72h a Ravenna, a cavallo di una forchetta

Tour gastronomico in città: 5 luoghi per 5 piatti

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Ravenna contribuisce alla rinomanza mondiale della cucina italiana, ed emiliano romagnola nello specifico, proponendo una tradizione fatta di pasta ripiena e cibo di strada, pesce dell’Adriatico e vini “salati” delle colline.

Ecco un itinerario di tre giorni per scoprire il territorio ravennate, anche attraverso i suoi piatti tipici.

  • Durata
    72 ore
  • Interessi
    Food Valley
  • Target
    Tutti
  • Prima tappa - Centro storico e cappelletti Ravenna

    Le “sfogline” che impastano uova e farina, accompagnando con le chiacchiere gesti antichi e precisi. Il matterello che scorre sulla superficie ruvida e dorata. Il formaggio e la noce moscata che attendono di farcire i piccoli cappelli di pasta.

    Per le vie del centro storico di Ravenna, strette e tortuose come i canali che furono, è ancora possibile vedere all'opera la manifattura del piatto forse più tipico della tradizione gastronomica locale.

    Un paio d'etti pro capite, in brodo o asciutti con ragù di carne, si trovano in quasi tutti i locali della città antica, che fu tre volte capitale di Regni e Imperi.

    Attorno a Piazza del Popolo, fulcro della vita cittadina, fino alle antiche Porte romane e medievali, non si faranno mai più di cento passi tra un buon piatto di cappelletti e un altro.

    Un ottimo modo di rifocillarsi, magari a pranzo, mentre si ammirano i monumenti patrimonio dell’UNESCO, ben otto a Ravenna.

  • Seconda tappa - Darsena e rivisitazioni Ravenna

    Banchine antiche e moderne, edifici secolari che ospitano abitazioni e locali alla moda, container trasformati in ristoranti. Bacino di nuovi linguaggi, crocevia di sapori locali ed esotici, luogo nuovo eppure eterno, la Darsena di città trasporta la sua doppia natura anche in tavola.

    Le tradizioni del mare e della terra riviste con originalità, l'arte birraia nostrana, il gelato artigianale, la cucina italiana di più ampio respiro. Seppie ripiene con spuma di mortadella, bionde e rosse fermentate in loco e in bottiglia, coppe al gusto di zabaione all'albana passito e scroccadenti, impasti biologici e brunch all'italiana.

    Nel punto in cui l'acqua lambisce la città, approdano combinazioni culinarie inedite, a spasso tra mosaici urbani, imponenti opere di street art e parole immortali che grandi personaggi hanno dedicato a Ravenna.

  • Terza tappa - Un chiosco, mille piadine Ravenna

    Impossibile non vederli: piccoli edifici di legno col tetto a punta, per lo più bianchissimi, a volte a righe verdi o rosse, incastonati in decine di angoli della città, dal centro storico al mare, dai lidi alle frazioni di campagna. Fari del gusto, rifugio sicuro di pellegrini in cerca di un pasto o una merenda, i chioschi di piadina segnano il confine tra la Romagna e il resto del mondo.

    A Ravenna la “piada” è tra le più alte della regione. Spessa e porosa, tradizionalmente costellata di strutto ma oggi quasi ovunque anche in versione vegetariana o vegana, si adatta ad ogni accostamento.

    Affettati, verdure, creme dolci e salate, chiusa a “crescione” o piccola in versione dessert, è il cibo che non manca mai, di cui si ha sempre voglia, che sfama e vizia con poca spesa e nessun pentimento.

  • Quarta tappa - Nei lidi, le prelibatezze dell'Adriatico Marina di Ravenna

    Gli “uomini nudi” (il novellame di pesce azzurro dell'Adriatico) spuntano solitamente fritti dalle pirofile dei locali attorno al bacino pescherecci di Marina di Ravenna.

    I tavolini lungo il canale straripano di brodetti di pesce, risotti di pavarazze o saraghine marinate. A Punta Marina Terme imperversano spiedini di mazzancolle e seppie, spaghetti allo scoglio e grigliate di pescato del giorno.

    Tra lidi Nord (Casalborsetti, Marina Romea e Porto Corsini) e Sud (Lido Adriano, Lido di Dante, Lido di Classe e Lido di Savio) è un florilegio di cozze e crostacei, agghindati in mille ricette.

    L'Adriatico è un mare generoso, e i suoi frutti vengono salvaguardati da una pesca sempre più sostenibile e controllata, per prolungare i benefici del corpo e dello spirito di chi attinge alle sue prelibatezze. 

  • Quinta tappa - La collina e il buon vino Brisighella

    Sangiovese, Albana, Trebbiano, Pagadebit e Cagnina. Sono solo alcuni nomi evocativi, fiore all’occhiello dell’antica tradizione vitivinicola ravennate.

    In diverse versioni, gradazioni e innesti producono varianti dai colori vivaci e dai profumi intensi. La vicinanza al mare e la brezza salina contribuiscono a dare ai vini di questa zona la mineralità che li contraddistingue. Le numerose cantine permettono di degustarli in ogni stagione dell’anno.

    Un ottimo pretesto per scoprire alcuni borghi preziosi, ricchi di storia e incantevoli scorci naturalistici. Uno di questi è Brisighella, tra i Borghi più Belli d’Italia, arroccato sulle colline ravennati e alle porte del Parco del Carné.

    Le strade medievali, la Rocca Manfrediana e Veneziana, i sentieri di montagna che conducono alla Vena del Gesso, valgono una giornata di visita tra natura, storia e sapori inconfondibili.

Ultimo aggiornamento 14/12/2021

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Redazione Ravenna

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