Le valli della Secchia e del Dragone

In collaborazione con Touring Club

Itinerario inizialmente attraverso l’alta pianura modenese occidentale, caratterizzata da un assetto, a volte caotico, dominato dagli impianti industriali per la produzione di ceramica, inseriti in un tessuto residenziale affrettatamente concresciuto. 

Il paesaggio muta improvvisamente appena oltre Roteglia, alle soglie di quello che nel Medioevo fu il territorio dell’abbazia di Frassinoro. La seconda parte dell’itinerario percorre appunto le terre dell’antico potentato ecclesiastico, attorniato da una cintura fortificata tuttora leggibile che costituì la base aggregativa dell’attuale armatura urbana. 

Asse fondamentale del percorso è la statale 486, di Montefiorino, iniziata nel 1852 per ordine del duca di Modena Francesco V, compiuta nel 1894 e più tardi allacciata alla strada dell’Abetone mediante un tronco che scende a Pievepèlago

Nel tratto fra Ponte Dolo e Raggia a questo tracciato ‘moderno’ l’itinerario preferisce quello più alto, che ricalca dappresso l’originario percorso della Via ducale Vandelli, a sua volta versione modificata della medievale Via Bibulca; transitando per l’abbazia di Frassinoro (costruita proprio per manutenere la strada, oltre che come punto presidiato e di assistenza ai pellegrini), quest’ultima valicava l’Appennino al passo di S. Pellegrino (altro punto di sosta lungo l’impervio tracciato) e scendeva quindi nella Garfagnana estense.

  • Lunghezza
    80,5 km
  • Collezione Umberto Panini - Motormuseum Modena (MO)

    Spazio espositivo di Maserati e altre auto di lusso anni ’30 di valore storico.

  • Centro di Documentazione dell'Industria italiana delle Piastrelle di Ceramica Sassuolo (MO)

    Ha sede all’interno della palazzina ducale della Casiglia, realizzata nel 1560 come casino di caccia degli Este, ristrutturata nel 1749 e in quell’occasione decorata. Il centro è un vero e proprio museo storico e documentale della piastrella, che ripercorre l’intero iter produttivo dal prototipo originale alla produzione industriale. È arricchito dalla biblioteca e da una sezione espositiva, che raccoglie oltre 1.000 piastrelle di ceramica al fine di illustrare l’evoluzione della produzione italiana dal secondo dopoguerra a oggi sotto l’aspetto creativo, artistico, tecnologico e commerciale.

  • Palazzo Ducale Sassuolo (MO)

    Di un castello a Sassuolo si hanno notizie fin dall’XI secolo. Caratterizzato dalla presenza di torri fin dall’epoca della famiglia Della Rosa, dal 1373 passò agli Este, che in epoca ducale lo utilizzarono come residenza di villeggiatura. 
    La radicale trasformazione in una reggia barocca si deve all’ambizioso programma politico del duca Francesco I d’Este, che nel 1634 ne affidò i lavori all’architetto romano Bartolomeo Avanzini e all’ingegnere e scenografo reggiano Gaspare Vigarani. 
    Utilizzando in larga parte le murature più antiche, si articolarono diversi appartamenti su tre piani, adattando i bastioni a terrazze belvedere, realizzando la cappella, le paggerie e altri edifici a servizio della corte, nonché i giardini con fontane e la Peschiera ducale, o localmente ‘Fontanazzo’, teatro d’acqua che evoca modelli laziali. 

    Nel Settecento l’architetto veneziano Pietro Bezzi realizzò il fronte meridionale del palazzo, sorta di quinta scenografica per il parco ducale, all’epoca esteso per oltre undici chilometri dalla pianura verso gli Appennini. Perduti i principali cicli pittorici di epoca quattro e cinquecentesca (Angelo e Bartolomeo degli Erri, Nicolò dell’Abate), le decorazioni interne sono in massima parte frutto della coerente campagna di lavori promossa dallo stesso Francesco I d’Este in poco più di un decennio (1640-52 circa) e affidati a numerosi artisti: su tutti il pittore di corte Jean Boulanger e i quadraturisti bolognesi Angelo Michele Colonna e Agostino Mitelli. Il lungo declino del palazzo dopo l’epoca napoleonica determinò la dispersione dei suoi arredi e la successiva destinazione militare, prima come caserma (1917) e poi come sede succursale dell’Accademia Militare di Modena. 

    Dal 2004 il monumento è in consegna al Ministero della Cultura, e quasi tutte le opere d’arte che vi si trovano sono patrimonio statale della Galleria Estense di Modena. Molti ambienti del piano terreno, non visitabili, dopo il terremoto del maggio 2012 sono stati adibiti a Centro di raccolta e cantiere di messa in sicurezza delle opere d’arte danneggiate dal sisma, sotto la direzione della Soprintendenza competente.

    Varcando l’ingresso tra le colossali fontane di Galatea e Nettuno, ispirate a idee di Gian Lorenzo Bernini (circa 1652), si attraversa l’atrio con statue in stucco di Giovanni Lazzoni raffiguranti le Stagioni (1645-47), e si giunge nel cortile d’Onore, ampio spazio chiuso dai prospetti interni del palazzo un tempo dipinti a finte architetture, e dominato dalla fontana con Divinità marina con delfino, su disegno di Antonio Raggi, fedelissimo allievo di Bernini (1652-53). Si accede alla biglietteria, sequenza di sale con alcune tracce di affreschi di Domenico Carnevali (circa 1570) pertinenti all’epoca in cui il castello era proprietà dei Pio di Carpi, e dove dal 2020 è depositata la collezione Ceramiche Marca Corona, di oltre 250 manufatti in ceramica bianca e decorata di produzione sassolese del Sette e Ottocento. Si sale al piano nobile per lo scalone d’Onore (1640-50), opera di Bartolomeo Avanzini, Gaspare Vigarani e Tommaso Loraghi. Il gruppo di Nettuno che rapisce Anfitrite è opera di Andrea Baratta del 1687-90, e alle pareti si contrappongono notevoli statue in stucco di Lattanzio Maschio raffiguranti Allegrezza ed Eternità. 

    In alto si ammirano l’architettura illusionistica dipinta da Colonna e Mitelli e i rilievi in stucco con simboli di casa d’Este e figure allegoriche. Si accede al Salone d’Onore, vertiginoso ambiente a doppia altezza dipinto come una complessa macchina illusionistica, opera di Colonna e Mitelli (1647-48) coadiuvati da Gian Giacomo Monti e Baldassarre Bianchi. Alle pareti, allegorie di Pittura, Scultura, Geometria, Architettura; finti palchi con musici e astanti e busti di Panco, Giotto, Marzia, Timarete; figure di Giunone, Pallade, Venere, Amore, e ovunque insegne araldiche di casa d’Este. Sulla volta, Apollo e le nove Muse recanti opere del mecenatismo estense, fiancheggiato da Mercurio, e da Giunone e Frine. 

    A destra si sviluppa l’appartamento del Duca che subito dà accesso all’appartamento stuccato, dal rivestimento parietale di eleganti stucchi bianchi e dorati di Luca Colombi e aiuti (1645-50). L’appartamento si snoda in sette camere intitolate a Fama, Pittura, Incanti, Musica, Fontane, Sogni e Fetonte, per via dei dipinti a soffitto di Boulanger (1644 circa). 

    I perduti quadri un tempo incastonati nelle pareti, dal 2001 sono sostituiti dall’installazione Monochromatic Light (donazione Panza di Biumo), progetto site-specific con tele degli artisti contemporanei Lewis Carroll, Phil Sims, Ettore Spalletti, David Simpson, Winston Roeth, Timothy Litzmann e Anne Appleby. Si procede quindi nell’appartamento del Duca, decorato nel 1640-42. Nella camera della Fortuna, la quadratura di Ottavio Viviani incornicia l’Allegoria della Fortuna di Boulanger, mentre alle pareti le scene principali sono di Girolamo Cialdieri: da destra, L’indovina predice a Gordio che sarà incoronato re; Ciro fa spegnere il rogo di Creso; Bajazette umiliato da Tamerlano; Policrate ritrova l’anello che aveva gettato in mare; Belisario, cieco, chiede l’elemosina; Dionisio II fa scuola dopo essere stato spodestato. Segue la camera dell’Amore, con quadratura di Viviani (ma ridipinta nel 1751 da Giorgio Magnanini) e allegoria centrale di Boulanger raffigurante Ercole e Atlante schiacciati dal globo terracqueo su cui siede Cupido. 

    Alle pareti, da destra, Boulanger dipinse Solimano I sposa Roselane e fa uccidere il figlio Mustafa; Salomone idolatra per Amore (di Girolamo Cialdieri); Sansone ingannato da Dalila; Ercole che fila e Onfale; Antonio e Cleopatra alla battaglia di Azio; Orlando impazzito per amore di Angelica. Si giunge nella camera delle virtù estensi, con quadratura di Viviani e restanti dipinti di Boulanger: a centro volta Minerva, dea della saggezza, calpesta Fortuna e Amore, circondata da figure allegoriche (Prudenza e Abbondanza, Giustizia e Liberalità, Sapienza e Legislazione, Fortezza e Mansuetudine). 

    Le pareti a finta loggia inquadrano paesaggi con, da destra, Battaglia tra Foresto d’Este e Attila ad Aquileia; Fra Giambattista da Modena in atto di predicare; L’incontro tra Alfonso I d’Este e Carlo V d’Asburgo; Borso d’Este si reca a Roma in corteo; Il giurista Irnerio spiega il codice di Giustiniano a Matilde di Canossa e a Guelfo V; S. Contardo d’Este cacciato da un’osteria a Broni; Un sacerdote celebra l’Eucarestia; Battaglia tra Azzo d’Este ed Ezzelino da Romano a Cassano d’Adda. Si svolta nel camerino del Genio, con quadratura di Viviani che incornicia il Genio delle Arti dipinto da Boulanger. 

    Alle pareti, dello stesso autore, a destra Il trionfo di Sileno e I poeti che bevono alla fonte di Ippocrene; a sinistra, I piaceri di Venere e Bacco e La fucina di Vulcano. Seguono le quattro camere della Notte, dell’Alba, dell’Aura e dell’Aurora, ciascuna con figura allegorica di Boulanger sulla volta, e opere della Galleria Estense in deposito a rotazione. Si accede quindi alla Galleria di Bacco, moderna galleria finestrata, apparentemente regolare e simmetrica grazie a ingegnose soluzioni pittoriche, decorata da un ciclo di storie del dio Bacco di cui offre la più ricca sequenza di episodi ancora oggi esistente. Questi furono elaborati da fonti classiche e moderne, e dipinti da Boulanger (1650-52) lungo una struttura illusionistica a pergolato ideata da Agostino Mitelli e opera di Baldassarre Bianchi e Giovan Giacomo Monti, su cui si avviluppano decorazioni vegetali e floreali degli specialisti Carlo e Pier Francesco Cittadini. 

    Si giunge all’Appartamento della Duchessa, sviluppato a L e incernierato a uno dei torrioni angolari dell’antico castello. La camera dei Medaglioni presenta pitture settecentesche di Ludovico Bosellini e cinque ritratti di famiglia in stucco dorato eseguiti nel tardo Seicento: due versioni della reggente Laura Martinozzi, i suoi figli Maria Beatrice e duca Francesco II d’Este, e infine il cardinale Giulio Mazzarino, zio di Laura. Nella sala sono esposte opere della Galleria Estense tra cui due ritratti in marmo dello stesso Francesco II, eseguiti da Andrea Baratta (1685 circa); il modello del monumento equestre di Francesco III d’Este, del carrarese Giovanni Antonio Cybei (1773); un ritratto di Nicolas Régnier di Francesco I d’Este con la prima moglie Maria Farnese e i figli Isabella e Alfonso (1639). 

    Si prosegue nella Camera della Fede maritale, la cui quadratura, di Ottavio Viviani, ha perso l’eponima allegoria di Boulanger. Sopravvivono tre sue storie dipinte a parete (1640 circa), Penelope al telaio; Artemisia beve le ceneri del marito Mausolo; Isabella si fa uccidere da Rodomonte per amore di Zerbino. Dalla camera si accede alla terrazza panoramica ricavata adattando l’antica torre fortificata, e si prosegue nel camerino dell’Innocenza, piccolo ambiente con volta a quadratura di Viviani che incornicia l’Allegoria della Prudenza di Boulanger. Alle pareti sue figure allegoriche, Innocenza e Temperanza; Benignità e Grazia (1640). 

    Segue la Camera dei Venti, che prende il nome dalla scena sommitale di Eolo che governa i quattro venti, di Boulanger (1640), entro una quadratura di Viviani ornata da oscilla pendenti. Alle pareti 14 affreschi staccati raffiguranti Musici di Nicolò dell’Abate (1544-45 circa), provenienti dalla Rocca di Scandiano. 

    Si gira nella Camera di Giove, dominata dalla più impegnativa fra le quadrature prospettiche realizzate da Viviani (1640), al centro della quale Boulanger dipinse Giove e Giunone a banchetto serviti da Ebe. Tornati nella camera dei Venti, si prosegue nella camera di Francia e quindi nella camera di Spagna, dov’è allestito il ciclo pittorico di Nicolò dell’Abate con le storie dell’Eneide (1540 circa), anch’essi affreschi provenienti dalla Rocca di Scandiano. Quindi una sequenza di tredici sale gira sul lato occidentale del palazzo fino all’appartamento stuccato. Perdute tutte le decorazioni originali, oggi sono in parte depositi della Galleria Estense e in parte visitabili in occasione di mostre, eventi, conferenze.

  • S. Giorgio Sassuolo (MO)

    Parrocchiale a cupola, con fastosi altari barocchi adorni di statue, e all’altare maggiore una Madonna col Bambino e santi di Jean Boulanger (1640).

  • Piazza Garibaldi Sassuolo (MO)

    Omogeneo spazio di impianto cinquecentesco cinto da portici, disposto longitudinalmente lungo l’antica strada per la Garfagnana, e tradizionalmente adibito a luogo di sosta e di mercato.

  • Terme della Salvarola Sassuolo (MO)

    Lo stabilimento è ubicato a 3 km dal centro di Sassuolo. Il valore terapeutico delle acque della Salvarola, note probabilmente anche ai Romani (localmente si rinvenne materiale di tale epoca), venne riscoperto nel 1764; l’inizio dello sfruttamento risale però, una prima volta, al 1880, e definitivamente a partire dal 1958. Vengono utilizzate due sorgenti, una salso-bromo-iodica e una solfureo-bicarbonato-sodica.

  • Castello di Montegibbio Sassuolo (MO)

    A Montegibbio m 403, il pittoresco Castello (dal 2019 di proprietà comunale, visitabile), occupa un colle panoramico sulla destra della strada. Esistente fin dal 980 e feudo del vescovo di Parma, venne distrutto da un terremoto nel 1501 e ricostruito come dimora patrizia dal conte Girolamo Boschetti.

  • Montebaranzone Prignano sulla Secchia (MO)

    A m 559, piccolo paese sovrastato da un’altura con pochi avanzi di un Castello di notevole importanza militare in epoca matildica; nella Parrocchiale, calice tradizionalmente attribuito a donazione matildica, in realtà trecentesco, e croce processionale del secolo XV.

  • Rocchetta Castellarano (RE)

    Possente opera militare che presidia inferiormente Castellarano. Sormontata da torrione, conserva l’impianto urbanistico del borgo antico, percorso da una strada selciata, e due torri dell’originario castello, per il resto distrutto da azioni belliche.

  • S. Maria Assunta Castellarano (RE)

    Parrocchiale rifatta nel XVII secolo, con pochi avanzi di una cripta su quattro colonne con capitelli scolpiti e una lunetta del secolo XII.

  • San Valentino Castellarano (RE)

    Nell’abitato rurale di San Valentino m 303, la Parrocchiale di origine romanica conserva una bella tavola (Madonna col Bambino e i Ss. Eleucadio e Stefano); nella cimasa, Deposizione del Garofalo, datata 1517.

  • Palazzo dei Cesi Polinago (MO)

    A Talbignano, nella valle del torrente Rossenna, si trova l'interessante palazzo fortificato dei Cesi, robusta costruzione munita di tre delle originarie quattro torri angolari.

  • Gombola Polinago (MO)

    A m 385, nel Medioevo importante roccaforte, ora ridotta in rovina; nel piccolo borgo che la circonda gli edifici restaurati della Podesteria, della chiesa di S. Michele Arcangelo e alcune abitazioni sono gestiti dal gruppo teatrale Teatro dei Venti, e utilizzati come centro di ricerca, sperimentazione e produzione artistica con ostello disponibile per la ricettività turistico-culturale e come residenza per artisti.

  • Museo della Repubblica partigiana di Montefiorino Montefiorino (MO)

    Ha sede nel Castello e documenta con testimonianze fotografiche episodi di storia locale del periodo dal 1920-25 alla Liberazione e la partecipazione popolare alla guerra partigiana.

  • Pieve di Rubbiano Montefiorino (MO)

    A Rubbiano, a m 584, in sito suggestivo, è una Pieve romanica dell’XI secolo, in gran parte ripristinata; interno a tre navate e tre absidi semicircolari, adorno di capitelli scolpiti e di una bella acquasantiera con sirene del Maestro delle Metope.

  • Castello Montefiorino (MO)

    L’impianto urbanistico di Montefiorino è disposto linearmente in direzione del Castello, originariamente il più importante avamposto difensivo dell’abbazia di Frassinoro. Oltre agli uffici comunali, il restaurato fortilizio accoglie il Museo della Repubblica di Montefiorino e della Resistenza italiana, che documenta con testimonianze fotografiche episodi di storia locale del periodo dal 1920-25 alla Liberazione e la partecipazione popolare alla guerra partigiana.

  • Parrocchiale Frassinoro (MO)

    Al suo posto di un’importante abbazia benedettina fondata verso il 1071 da Beatrice di Canossa, e in parte sui suoi resti oggi si leva la parrocchiale della Beata Vergine Assunta. L'interno è a tre navate divise da due pilastri rettangolari che reggono ampie arcate, e abside mediana semicircolare. Si notino un rilievo preromanico nel pilastro sinistro, due acquasantiere ricavate da capitelli e vari altri capitelli di recupero. Sulla sinistra della chiesa si leva isolato il campanile, aperto in alto da bifore su colonnine antiche con bei capitelli; di lato, piccolo antiquarium contenente altri capitelli del XII secolo provenienti dall’antica abbazia e frammenti scultorei.

  • Santuario di S. Pellegrino in Alpe Castiglione di Garfagnana (LU)

    Secolare luogo di devozione delle genti locali, annesso a un antichissimo ospizio; l’insieme, singolare arcaico complesso di architettura montana, rappresenta una rara testimonianza superstite delle tipologie di assistenza medievali. È tradizione che sia stato fondato da S. Pellegrino ritiratosi dalla nativa Scozia in penitenza tra questi monti (VII secolo). Nella ricorrenza annuale del 1° agosto vi si svolge una delle più frequentate feste religiose della zona, occasione di pellegrinaggi dall’Emilia e dalla Toscana. Nell’interno della chiesa: all’altare maggiore, moderna urna contenente i corpi dei Ss. Pellegrino e Bianco; nel coro, l’urna antica, sormontata da baldacchino marmoreo, opera di Matteo Civitali. In sagrestia, preziosi arredi sacri e paramenti. In 14 stanze dell’attiguo ex ospizio trova collocazione il Museo etnografico provinciale «Don Luigi Pellegrini».

  • Museo etnografico «Don Luigi Pellegrini» Castiglione di Garfagnana (LU)

    In 14 stanze dell’ex ospizio attiguo al santuario di S. Pellegrino in Alpe trova collocazione il Museo etnografico provinciale «Don Luigi Pellegrini», interessante raccolta di argomento etnografico, che documenta la civiltà rurale delle comunità dell’Appennino modenese-reggiano e garfagnino attraverso oggetti delle attività agricole, artigianali e domestiche dall’inizio del XIX secolo a oggi, e la ricostruzione di ambienti di vita e di lavoro.

Ultimo aggiornamento 11/11/2022
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