschi.

  • S. Giovanni Castell'Arquato (PC)

    Insieme all'attiguo Battistero è ciò che rimane di un complesso monastico di fondazione obertenga, documentato dai primi decenni del secolo XI, restaurato ai primi del Novecento da Giulio Arata. La chiesa è movimentata all’esterno da arcate su lesene entro cui si aprono monofore. L'interno è suddiviso in tre navate da arcate su pilastri cilindrici; a un intervento successivo all’XI secolo risale l’arco trionfale ogivale, mentre frutto del restauro dell’Arata, che ha interessato soprattutto la parte orientale, è l’abside maggiore; nel 1972 venne ripristinata la copertura lignea. Elementi architettonici romani – un capitello corinzio e parte di un fusto di colonna – sono stati reimpiegati rispettivamente come altare e leggio.

  • Via Dante Castell'Arquato (PC)

    Nella parte bassa di Castell'Arquato, tra le prime cortine edilizie della via Dante spicca un edificio (N. 28-32) progettato da Ulisse Arata, sorta di sintesi medievaleggiante con ostentati elementi decorativi. Si passa sotto un vòlto entrando nel nucleo di Monteguzzo, dall’impianto pressoché intatto, con stretti vicoli lastricati in ciottoli e basse case a schiera in laterizio e tufo.

  • Via Fontane del Duca Castell'Arquato (PC)

    Nella via affaccia l’oratorio di S. Giacomo, fatto costruire nel 1250 da Giacomo Della Porta, cardinale arquatese, per i pellegrini in transito; in fondo si trovano il torrione Farnesiano, alto mastio in laterizio della fine del secolo XVI, sede della scuola d’arme «Gens Innominabilis»; il palazzo del Duca (privato), originario del secolo XIII-XIV, ma ricostruito nel XV, con ornati in cotto, sotto il quale è una fontana del 1292, a bocche multiple, elargizione del podestà Teodisio De Spectinis.

  • Via Sforza Caolzio Castell'Arquato (PC)

    Via che sale al centro monumentale. Oltrepassata la quattrocentesca chiesa di S. Pietro (con portale adorno di decorazioni in cotto e interno di struttura in parte gotica), una lunga rampa sottopassa il voltone che regge il castello Stradivari, impianto neogotico denso di suggestione romantica. Subito oltre, altri due piccoli edifici religiosi: a sinistra l’oratorio ducale di S. Stefano (secolo XVII; nell’interno prospettive a fresco); a destra la ex chiesa barocca della SS. Trinità (1770). Assecondando le svolte della via si rasenta l’edificio dell’ex ospedale di S. Spirito, sede del Museo geologico.

  • Museo geologico «Giuseppe Cortesi» Castell'Arquato (PC)

    Ha sede nell’ex ospedale di S. Spirito, costruzione della fine del XVI secolo. Le raccolte, di notevole valore scientifico, essendo la località tipica del Pliocene (in particolare del Piacenziano), comprendono faune fossili svariatissime, dai Coralli ai Molluschi, ai Vertebrati marini e continentali. Notare, tra l’altro, i resti più significativi di una grande Balenottera, ritrovata, con altre acquisite da musei italiani e stranieri, nei calanchi della val d’Arda (1935). Inoltre, una piccola sezione di preistoria, con alcuni interessanti reperti dell’età del Bronzo e del Ferro, e tre scheletri rinvenuti nel 1983 e nel 1986.

  • Museo «Luigi Illica» Castell'Arquato (PC)

    Nello stesso edificio che ospita il Museo geologico si trova anche il Museo «Luigi Illica», intitolato al letterato arquatese noto come librettista d’opera (1857-1919), che raccoglie documenti e memorie.

  • Piazza Alta o del Municipio Castell'Arquato (PC)

    Platea monumentale dove prospettano il palazzo Pretorio, la parte absidale della Collegiata e, protesa verso valle, la Rocca.

  • Palazzo del Podestà Bologna (BO)

    Il Palazzo del Podestà, o palazzo Pretorio, ora Municipio, è una robusta costruzione merlata del 1293, con una caratteristica torre pentagonale del principio del ’300; verso il 1447 ebbe aggiunta la loggetta delle grida e nello stesso secolo XV la scala esterna coperta e un altro avancorpo con portico, un piano di monofore e la loggia. Nel 1913, al fine di conferirgli maggiore ‘credibilità’, furono intraprese massicce opere di restauro e integrazione stilistica (coronamento merlato, finestre ogivali, portico superiore ecc.).

  • Collegiata di S. Maria Assunta Castell'Arquato (PC)

    Sulla piazza Municipio prospetta l’imponente parte absidale della Collegiata, costruzione romanica posteriore al terremoto del 1117, consacrata nel 1122. Più volte rimaneggiata, subì radicali restauri a partire dal 1911. Si osservi dapprima il complesso composto dalle tre absidi (frutto di restauro, 1917-19), dall’absidiola con finestrine a strombo, che corrisponde all’antico battistero, e dal campanile ricostruito dopo il 1347, aperto in alto da bifore. Il fianco sinistro è preceduto da un portico quattrocentesco sotto il quale si apre un *portale romanico strombato; l’architrave, sostenuto da telamoni, è sormontato da una lunetta scolpita che raffigura la Madonna col Bambino, S. Pietro e un angelo, opera della seconda metà del secolo XII attribuita a maestranze della cosiddetta Scuola di Piacenza. Semplice e severa, sulla piazzetta che fa da sagrato, la facciata, scompartita da paraste e ornata in alto di archetti pensili. Pesanti sovrastrutture modificarono l’interno nel XVIII secolo; dopo la scoperta nel 1899 dei primi affreschi sotto intonaco, il tentativo di ripristinare il primitivo aspetto romanico e di ricostituire una presunta originaria atmosfera di povertà e purezza di linee indusse a un intervento non privo di arbitrarietà. Rilevanti sono, tuttavia, le presenze dell’edificio originario: oltre agli splendidi *capitelli figurati degli inizi del XII secolo, pezzi originali della seconda metà del secolo sono stati recentemente ricomposti nell’ambone e nell’altare maggiore. Le sculture, che raffigurano rispettivamente gli Evangelisti e S. Girolamo (ambone) e la Visitazione, Geremia e l’Annunciazione (altare), sono datate intorno al 1170 e attribuite alla Scuola di Piacenza. Sopra l’altare, Crocifisso ligneo della fine del Trecento. All’inizio della navata destra è la cappella di S. Caterina, costruita ai primi del ’400 e decorata di affreschi coevi che comprendono storie della Passione e storie della Vergine. In fondo, in un’absidiola a livello più basso (appartenente alla chiesa primitiva), vasca battesimale monolitica dell’VIII secolo; sulla parete adiacente a sinistra, resti di affresco della fine del secolo XIV o dei primi anni del successivo, raffigurante la Trinità, secondo un’iconografia poi giudicata eretica.

  • Museo della Collegiata Castell'Arquato (PC)

    Ha sede nel chiostro capitolare della Collegiata, in laterizio, costruito nel ’300. Il museo raccoglie materiale molto eterogeneo, fra cui: reperti romani dai dintorni e frammenti architettonici di varie epoche; affreschi staccati del secolo XV; vari frammenti di affreschi cinquecenteschi (Madonna col Bambino, S. Sebastiano, altri santi); polittico a fondo oro degli inizi del XV secolo; Natività di Cristoforo Caselli (1502); alcuni dipinti di Gaspare Traversi (Deposizione, Cristo deriso, Cristo mostrato al popolo); Estasi di S. Francesco attribuita a Francesco Cairo; uno splendido *paliotto figurato, a ricamo, di manifattura bizantina del XIII secolo; una croce ambrosiana del XV secolo, montata su piede in argento dorato e cesellato da Bartolomeo Zucconi (1540). In locali attigui al chiostro è sistemato l’Archivio storico, con biblioteca e sala di consultazione, che raccoglie tra l’altro una ricca serie di documenti pergamenacei dal 1120 in poi, e antifonari dei secoli XVI e XVII.

  • Rocca Viscontea Castell'Arquato (PC)

    Poderosa opera di difesa, fatta erigere dal Comune di Piacenza nel 1343 per mano di Obertino da Domezzano e rafforzata da Luchino Visconti nel 1347. L’impianto, insolito in ambito piacentino, si compone di due volumi cintati: uno inferiore, disposto su due gradoni, che racchiudeva gli ambienti riservati alla guarnigione, e uno superiore, di perimetro minore, riservato alle funzioni di comando, essendo quelle amministrative conferite all’attiguo palazzo Pretorio. All’interno, allestimento multimediale sulla vita medioevale, sulla storia del paese e su episodi di vita militare.

  • Riserva naturale geologica del Piacenziano Castell'Arquato (PC)

    La Riserva naturale geologica del Piacenziano, istituita nel 1995, ha una superficie totale di 345 ettari e consta di 9 distinte stazioni situate nei territori comunali di Castell’Arquato, Lugagnano, Gropparello, Vernasca e Carpaneto. La riserva è istituita a tutela degli affioramenti di rocce sedimentarie noti come aree tipiche del Piacenziano. Le varie stazioni custodiscono, oltre agli affioramenti di interesse paleontologico, rupi, calanchi, voragini e ombrosi fondovalle di notevole valore paesaggistico e naturalistico. Una delle stazioni di grande interesse paleontologico e stratigrafico è dislocata lungo un tratto di greto posto subito a valle dell’abitato di Castell’Arquato.

  • Mignano Vernasca (PC)

    Villaggio a m 344, dove, in bella situazione tra i prati, sorge l’oratorio romanico di S. Ginesio (attualmente inagibile), che conserva un ciclo di affreschi risalenti al XV secolo, preziosa testimonianza della cultura devozionale locale. Poco distante la diga che contiene il lago-serbatoio di Mignano.

  • Lago-serbatoio di Mignano Vernasca (PC)

    A m 341 (capacità d’invaso di oltre 15 milioni di m3), costruito nel 1926-33 a scopo irriguo, ma in seguito impiegato per l’alimentazione dell’acquedotto della val d’Arda.

  • Museo della Resistenza Piacentina Morfasso (PC)

    Il museo di Sperongia testimonia le vicende storiche che videro il paese come luogo simbolo della Resistenza piacentina, attraverso installazioni multimediali, pannelli didattici e una esposizione di armi partigiane originali. Il museo svolge anche attività di centro culturale e ha tracciato un percorso storico-naturalistico che ripercorre i sentieri delle staffette, i punti di vedetta e i principali luoghi di azione.

  • Parco provinciale del Monte Moria Lugagnano Val d'Arda (PC)

    Area boscata di oltre 1.000 ettari con praterie, boschi di faggio, fustaie di conifere e frutteti, disposta sulle pendici settentrionali del Monte Croce dei Segni m 1.071.

  • Area archeologica e Antiquarium di Velleia Lugagnano Val d'Arda (PC)

    A m 469, su un largo terrazzo in sponda della vallata del torrente Cheroalla, una delle più importanti zone archeologiche dell’Emilia-Romagna. Da un modesto agglomerato protostorico – lo stesso cui è forse riferibile un sepolcreto della seconda età del Ferro in fase finale, riportato in luce nell’Ottocento – si sviluppò un fiorente municipio romano, capoluogo di un vasto territorio montano. A tale crescita non furono estranee provvidenze politiche e, senza dubbio, la presenza di acque saline, precocemente sfruttate. Un vero e proprio programma urbanistico non è anteriore però alla prima età imperiale. Veleia era ancora frequentata – stando ai ritrovamenti – nel V secolo. Scomparve lentamente, anche se la chiesa sorta sulle sue rovine rimase a capo di una circoscrizione plebana e il sito ne serbò il ricordo nei secoli con il nome di Augusta. La scoperta delle vestigia romane si deve al ritrovamento casuale, nel 1747, della tabula alimentaria traianea, conservata nel Museo archeologico di Parma, fondato nel 1760 proprio in funzione dell’esplorazione promossa dal duca don Filippo di Borbone, fratello di quel Carlo re di Napoli che già aveva avviato gli scavi di Pompei e di Ercolano. Tra il 1760 e il 1765 vennero in luce i resti del foro e delle sue adiacenze. In seguito sospesi, gli scavi furono successivamente ripresi con alterne fortune e, nella prima metà dell’Ottocento, vennero avviati restauri. Risalgono al secondo dopoguerra l’anastilosi delle colonne sul foro e altre, talvolta discutibili, ricostruzioni, tra cui quella del cosiddetto anfiteatro (probabile cisterna d’acqua, deformata, dopo la scoperta, da un movimento franoso). Scavi e restauri eseguiti tra il 1966 e il 1975 dalla direzione del Museo archeologico nazionale di Parma hanno individuato non meno di cinque fasi nello sviluppo edilizio. L’Antiquarium, inaugurato nel 1975 e riallestito nel 2010, si trova nella palazzina fatta costruire dalla duchessa Maria Luigia. Raccoglie le testimonianze di Veleia suddivise per aree tematiche accompagnate da un apparato didascalico che introduce il visitatore alla visita del luogo: il per- corso espositivo inizia con il materiale delle sepolture preromane, poi i reperti relativi ai culti (tra i quali il cosiddetto Giove Ligure), quindi l’ambito della vita pubblica romana (con i calchi di Baebia Bassilla, della tabula alimentaria e della Lex rubria de Gallia Cisalpina), segue l’area privata romana simboleggiata da un grande dolio, per concludersi con l’area dei culti funerari romani. Le rovine della città si distribuiscono su una serie di terrazze. Dopo l’ingresso, si lasciano a sinistra le terme (posteriori alla metà del I secolo d.C.), e a destra un quartiere d’abitazione. Passando quindi alle spalle della basilica e ai piedi del quartiere d’abitazione orientale, si scende al foro per una scala con ampio pianerottolo, che ricostituisce un’antica scalinata di cui sono conservati pochi elementi. Il complesso pubblico sottostante è di età giulio-claudia. Il foro, di cui resta quasi interamente il lastricato in arenaria, appare cinto su tre lati da un portico e concluso sul quarto dal muro settentrionale della basilica. La pavimentazione si deve, come documentano i resti di un’iscrizione in lettere bronzee che la attraversa al centro, alla munificenza privata del duumviro Lucio Lucilio Prisco ed era dotata di un sistema di drenaggio delle acque in gran parte ancora esistente. Alla basilica, edificio a pianta rettangolare e a navata unica, aderente al foro longitudinalmente, si accede dalle estremità del portico. Dall’area della basilica provengono, oltre alla ricordata tabula alimentaria, le dodici statue in marmo di personaggi della famiglia giulio-claudia, pure conservate presso il Museo archeologico di Parma. A nord e a nord-ovest del foro sono visibili i resti di altri edifici più antichi della sistemazione della piazza. Ambienti contemporanei al foro, sul lato nord – uno dotato di impianto di riscaldamento – avevano forse destinazione residenziale. Quasi tutti i pavimenti conservati lungo questo lato appartengono, però, a una fase edilizia precedente. Più recente della sistemazione giulio-claudia è l’edificio dotato, su due fronti, di prospetti colonnati, uno dei quali inserito nel portico stesso del foro; in questo edificio è probabilmente da riconoscere un propileo (ingresso monumentale). L’ingresso al foro più antico è conservato all’estremità occidentale del lato breve settentrionale.

  • S. Antonino Lugagnano Val d'Arda (PC)

    Al di fuori del recinto dell’area archeologica – in un’area forse già in età romana destinata ad attività di culto – si trova la chiesa di S. Antonino, erede della pieve altomedievale di Macinesso. D’impianto cinquecentesco, più volte ripresa e decorata nell’Ottocento con modesti dipinti, conserva un pregevole ciborio ligneo intagliato e dorato, della fine del XVII secolo.

  • Castello di Gropparello Gropparello (PC)

    Pittoresco castello sulla costa fra i torrenti Vezzeno e Riglio. La collocazione (oltre l’abitato di Gropparello) a precipizio su una roccia di gabbro rosso, determinò l’irregolarità dell’impianto. Fu dei vescovi di Piacenza, poi (verso il ’300) dei Fulgosio, dei Farnese, degli Anguissola e dei Marazzani; nell’interno, sala d’armi e altri ambienti ricchi d’arredi e tele dei secoli XVII e XVIII.

Ultimo aggiornamento 11/11/2022
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