Fidenza: il territorio di pianura

In collaborazione con Touring Club

Itinerario con partenza e arrivo a Fidenza, che, lungo una regolare maglia stradale, in gran parte coincidente con gli antichi tracciati della colonizzazione agricola romana (II secolo a.C.), tocca compatti centri abitati che rivelano, nelle strutture urbanistiche e architettoniche, la propria funzione di sedi delle più ricche corti signorili del Parmense: Busseto, Roccabianca, San Secondo, Fontanellato, Soragna. Altri luoghi d’importanza storica sono i nuclei monastici (Castione Marchesi, Fontevivo), che in età medievale contribuirono in modo preponderante al riassetto agricolo di queste terre. Un cenno infine ai cosiddetti «luoghi verdiani»: Busseto, Róncole, Sant’Agata, veneratissime mete di ‘pellegrinaggi’ sulla traccia delle memorie del più amato musicista italiano.
  • Lunghezza
    71,8 km
  • S. Maria Assunta Fidenza (PR)

    Posta all’inizio dell’abitato di Castione Marchesi, è quanto rimane di un complesso abbaziale benedettino fondato nel 1033. L’edificio, frutto di un rifacimento romanico, ampiamente rimaneggiato nel corso dei secoli, è stato restaurato nel 1958, restituendo frammenti di mosaici pavimentali del secolo XII, formati da tessere bianche, nere e rosse con ornati a racemi e mutile figurazioni antropomorfe; nell’interno, a tre navate divise da pilastri cruciformi, affresco della Madonna col Bambino, quattrocentesco.

  • Casa natale di Giuseppe Verdi Busseto (PR)

    Umile ma visitatissima casa natale di Giuseppe Verdi (10 ottobre 1813) a Róncole Verdi, all’epoca adibita anche a posteria, oltre che ad abitazione della famiglia.

  • S. Michele Busseto (PR)

    Poco lontana dalla casa natale di Giuseppe Verdi. Nella chiesa, sotto l’intonaco, sono riemersi numerosi affreschi votivi o simulanti pale d’altare, di pittori emiliani collocabili a cavallo della fine del secolo XV e la prima metà del XVI, tra i quali quasi integra la decorazione della cappella a destra della maggiore, con l’Immacolata, S. Sebastiano e S. Rocco; la chiesa conserva altresì l’organo sul quale si esercitò Verdi fanciullo.

  • Museo «Renata Tebaldi» Busseto (PR)

    Nelle scuderie della villa Pallavicino è ospitato il Museo «Renata Tebaldi», dove sono esposti i costumi e i gioielli di scena delle esibizioni della celebre artista (1922-2004), oltre a oggetti, abiti e documenti a lei appartenuti.

  • S. Maria degli Angeli Busseto (PR)

    Complesso francescano di S. Maria degli Angeli (o dei Frati), fatto costruire da Gianlodovico e Pallavicino Pallavicino nel 1470. La chiesa, terminata nel 1474 in un gotico assai tardivo, ha un bel portale con fregio in terracotta e absidi poligonali. L’interno presenta, secondo l’uso francescano, tre spoglie navate coperte da volte ogivali, con quattro cappelle poligonali a sinistra, decorate da capitelli e piccole nicchie polilobate in terracotta. Nell’ultima campata della navata destra, frammento di affresco staccato raffigurante Cristo caduto sotto la croce e la Veronica, di Nicolò dell’Abate (1543-44). Di Antonio Campi è una Madonna e santi francescani (1580 circa). Sul fondo della navata sinistra, splendido gruppo del *compianto su Cristo morto in terracotta policroma, eseguito da Guido Mazzoni nel 1476-77; secondo una tradizione, nelle sembianze di Giuseppe d’Arimatea e di Nicodemo sarebbero da individuare quelle di Gianlodovico e Pallavicino Pallavicino. Nel convento sono conservati una Sacra famiglia e santi di Antonio Campi, antifonari miniati del XV-XVI secolo e incunaboli.

  • Museo nazionale Giuseppe Verdi Busseto (PR)

    Ha sede nelle sale del corpo anteriore della Villa Pallavicino. Il suggestivo allestimento simula attraverso riproduzioni delle scenografie originali e di ambienti ottocenteschi, con l’ausilio di illuminazione teatrale e delle musiche verdiane, gli ambienti e le atmosfere delle opere di Verdi.

  • Palazzo del Monte di Pietà Busseto (PR)

    Tra gli interventi urbanistici dei Farnese, realizzati nel corso del XVII secolo, su un ampio portico a tre arcate, si osservi il palazzo del Monte di Pietà (oggi di proprietà della Fondazione Cassa di Risparmio di Parma), su progetto di Domenico Valmagini (1679-82); all’interno, in due lunette, Deposizione e Martirio di S. Bartolomeo di Angelo Massarotti (1682), e alcuni Ritratti di casa Farnese dei primi del Settecento. Da una porta laterale si accede alla Biblioteca del Monte, istituita nel 1768, la seconda per importanza della provincia (22.000 volumi e rari incunaboli), che conserva scaffalature seicentesche provenienti dal collegio dei Gesuiti.

  • Via Roma Busseto (PR)

    Via porticata dove si incontrano, al N. 115, un palazzetto quattrocentesco a due ordini di finestre con decorazioni in cotto) e, al N. 56, il palazzo Orlandi, che fu proprietà di Giuseppe Verdi. Tra gli interventi urbanistici dei Farnese, realizzati nel corso del XVII secolo, su un ampio portico a tre arcate, si osservi il palazzo del Monte di Pietà.

  • Villa Pallavicino Busseto (PR)

    Cinquecentesca villa, preceduta da ingresso monumentale, disegnato probabilmente da Domenico Valmagini. Il singolare impianto, a cinque corpi disposti a scacchiera, comunicanti attraverso loggiati passanti, si pensa progettato dal Vignola; la volta e le lunette del corpo centrale presentano affreschi della fine del secolo XVI. Le sale del corpo anteriore destro, con volte decorate da stucchi (prima metà del secolo XVIII) e da affreschi attribuiti a Ilario Spolverini, e quelle del corpo anteriore sinistro (stucchi settecenteschi e affreschi di G.B. Draghi) ospitano il Museo nazionale «Giuseppe Verdi». Alle sale del primo piano, pure decorate da raffinati stucchi e affreschi del Draghi, si accede attraverso una scala con splendida ringhiera in ferro battuto. Nelle scuderie della villa ha invece sede il Museo «Renata Tebaldi».

  • Rocca Pallavicino Busseto (PR)

    L’edificio che continua a chiamarsi Rocca è in realtà una costruzione rifatta a metà Ottocento in stile gotico, che presenta due torri angolari, una mediana, più alta, e un portico in cui sono inserite bifore adorne di fregi e medaglioni in cotto; ebbe origine verso il 1250, subì sicuramente interventi nel XV, quando lo richiese il nuovo sistema difensivo, e alla fine di quel secolo aveva sei torrioni circolari e due porte. Nell’interno hanno sede il municipio e il grazioso teatro Verdi, realizzato, nonostante il parere contrario del musicista, su uno preesistente, e inaugurato nel 1868 con Rigoletto e Un ballo in maschera.

  • Piazza Giuseppe Verdi Busseto (PR)

    Il centro del nucleo storico è la piazza Giuseppe Verdi, con il monumento dedicato al massimo cittadino bussetano (di Luigi Secchi, 1913), definita per tre lati dalla Rocca, dal palazzo del Comune e dalla collegiata di S. Bartolomeo.

  • Museo verdiano di Casa Barezzi Busseto (PR)

    La Casa Museo «Antonio Barezzi», fondatore della Filarmonica Bussetana, mecenate e suocero di Giuseppe Verdi, propone accanto allo storico salone, luogo della prima formazione musicale e affettiva del maestro, una ricca esposizione iconografica di cimeli e documenti verdiani.

  • S. Bartolomeo Busseto (PR)

    Eretta nel 1436 per volontà di Orlando Pallavicino su una precedente trecentesca, e rimaneggiata nel secolo XVIII. Interessante la facciata gotica, dal bel portale di gusto rinascimentale con decorazioni in cotto e un rosone. A fianco, un’iscrizione del 1584 ricorda l’incontro tra Paolo III e Carlo V, avvenuto a Busseto nel 1543. L’interno, a tre navate, è decorato da eleganti stucchi di gusto rococò. Nella 1a cappella destra, Assunta di G.B. Draghi (1704); nella 4a, dello stesso è il coevo affresco della cupola, raffigurante il medesimo soggetto; si notino anche i quindici tondi coi Misteri del Rosario attribuiti a Vincenzo Campi; inoltre, alla parete destra, Gloria di S. Ignazio di Ilario Spolverini, e a quella sinistra Immacolata tra santi del Chiaveghino (1589). Notevole il settecentesco altare maggiore; nell’abside, S. Bartolomeo in gloria di Francesco Boccaccino. Nella sagrestia, arredata con mobili seicenteschi, importante dipinto di Luca Giordano (S. Pietro d’Alcantara che confessa S. Teresa). Nella 4a cappella sinistra, del *ciclo affrescato di Michelangelo Anselmi (1538-39) rimangono le splendide, monumentali figure di sette Padri e Dottori della Chiesa, inquadrati da una ricca e articolata architettura dipinta. Adiacente alla collegiata, con accesso dalla navata destra, sorge l’oratorio della SS. Trinità, anch’esso decorato da stucchi rococò; sulla parete del coro risalta una delle più significative opere di Vincenzo Campi, la Trinità con le Ss. Lucia e Apollonia (1579).

  • S. Maria Annunziata Busseto (PR)

    In fondo alla piazza di S. Maria è l'edificio neoclassico della chiesa di S. Maria Annunziata (1804), che custodisce un'*Annunciazione di Vincenzo Campi (1581).

  • Villa Verdi Villanova sull'Arda (PC)

    A Sant’Agata m 39, frazione disposta lungo il torrente Ongina, si trova la villa dove Verdi abitò specialmente d’estate e compose alcune delle sue opere. Sono aperti al pubblico il parco e l’appartamento privato, perfettamente conservato: la camera da letto col fortepiano viennese a 6 pedali marca Fritz e un suo busto, opera di Vincenzo Gemito, la camera della moglie Giuseppina Strepponi, lo studio (che conserva spartiti di canto e piano di tutte le opere verdiane, varie lettere di Verdi e quelle di Cavour del 1861, la nomina a senatore del 1874). Fu qui trasportato il mobilio dalla stanza dell’Hotel et de Milan dove Verdi soleva passare i suoi soggiorni milanesi, nella quale si spense all’alba del 27 gennaio 1901 all’età di 87 anni.

  • Parrocchiale Roccabianca (PR)

    Fondata nel 1479 da Pier Maria Rossi, rifatta nel corso del XVI secolo e dedicata ai Ss. Bartolomeo e Michele, a una navata, adorna di stucchi (secolo XVIII).

  • Rocca Roccabianca (PR)

    Edificato tra il 1450 e il 1465, secondo un documento cinquecentesco da tali Giacomo dal Miglio e Giacomo Lanzo, il Castello, o Rocca, ha struttura rettangolare con due torri angolari, dominata dall’alto mastio centrale, secondo il modello tipologico dei castelli di pianura. Si entra in un cortile centrale, nel quale si apre un portico a tre arcate, nel quale il restauro ha restituito decori tardo-quattrocenteschi affrescati di ambito lombardo. Si entra nella sala di Griselda, racchiusa nella torre, dove Pier Maria Rossi fece affrescare in 24 riquadri la storia narrata da Boccaccio nella centesima novella del Decamerone, e nella volta soggetti a tema astrologico; gli affreschi attualmente presenti nella sala sono una copia degli anni ’90 del secolo scorso, essendo stati gli originali asportati e portati nel Castello Sforzesco a Milano. Altre sale presentano soffitti lignei decorati e dipinti e affreschi parietali per lo più di paesaggi. Notevole la sala Rangoni, con decori che simulano un loggiato aperto su un giardino e una Madonna col Bambino posta nella lunetta sopra la finestra (variamente datata al XVI o al XVIII secolo).

  • Castello San Secondo Parmense (PR)

    Il Castello, o Rocca dei Rossi, fu eretto tra il 1450 e il ’60 da Pier Maria Rossi in forma di rocca fortificata, e ampiamente restaurato e accresciuto nel XVI secolo da Troilo I e Troilo II, che gli conferirono aspetto di dimora signorile. Nella seconda metà dell’Ottocento e agli inizi del Novecento subì drastici abbattimenti che lo ridussero a circa un quarto della sua estensione; oggi restano la parte anteriore, con basamento a scarpa e parti restaurate, l’originario torrione con tracce dei primitivi beccatelli e il rivellino d’ingresso. A sinistra dell’attuale edificio sono una fabbrica merlata di origine quattrocentesca, in gran parte rifatta nell’Ottocento, e un portico con loggiato cinquecentesco. Del XVI secolo anche il cortile porticato interno, a pianta trapezoidale, definito a sinistra da colonne con bei capitelli scolpiti. Uno scalone conduce ai locali del piano nobile: gli ambienti presentano sulle volte una ricca decorazione pittorica, quasi sempre risalente alla seconda metà del secolo XVI e alla committenza di Troilo II. Da un piccolo atrio con grottesche e arpie si accede ai quartieri privati della famiglia, decorati in gran parte da affreschi di Cesare Baglione e della sua scuola, ispirati alle favole di Esopo, con evidenti fini di ammaestramento morale. Da questo insieme si distinguono due ambienti le cui ornamentazioni sono più antiche; la critica ha visto in queste opere forti contatti con l’ambiente mantovano gravitante intorno a Giulio Romano, o la mano di un altro allievo di Raffaello. Dall’atrio, attraverso la porta di fronte allo scalone, si accede agli ambienti di rappresentanza, decorati da soggetti prevalentemente mitologici che vengono attribuiti a Cesare Baglione, Orazio Samacchini e Giulio Mazzoni. L’ambiente più rilevante del castello, l’unico a essere interamente affrescato, è la grande sala delle Gesta rossiane, decorata lungo le pareti da dodici riquadri raffiguranti episodi gloriosi relativi ai vari membri della famiglia e da uno più vasto sulla volta. Tutt’intorno, una ricchissima serie di motivi ornamentali a grottesche, finti marmi, festoni vegetali ecc., attribuiti a Cesare Baglione, cui spetterebbe anche il leone di S. Marco sulla parete di fondo e i due paesaggi sopra le porte; a lui vengono pure assegnate le parti paesaggistiche delle scene storiche, mentre per quelle con figure e architetture la critica, pur riferendosi sempre all’ambito dei manieristi della seconda gene- razione, propone vari nomi: Giulio Mazzoni, Prospero Fontana (per il riquadro centrale), il Bertoja, Girolamo Miruola e altri.

  • Oratorio della Madonna del Serraglio San Secondo Parmense (PR)

    Interessante edificio a croce greca, munito di absidi rotonde e poligonali alternate, eretto tra il 1680 e il 1684 e interamente affrescato nel 1685-87 da Ferdinando Bibiena e Sebastiano Ricci.

  • S. Genesio San Secondo Parmense (PR)

    Isolata in mezzo alla campagna si trova la chiesa plebana di S. Genesio, documentata nel 1084, riedificata nel XII secolo; molto manomessa e accorciata di tre campate, è stata accuratamente restaurata negli anni ’70. Esternamente la parte più integra e interessante è costituita dalle tre absidi.

  • Oratorio di S. Maria Assunta Fontanellato (PR)

    Fondato nel 1572 e rifatto nel 1720; l’interno a una navata fu affrescato nel 1790 da Antonio Bresciani, cui si deve anche l’Assunta, sempre ad affresco, che funge da pala d’altare; assai pregevole, anche qui, l’arredo ligneo della sagrestia, capolavoro del barocchetto locale (1720), completato da dipinti di Sebastiano Galeotti.

  • Rocca Sanvitale Fontanellato (PR)

    Costruita sull’area di una più antica fortezza pallaviciniana (XII secolo), la Rocca di Fontanellato è uno dei castelli più significativi e meglio conservati della regione, che associa all’interesse dell’architettura militare e residenziale, il valore di una serie di preziosi affreschi, tra i quali un ciclo tra i migliori di Parmigianino. Eretta all’inizio del XV secolo, è costituita da quattro corpi di fabbrica di diverso spessore, delimitati da una cortina esterna merlata e da un fossato ristrutturato nel secolo XVII dall’architetto ducale Smeraldo Smeraldi. Tre torri cilindriche e un torrione quadrato ne muniscono gli angoli; balconcini e finestre risalgono alle ristrutturazioni del XVIII secolo; nella parte destra della facciata si osservano merli ghibellini accecati, più bassi rispetto alla copertura attuale. Dal cortile si sale al primo loggiato dove sono stati sistemati due affreschi di Felice Boselli (1681) staccati dal distrutto teatro dei Sanvitale; da qui si accede alla Sala d’Armi, affrescata da un pittore emiliano del tardo Cinquecento con stemmi e figure mitologiche nelle lunette, e contenente, oltre a una serie di ritratti di famiglia, un’interessante collezione di armi dei secoli XVII-XIX. Seguono la Sala da pranzo e la Sala del Biliardo, con soffitto e pavimento tardo-quattrocenteschi e arredo ottocentesco; alla parete, due Nature morte di Felice Boselli (1690 circa) e una Battaglia di cavalieri di Pier Ilario Spolverini. A destra si entra nella Sala di Maria Luigia, che contiene cimeli della duchessa, tra cui La mano con fiore al polso, opera di Antonio Canova del 1820. Vicine sono una sala che contiene dipinti francesi del tardo Settecento, raffiguranti costumi orientali, e la sala da ricevimento, con soffitto a travature dipinte a monocromo e bel fregio pittorico; nel ricco arredamento settecentesco, una pregevole spinetta dipinta e un piccolo stipo in ebano decorato, lavoro di un maestro nordico del xvii secolo. Si passa quindi nella camera nuziale, caratterizzata da un imponente arredo seicentesco e da uno stupendo soffitto a lacunari, proveniente dall’antico santuario della Madonna. Dalla Sala da Ricevimento si accede alla Galleria dei Ritratti di famiglia, per lo più realizzati da un anonimo artista della metà del XVII secolo, integrata nei secoli XVIII-XIX. Ridiscesi nel cortile, si entra in una serie di sale adibite a museo: nella prima si segnalano i Ritratti di Luigi III Sanvitale e della moglie, attribuiti al Molinaretto, e quello di Jacopo Antonio III Sanvitale in costume di arcade, di Giuseppe Baldrighi. Proseguendo, la sala con il teatrino dei figli di Maria Luigia, quindi la sala detta delle Donne equilibriste, i cui affreschi, oggi frammentari, rappresentano un fregio monocromo in cui compaiono figure femminili, amorini, sfingi e animali adagiati su un filo; la decorazione è attribuita, insieme a quella dell’attigua Saletta degli Amorini a un allievo di Cesare Cesariano. Da qui si accede alla Sala delle Grottesche, posta nel torrione d’angolo e recentemente restaurata, in cui è esposto un dipinto con le Virtù teologali e cardinali, attribuito a Carlo Francesco Nuvolone; la volta affrescata è stata recentemente attribuita a Carlo Preda. Si giunge quindi all’ambiente più prezioso della rocca, la cosiddetta Saletta di Diana e Atteone, la cui *decorazione, eseguita nel 1523 circa, è uno dei capolavori di Parmigianino. La stanza, restaurata nel 1998, è coperta da una piccola volta trasformata in un folto pergolato popolato di putti che si apre lasciando intravedere un ampio squarcio di cielo. Al disotto si aprono 14 lunette i cui affreschi raccontano il mito di Diana e Atteone, tratto dalle Metamorfosi di Ovidio. La figura femminile sopra la finestra è Paola Gonzaga, moglie di Galeazzo Sanvitale committente degli affreschi. La decorazione della stanza, che rivela un chiaro riferimento alla correggesca camera di S. Paolo, a Parma, ma anche un avvenuto distacco dal naturalismo rinascimentale attraverso una scelta di estrema ricercatezza ed eleganza formale, è carica di significati simbolici e oggetto di molteplici letture. Gli ultimi ambienti di visita sono la singolare camera ottica, dove, attraverso un apparecchio della fine del secolo scorso, grazie a un sistema di specchi, si vede riflessa la piazza del paese, e l’oratorio (1688), ubicato nella parte superstite dell’antico mastio.

  • S. Croce Fontanellato (PR)

    La parrocchiale di S. Croce è una costruzione del XV secolo trasformata nei primi anni del successivo; all’interno, scandito in tre navate da pilastri polistili in cotto con capitelli in pietra, si segnalano, nella controfacciata Nascita della Vergine di Giovanni Bresciani (1606-9), all’altare maggiore L’invenzione della vera croce di Antonio Nasini, e in sagrestia lo splendido arredo ligneo barocco realizzato su commissione dei Sanvitale (1673- 82).

  • Santuario della Beata Vergine del Rosario Fontanellato (PR)

    Appena fuori dal centro di Fontanellato si incontra l’elaborato complesso del santuario della Madonna del Rosario, fatto costruire dai Domenicani tra il 1641 e il 1660 su di un preesistente convento pure di loro appartenenza; la facciata neobarocca è dovuta al progetto di Lamberto Cusani (1913). All’interno, con volta affrescata da Pietro Rubini prima del 1731, le cappelle sono arredate da sontuose ancone che incorniciano tele seicentesche, e da pregevoli paliotti in scagliola datati e firmati Marco Mazelio, 1701; alle pareti, ovali con Miracoli operati dalla Madonna di Fontanellato di Pietro Rubini; all’altare maggiore, immagine lignea della Madonna del Rosario (1615); monumentale l’organo del 1699.

  • Abbazia cistercense Fontevivo (PR)

    Fondata nel XII secolo dal monastero di Chiaravalle della Colomba con la protezione dei Pallavicino, e passata alla metà del XVI secolo col favore dei Farnese ai Benedettini. Dell’imponente complesso solo la chiesa conserva integro l’originario aspetto romanico, ad eccezione della facciata rifatta nel XV secolo. Interno semplice e severo, a tre navate scandite da pilastri a fascio con capitelli a scudo in pietra; in una nicchia della navata destra, gruppo scultoreo in pietra dipinta raffigurante *Madonna in trono col Bambino che un recente restauro ha confermato essere attribuibile a Benedetto Antelami e databile al secondo decennio del XIII secolo. Nella ex chiesa dei Frati Cappuccini, prospiciente l’abbazia, è venuto alla luce nel 2006 e restaurato un affresco raffigurante la Vergine incoronata con angeli, di artista (forse Cesare Baglioni) operante nel complesso francescano nel XVII secolo.

  • Labirinto della Masone Fontanellato (PR)

    Il Labirinto della Masone è un bosco interamente formato da bambù di specie diverse. che compongono un percorso labirintico su una superficie di 7 ettari. L’originale realizzazione verde è dovuta all’ideazione dell’editore Franco Maria Ricci con gli architetti Pier Carlo Bontempi e David Dutto. Il cammino nel dedalo di viali circondati da bambù è intervallato da pannelli che ricostruiscono la storia dei labirinti, da quello mitologico di Creta ai giorni nostri. Al centro del labirinto, una piazza porticata che ospita manifestazioni ed eventi, dà accesso alle sale della collezione d’arte di Franco Maria Ricci, eclettica raccolta di dipinti e sculture dal Cinquecento al Novecento.

  • Rocca Meli Lupi Soragna (PR)

    Solida e regolare costruzione trecentesca a pianta quadrata, con quattro torri agli angoli, la Rocca venne trasformata alla fine del Cinquecento in sontuosa dimora principesca, e subì ulteriori aggiornamenti nel XVII e XVIII secolo, quando divenne la residenza dei principi Meli Lupi che ne sono tuttora i proprietari. Per un ponte in muratura si entra nel cortile quadrato; agli angoli, 4 statue settecentesche di divinità pagane. Si accede quindi all’ala destra del palazzo. Sala del Baglione, detta anche delle Grottesche dalla decorazione che ricopre le pareti con motivi fantasiosi e soggetti immaginari, dovuta a Cesare Baglione (1580). La Sala Gialla è anche detta d’Ercole per i quattro affreschi di Niccolò dell’Abate che raffigurano le Fatiche di Ercole, mentre la volta è dipinta a grottesche e le lunette con paesaggio. La Camera della Sposa è caratterizzata da un dipinto di Giovanni Bolla raffigurante Giuseppe e la moglie di Putifarre, posto di fronte al letto a baldacchino. Dal cortile si passa nell’ala centrale iniziando dal Bocchirale, che mette in comunicazione il cortile con il giardino: alla parete destra, due busti in marmo, uno maschile attribuito ad Antonio Lombardo e uno di Gesù Cristo scolpito da Alvise da Cà; a sinistra, arazzo francese del Seicento. A sinistra si passa nella sala rossa: 6 ovati con paesaggi del Brescianino. Si prosegue nella Sala del Biliardo antico o degli Antenati, con ritratti della famiglia Meli Lupi, e nella Sala degli Stucchi, realizzata dai fratelli Ferdinando e Francesco Bibiena (1695), con la collaborazione di Giovanni Bolla; sul soffitto, Trionfo della casata Meli Lupi; alle pareti, affreschi raffiguranti scene della mitologia classica inquadrate da scenografici stucchi. A sinistra, la sala da pranzo, con 4 grandi ovali (Nature morte) di Felice Boselli, mobili e porcellane del Settecento. Per una porta a vetri si entra nella Galleria dei poeti, divisa in tre parti: la prima fu decorata dai fratelli Bibiena a motivi allegorici; la seconda, lunga m 62, è adorna delle erme di 12 grandi poeti, e ha le pareti affrescate con motivi tratti dai loro poemi e con scene mitologiche, opere di Giovanni Motta (1798); la terza, che si sviluppa all’interno del fortino neogotico innalzato sui margini di un laghetto, è affrescata con scene che hanno protagonista Apollo, dio della poesia. Si accede quindi all’oratorio di S. Croce, contenente il sepolcro gotico in pietra di Ugolotto Lupi (1351) e un rilievo marmoreo (Ecce Homo) di Giovanni Antonio Amadeo (1470); i dipinti sono di Giovanni Bolla (Crocifissione, all’altare), autore anche del S. Antonio abate, G.B. Lazzaroni (Beata Vergine delle Grazie e santi), scuola genovese del Settecento (due dipinti). Attraverso la sala del Biliardo antico si accede alla sala d’armi, ove sono raccolte le armi usate dalle guardie feudali nel secolo XVI-XVII e un cannone in ferro del Seicento, poi alla Galleria delle monache, contenente una raccolta di stampe dei castelli parmensi, una serie di Ritratti di personaggi di casa Farnese e, in bacheche, onorificenze della famiglia, antichi costumi, armi e svariati oggetti antichi. A sinistra del porticato d’ingresso, per un grande scalone si sale al piano superiore: notevoli la Grande e la piccola Galleria, affrescate da Francesco e Ferdinando Bibiena (fatti e allegorie dei Meli Lupi). Si entra quindi nell’Appartamento nobile, il cui primo ambiente è la sala delle donne forti, interamente decorato con affreschi di Giovanni Bolla e Leonardo Clerici, che vi raffigurarono, all’interno di una finta architettura aperta verso il cielo, gli episodi biblici di Giuditta e Oloferne e di Giaele e Sisara. Gli stessi pittori decorarono la volta a ombrello della successiva maestosa sala del trono, mentre le statue lignee dorate della Primavera e dell’Autunno sono di Lorenzo Aili. Grande ricchezza decorativa contraddistingue anche la camera nuziale, dove le due statue dorate dell’Estate e dell’Inverno sono sempre dell’Aili. Il salottino dorato è l’ultimo degli ambienti dell’Appartamento nobile. I visitatori possono accedere anche al Giardino esteso sul retro della Rocca fino al Fortino neogotico. Accanto si trova il Museo della Civiltà contadina.

  • Giardino di Rocca Meli Lupi Soragna (PR)

    Esteso sul retro della Rocca fino al Fortino neogotico; l’ampio spazio verde col tempo ha assunto l’aspetto di parco all’inglese, disseminato di statue e con piante d’alto fusto e laghetto artificiale.

  • Sinagoga e Museo ebraico «Fausto Levi» Soragna (PR)

    La Sinagoga, inaugurata nel 1855, conserva nel sobrio interno stucchi di Antonio Rusca; in una stanza attigua è un interessante camino della seconda metà del Seicento, recante una rarissima raffigurazione (la cultura religiosa ebraica è normalmente aniconica) del Sacrificio di Isacco. Il Museo illustra la storia delle Comunità ebraiche parmensi e piacentine e ospita una raccolta comprendente preziosi oggetti di culto dei secoli XVI, XVIII e XIX, una importante collezione di antiche e rare ketubboth (contratti matrimoniali), una ricca documentazione fotografica e oggetti delle Sinagoghe oggi non più esistenti, tra cui quelle di Busseto, Fiorenzuola e Cortemaggiore.

  • Museo del Parmigiano Reggiano Soragna (PR)

    Ha sede in un caseificio ottocentesco dislocato nelle adiacenze del muro di cinta meridionale del giardino della Rocca; l’impianto espositivo è dotato di tutti gli strumenti e gli attrezzi anticamente impiegati per la lavorazione del formaggio. Nel corpo più antico sono presenti gli strumenti necessari alla trasformazione, mentre nella parte più moderna sono state allestite le sezioni della stagionatura e della commercializzazione.

  • Museo della Civiltà contadina Soragna (PR)

    Allestito in strutture dell’antica tenuta agricola Castellazzi, presenta una parte significativa della cospicua raccolta di attrezzi e di oggetti legati alla vita e alle attività della gente della Bassa.

Ultimo aggiornamento 11/11/2022
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